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La villa dei pavoni bianchi

Sulla collina del quartiere romano di Monteverde Vecchio sorge Villa Sciarra. Su quello stesso terreno che un tempo era appartenuto alle famiglie aristocratiche degli Ottoboni, dei Mignanelli, degli Sciarra di Carbognana, e dei Barberini e sul quale secoli prima si estendevano e declinavano, fino al fiume Tevere, una parte delle vaste proprietà di Caio Giulio Cesare donate alla sua morte al popolo di Roma.
La stessa sorte dei famosi Horti Caesarus e degli altri parchi nobili romani è toccata alla villa che diventò, a seguito del lascito dell'ereditiera Henriette Wurts Tower, della città di Roma.
L’attuale impronta, l’organizzazione dei giardini e la costruzione del castelletto, è stata data proprio dagli ultimi proprietari, i coniugi americani, George Wurts e sua moglie Henriette, accomunati dalla passione per la botanica.
Tre sono gli accessi alla villa (due da Via Calandrelli e uno da Piazzale delle Mura Gianicolensi) che è aperta dall’alba al tramonto e che si estende per 7 ettari e mezzo fino a lambire il rione di Trastevere. Alberi, piante esotiche, statue e fontane che si ispirano a personaggi della mitologia come fauni, putti e ninfe popolano questo luogo dove, in epoca antecedente a quella romana, sorgeva il Santuario consacrato alla ninfa Furrina.
Lungo il viale principale dedicato ad Adolfo Leducq, di notevole effetto scenico è l’esedra arborea costituita da una siepe di lauro con dodici statue che rappresentano i mesi dell'anno, mentre, al centro del semicerchio, alcuni cespugli di bosso sono decorati secondo l’arte topiaria, antica tecnica di giardinaggio.
Alla confluenza tra i viali Giuseppe Wern e Leducq, sorge il Casino Barberini, il principale edificio della villa, sede dell'Istituto italiano di studi Germanici mentre, a pochi passi, si possono ammirare le fontane delle Sfingi e dei Putti.
Ripercorrendo a ritroso il viale principale, in direzione di Via Calandrelli, sorgono la grande fontana dei Satiri, con il biscione, stemma dei Visconti e, sul lato opposto, sul viale Antonietta Klitsche, la grande uccelliera in ferro, di epoca posteriore ai Wurts.
Ma la villa, ai tempi dei Wurts, era famosa anche per i suoi volatili per i quali i coniugi avevano una vera e propria passione. Per la presenza di questi uccelli camminatori che di tanto in tanto si libravano in aria Villa Sciarra veniva chiamata anche la villa dei pavoni bianchi. Doveva essere uno spettacolo meraviglioso vedere i bei volatili che circolavano in libertà con la lunga coda simile ad uno strascico di pizzo.
Secondo le testimonianze degli abitanti di zona i pavoni continuarono a popolare la villa anche dopo la sua cessione alla città di Roma e addirittura anche dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
Oggi naturalmente non c’è più traccia dei pavoni che ogni giorno, verso l’imbrunire, si appollaiavano sugli alberi. Anche la voliera in ferro è vuota e la giostra è stata rimossa alcuni decenni fa. Persino il chiosco ha chiuso, ormai da tempo immemore, le sue piccole serrande.
Le sue statue e le sue fontane in arenaria che, per la loro fragilità, avrebbero bisogno di continua cura si stanno sgretolando. Anche i giardini avrebbero necessità di una maggiore manutenzione mentre, il bel Casino Barberini, che dalla torretta del terrazzo vede tutta Roma fino ai Colli Albani, sottoposto alcuni anni fa ad una operazione di restauro, è di nuovo ingabbiato per lavori.
Ogni anno, Villa Sciarra ospita, nei mesi di luglio ed agosto, una interessante programmazione teatrale ed è davvero impareggiabile il fascino che esercita nelle serate dell’estate romana. Tra i viali alberati e ombrosi del parco, dove il tempo sembra essersi fermato, il visitatore può imbattersi in Pan che cerca di abbracciare Siringa, ma ingannato dalla ninfa si ritrova a stringere un fascio di canne, in Apollo che insegue Dafne oppure in Adolfo Leducq, Giuseppe Wern e negli altri stranieri che combatterono, qui vicino, al Vascello e a Porta San Pancrazio per la Repubblica Romana in nome della democrazia, della giustizia e della libertà.

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