Ordine degli avvocati di Roma: Lo spettacolo “Facciamo Ordine” del 16 dicembre alla sala Petrassi dell’Auditorium di Roma

“Avete rotto i coglioni, e lasciateci lavorare…” E’ la frase fuori campo di Minghelli che ha introdotto il secondo atto della rappresentazione teatrale del 16 dicembre scorso ”Facciamo Ordine” della compagnia dell’Ordine degli Avvocati di Roma. Nel contesto dello spettacolo giocoso e barzellettiero della trama concepita dalla sapiente vena di Fabio Salvati ed Aldo Minghelli si insinua prepotente un grido di fastidio e di insofferenza nei riguardi di quello che è diventata oggi la professione forense. Si palesa seriamente tutto il disagio di una intera categoria professionale che non trova più, per aver visto privarsene spudoratamente, la propria dignità.

BOZZA DI PROGETTO “IL PARTITO DEI PROFESSIONISTI”
e/o
“PARTITO DEI PROFESSIONISTI EUROPEI”

Saltando a pier pari premesse che a questo consesso sono oramai chiarissime circa la “nomea” negativa della professione dell’avvocato ed in genere di ogni tipo di professione, corre l’obbligo perché necessario, di organizzarsi in primis “pro domo”. E’ un’impellenza. Il mondo dell’avvocatura ha a che fare da tempo immemore con un sistema sociale e politico negletto a monte. Traffichini, fasulli eloquenti, imbroglioni, esosi, affaristi, elusori di leggi ecc.., sono gli aggettivi migliori che questo ordine si vede affibbiare quotidianamente.

Falsamente ritenuti lobbisti, gli avvocati in realtà (sic!) non lo sono mai stati. Questa “meretrice” insomma, mi si consenta il bizzarro paragone, pur non avendo mai fatto nulla di trasgressivo è, nell’immaginario collettivo, né più e né meno che una donnaccia. Tanto vale allora esserlo in atto dal momento che la reputazione è giocata. Che l’avvocatura non sia mai stata una lobby è nei fatti e non nella retorica.

Le divisioni proverbiali al suo interno, alcune volte assolutamente incomprensibili, lo dimostrano anche nelle decisioni di piccolissima portata.

Saremo tutti d’accordo nell’affermare, oggi più di sempre, che divenire una lobby da che poteva e doveva essere una scelta, è divenuto con tutti i crismi del diritto, un atto dovuto. Ciò non solo perché la professione, le professioni, vengono viste da un punto prospettico erroneo e preconcetto, ma perché specie per quanto riguarda gli avvocati, il rischio è una banalizzazione decisamente “specializzata” della professione.

A voler essere più chiari si può, escludendo per fortuna e ad onor del vero una larga fetta di professionisti e colleghi di grande spessore e cultura giuridica, affermare che il passo di accesso ad una concezione miserabile del mandato, è assai breve.
Dando altresì per scontato l’esigenza di una più radicale composizione del mondo dei professionisti in grado di incidere personalmente sul proprio destino cosa buona e giusta, non resta che organizzarsi in questo senso.

D’altronde, le vicissitudini oggettive che avvincono negativamente il nostro paese assistono a “retate” decisionali con picchi di irresponsabilità veramente ragguardevoli. In più di un caso anche incomprensibili. Non per ultimo quello dell’avvocatura, il bambino è stato buttato via insieme all’acqua sporca.

Pensare dunque ad una organizzazione in forma di lobby-partito prima e di partito-lobby poi può rivelarsi vincente sotto ogni profilo. E’ una operazione ardua considerando la saccente vena e la prosopopea che tinge negativamente una parte consistente dell’avvocatura di tinte individuali e di concorrenze infantili. La fase di startup (da qui di seguito “decollo”)

Il progetto mira ad aggregare, e si sottolinea aggregare, i professionisti di ogni ordine. L’ambizione sembrerebbe illudere ma la consistenza dei numeri, la obiettiva necessità di risistemare tutto il target, le contingenze-esigenze moderne di “tecnicismi” politici più o meno riconosciute efficienti e la fine, almeno così sembrano stigmatizzare gli indicatori sociali dei partiti vecchia maniera, disegnano chiaramente la strada da percorrere.

Questa fase è quella di gran lunga più delicata.

Aggregare e non costituirsi in partecipazione con altri ordini perché mortificherebbe i meriti degli artefici, in questo caso gli avvocati in quanto professionisti, e li priverebbe di leadership legittime. Ufficioso dunque, il progetto deve vedere gli attuali costituenti quali fondatori sino alla comunicazione ufficiale ed in carica almeno sino al primo congresso nazionale quando cioè la crisalide lobby-partito diverrà partito-lobby. In quella sede sarà possibile rimettere i mandati sin lì posseduti e procedere ad una rivisitazione degli organi direttivi e di controllo.

In parole povere il decollo dell’iniziativa deve rimanere degli avvocati senza che a questa fase si faccia partecipare nessun altro. Le motivazioni sono da rintracciarsi semplicemente nel cinismo del progetto stesso. Chi costituisce accoglie quanti condividono e semplicemente questo significa anche non permettere né concedere presunzioni di leadership che comprometterebbero gli intenti.

Un gruppo di cinque o più unità dovrà essere accuratamente scelto per stilare delle linee guida base sulle quali poi disegnare via via il programma politico. Il punto di partenza è l’analisi della situazione attuale in cui versa l’intero ordine degli avvocati e la situazione del professionismo in generale progettando un rinnovo complessivo delle tematiche relative.

A questo staff sarà affidato il compito di contattare gli altri ordini di avvocati in tutta Italia in maniera tale da acquisire quante più informazioni possibili su base statistica da convertire poi in progettualità politica. Deve essere chiaro cioè il campo ed il perimetro di interesse particolare e generale su cui muoversi per acquisire ed aggregare nella fase successiva.

Procedere per fasi

Una tale idea progettuale deve fare i conti con la comunicazione interna ed esterna.

Lo stesso aggettivo “professionista” deve subire delle correzioni mediatiche perché ingenera reazioni condizionate negative. Un po’ come succede anche per i dentisti.

Il professionista, di qualunque scienza si occupi, è visto come un professore (fesso-pro-ore) cui però è stato concessa la possibilità di arricchirsi a scapito dei suoi clienti.

E’ indispensabile e risolutivo che il messaggio sia forte e chiaro:
il professionista è il cultore di un metodo in grado di scorporare la deduzione scomponendola in tutte le sue parti sino alla individuazione dell’indizio induttivo.

A prescindere anche dalla deontologia di cui la gente ignora il vero significato ritenendola tout court sinonimo di onestà, il messaggio chiarificatore esula anche dalla applicazione “a regola d’arte” della scienza.

Di qui, se è vero che la società, l’Europa, il mondo intero è regolato da menti in grado di proporre dopo aver studiato i pro e i contro e dopo altrettanto impegnativi approfondimenti sancisce ed impone, è altrettanto vero, stando alle pietose determinazioni politiche dei nostri giorni, che lo stesso mondo dei professionisti è imputabile allora di responsabilità gravissime.

La fase lobby-partito. La lobby-partito necessita di uno statuto.

Documento che deve avere le caratteristiche della inviolabilità della leaderschip.

Il modello da seguire, secondo noi, è quello sulla falsa riga dello statuto del partito dell’Italia dei Valori modificato alla bisogna. Accludiamo qui un esempio di statuto appena modificato e da completare.

Questo esempio tecnicamente mette al riparo, soprattutto nella fase delicata del decollo, il segretario che ne assumerà la guida.

La costituzione di una lobby-partito di professionisti potrebbe innescare una serie innumerevole di emulazioni dividendo quella ricchezza i cui numeri sono rilevanti facendola divenire puerile povertà. Se la comunicazione esterna mostrerà, a fatto compiuto tutte le sue fasi potrebbe, non è sicurissimo però, scoraggiare tentativi analoghi in contrapposizione.

In ogni caso l’esempio di statuto cui si fa riferimento così come congegnato, garantisce i costituenti a partire dal suo segretario da colpi di mano che potrebbero essere inferti dal suo stesso interno.

La strategia, perché solo di questo in fondo si tratta a nostro parere, è necessaria soprattutto nella fase di decollo.

Pur essendo certissimi di non essere fraintesi, è possibile senza tema di essere smentiti, sostenere che la fase costituente di una tale lobby-partito di tutto ha bisogno, tranne che di un afflato “democratico” nel senso più completo di partecipazione. E questo perché è in gioco una idea propulsiva riconosciuta valida e giusta che pretende di non essere messa in discussione almeno in questa delicata fase.

La disponibilità democratica cui nessuno di noi rinuncerebbe mai, se vogliamo proprio in punta di diritto, dovrà e sarà imprescindibile quando quel decollo sarà in quota.

La lobby-partito necessita di un logo

Accludiamo solo qualche bozza di studio da proporre al Consiglio il quale, quando avrà deliberato in senso positivo, provvederà a regolarne la registrazione.

In previsione del passaggio al partito-lobby il logo dovrà avere i crismi dell’universalità delle professioni e non essere marcatamente specifico del mondo dell’avvocatura.

Insomma la connotazione non giova ma nuoce anche perché come per l’aggettivo “professionista” anche per il sostantivo “lobby” esistono preconcetti e riserve mentali molto forti e fondamentalmente sbagliate.

A differenza dei partiti che altro non sono che delle lobby di carattere squisitamente ideologico, la lobby-partito in parola prescinde per postulato dalle connotazioni classiche collocandosi e proponendosi come corpo unico nell’interesse proprio e dei destinatari dei suoi servigi.

Quando la lobby, matura per il passaggio successivo diventerà partito-lobby, allora lo scenario cambierà.

Cambieranno le fasi contrattuali ed i tavoli di trattativa dove la lobby-partito si propone come interlocutore a supporto dei “des” ed il partito-lobby si proporrà come coautore dei “des” precipui e dei “des”generali.

La presa di coscienza in questo senso deve irrompere decisamente nel panorama professionale per proteggerne i connotati difendendo i professionisti da aggressioni inopinate che la vogliono soggetta a logiche, siano esse politiche o prettamente economiche, che con i meccanismi professionali nulla hanno a che vedere.

La fase lobby-partito, ha anche il compito di aprire, una volta ufficializzata la sua esistenza, un dialogo stretto con gli altri ordini professionali a partire da quelli che sono conosciuti come affini e disponibili. Si tratta di porre le basi per una costruzione federativa del partito a livello nazionale ed anche europeo di ordini professionali.

In tutto questo occorre mettere in campo materiale umano di spicco che sappia armonizzare gli incontri e che sappia soprattutto fare un uso sopraffino della diplomazia e di un certo aplomb di maniera al fine solo di non intaccare suscettibilità e provocare reazioni di contrasto. E’ un aspetto con il quale bisogna fare i conti. Il potere, i posti di comando sono sempre ambiti ed è sostanzialmente a quelli che si tende. Ma questi aspetti sono caratterizzanti di una scuola della politica di cui non ci possiamo personalmente fare maestri ma della cui esistenza siamo consci e pronti ad imparare.

In sintesi: gli avvocati romani-italiani.europei concentrano le proprie forze in un unico gruppo (lobby) con un’unica voce ed obiettivi univoci per fare leva sui poteri, soprattutto quello legislativo, per pretendere di avere udienza e di esprimersi in maniera dirimente sulle proprie questioni (primissima base contrattuale fuori dal sistema in contrapposizione ai partiti dell’arco costituzionale esistenti).

Questo gruppo tenderà a trasformarsi in un vero e proprio partito coinvolgendo quanti più ordini professionali possibile per allargare, oltre sé stessi, il raggio d’azione che dovrà divenire universale e complessivo e quindi europeo (seconda fase contrattuale all’interno del sistema al fianco dei partiti dell’arco costituzionale già esistenti.)
Di qui la portata nazionale del partito i cui confini e perimetri internazionali francamente non è facile ed agevole configurare.

Il primo passo da compiere dopo l’ufficializzazione della lobby (associazione)

Sarà a cura del Presidente indire un incontro-conferenza nazionale con tutti gli altri presidenti dei consigli nazionali forensi un Congresso che allo stesso tempo presenti, chiarifichi e proponga dal tipo: “L’apporto dei professionisti quale rappresentanza tecnica qualificata nella politica italiana ed europea”.

I tempi mostrano il bisogno di affidarsi a dei politici che siano dei tecnici.

Tutto ciò può essere possibile anzi necessario alla luce della esperienza di governo definito “tecnico” che ha visto un certo successo delle determinazioni non fosse che per la “deroga” di autonomia ideologica ancorché “marpiona” che i partiti cosiddetti politici si sono inflitta.

Fondamentalmente ciò significa due cose su tutte: la prima che l’aggettivo “tecnico”, ma fuori dalla politica, ha consentito e consente di prendere decisioni in ogni campo e a dispetto di qualsiasi preconcetta posizione di carattere politico fosse anche la più impopolare; la seconda è che si ingenera nella convinzione popolare l’idea che solo esperti possano pronunciarsi in materie legislative a partire dalla Costituzione, dall’ economia, alla promulgazione di leggi e di regolamenti.

Parimenti l’elettorato, questa è una convinzione del tutto personale non suffragata però da bibliografia statistica di merito, comincia a sintetizzare la figura del tecnico-politico che sarebbe in verità anche un auspicio. La demagogia attuale che vuole la presenza di politici di lunghissimo corso (in non pochi casi si parla di sei lustri di legislature) nelle istituzioni, sta plagiando le coscienze degli elettori in uno strenuo tentativo di dimostrare che i tecnici non possono essere politici pur appoggiandone bipartisan le decisioni. Per chi riesce a leggere nella mala fede degli assunti il tutto si può tradurre: – torneranno i politici quando i tecnici avranno rimesso in sesto il paese-.

Insomma si continua ad insistere che una specializzazione professionale anche politica non sia né debba essere in grado governare. E’ un po’ come insistere nell’affidare la costruzione di un grattacielo al barbiere Figaro (con tutto il rispetto e l’ammirazione per la categoria, è logico) eletto in Parlamento per caso, per fortuna o per ogni altro sistema assai conosciuto e non lecito.

Nella figura del professionista-politico, si sintetizza in pieno il bisogno del paese nel vedersi ben rappresentato anche nelle decisioni impopolari perché hanno il riscontro ineluttabile dello studio tecnico da un lato e l’opportunità “digeribile” della loro conversione in legge dall’altro. Mai i tempi furono così maturi per una compagine politica composta dall’ossatura e dall’anima professionista cui affidare le sorti politiche del paese e di una svolta decisiva nella logica del suffragio elettorale che, comunque, resta e deve restare universale.

Occorre registrare un dominio internet

Diremmo banalità insopportabili se ci dilungassimo nell’aspetto di specie. Ognuno di noi, anche quelli che con i computer hanno avuto un cattivo rapporto a causa dell’irruzione nel lavoro del pc, ne riconosce la potenza globale dell’immediatezza dell’informazione. Ragion per cui sarà necessario registrare un dominio che sarà viatico informatico per l’attività extra ordine della lobby con annessi indirizzi mail ed informazioni inerenti il gruppo dirigente.
Tra quelli a disposizione, nel momento in cui si scrive (19 marzo 2012) si può far conto su:

Domini Liberi:

partitoprofessionisti.it
partitoprofessionisti.com
partitoprofessionisti.net
partitoprofessionisti.org
partitoprofessionisti.info
partitoprofessionisti.biz
partitoprofessionisti.eu

movimentoprofessionisti.it
movimentoprofessionisti.com
movimentoprofessionisti.net
movimentoprofessionisti.org
movimentoprofessionisti.info
movimentoprofessionisti.biz
movimentoprofessionisti.eu

professinistieuropei.it
professinistieuropei.com
professinistieuropei.net
professinistieuropei.es
professinistieuropei.org
professinistieuropei.info
professinistieuropei.biz
professinistieuropei.eu

partitoprofessinistieuropei.it
partitoprofessinistieuropei.com
partitoprofessinistieuropei.net
partitoprofessinistieuropei.es
partitoprofessinistieuropei.org
partitoprofessinistieuropei.info
partitoprofessinistieuropei.biz
partitoprofessinistieuropei.eu

La fase partito-Lobby

Il dinamismo della nuova costituzione in lobby degli avvocati non può che approdare al cambio facciata nelle vesti di un vero e proprio partito.

Si tratta di un passaggio per il quale un ruolo fondamentale sarà recitato dai soggetti scelti e preposti.

Quando il messaggio rassicurante, nonché prezioso per gli interessi di intere categorie ed ordini professionali avrà accomunato molte anime ancorché diverse tra loro, sarà passato, allora si potrà pensare di indire il primo congresso nazionale. Stante allo statuto su citato, indire un congresso nazionale starebbe alla discrezione del segretario e degli organi direttivi che da questo dipendono. In soldoni significa che se ne potrà fare a meno sino a quando il segretario non riterrà maturo e necessario indirne uno (vedi il buon Di Pietro).

La campagna di affiliazione che in gergo si chiama “tesseramento” può cominciare dopo la registrazione del logo e della stesura-approvazione dello Statuto in ogni caso non prima della ufficializzazione dell’iniziativa.

Contarsi e fare affidamento su numeri certi è fondamentale. I numeri sono in politica merce che cerca dislocazione e tutto questo è lecito nell’ottica del suffragio e della scelta democratica a fronte di programmi politici condivisi. I numeri altro non sono che la portata dell’oggetto contrattuale.

CONCLUSIONI

Per comodità di studio, conclusioni, non certo per aver esaurito l’argomento.
Fondamentalmente il gruppo si trova d’accordo su tutta la linea disegnata con una forte volontà espressa di farsi protagonisti del progetto in ogni caso.
Quali possano essere questi casi è facile immaginare. Una sola cosa è certa che comunque l’Ordine non è un Ente pubblico. Non essendo dunque un Ente pubblico si può ritenere che sia svincolato da qualsiasi impedimento, per così dire, istituzionale. Considerando poi che il partito dei professionisti non sarà connotato politicamente per postulato, neanche una qualche scia di deontologia potrebbe proporre limiti di opportunità. Occorre in realtà coraggio e determinazione nel credere nel progetto considerando che due anni di “governo” di questo consiglio sono decisamente pochi e passeranno in fretta. In più si ritiene a giusta ragione che un consiglio dell’ordine così come concepito sino ad ieri ha insito nel suo operare il fallimento più totale. Lo dimostrano i risultati sconfortanti e le offese deliberate e gli schiaffi ricevuti dai poteri e dalla politica che conta senza neanche aver avuto la possibilità di restituirne qualcuno. Insomma, poniamo fine al tempo di eterni Pietri l’Aretini. Inettitudini pregresse tanto evidenti e pesanti che se si commettesse l’errore di volerle colmare in soli due ani si sciuperebbe del tempo prezioso e molto probabilmente non si raggiungerebbe alcun risultato positivo.
Come mai, ci chiediamo, nessun ordine abbia mai pensato di istituire delle commissioni permanenti di studio appendici fondamentali di una Consulta Permanente composta dalle nostre migliori menti che avesse fatto da guardiano ed arbitro competente alle rivoluzioni che invece ob torto collo siamo stati costretti ad accettare?
Con un po’ di vergogna affermiamo questi assunti che sono di una semplicità disarmante nella paura di sembrare banali più che retori. Dal momento che questa proposta verrà a conoscenza di tutto il comparto cultura e dell’Ordine, la vera portata delle intenzioni apparirà in tutta la sua chiarezza.
Il gruppo appoggia dunque all’unanimità la proposta ed attende il Vaglio dell’intero settore cultura e del Consiglio nella persona dei consiglieri. Certo che rendersi artefici di una scelta di questo tipo potrebbe non solo significare aver scritto una pagina di politica nazionale originale ed anche risolutiva, ma vedersi appiccare al petto una medaglia assai significativa. L’attuale compagine ricca di personalità e di energie vivide qualificate, si faccia sostenitrice del vero progetto con il quale ed attraverso il quale scompaginare andazzi miserrimi protrattisi negli anni ed aprire prospettive degne della categoria.
Tutto ciò brevemente premesso è servito solo a presentare una idea che sembra più velleitaria di quanto in realtà non sia. I tempi sono maturi per la scesa in campo di politici-tecnici cui affidare il paese. I tempi sono maturi per rimettere in sesto intere categorie di professionisti mortificate senza ritegno proprio nell’orgoglio e nella fierezza di esserlo da leggi insulse e da logiche nientemeno che di mercato globale. E’ un’altra occasione affinché il mondo del professionismo non senta in futuro il peso di responsabilità che a questo punto sarebbero tutte da imputare a sé stessa.
Lo scopo che vogliamo proporre nel breve periodo è quello di portare la nuovissima compagine alle elezioni politiche del 2013. Per fare ciò bisogna urgentemente registrare il simbolo, costituire il partito, depositare lo statuto, nominare gli organi direttivi. Il tutto con la massima urgenza possibile. Fatto ciò si dovrà immediatamente passare alla raccolta delle firme necessarie, se possibile, su tutto il territorio nazionale per presentare il simbolo evitando di affiliarsi a qualche colore già presente in parlamento per potervi accedere.
(Salvatore Viglia due anni or sono relazione presentata nel progetto cultura dell’Ordine degli Avvocati di Roma ma senza ratifiche da parte dell’Ordine).

Poteva essere una soluzione o, per lo meno, un tentativo radicale per rimettere in sesto ed in piedi una tradizione giuridica di primissimo piano. Si sente la necessità ed il bisogno impellente di vedersi denominare “avvocato” senza vergogna e senza sentirsi tacciare, quasi fosse un sinonimo, imbroglione e quacquaracquà.
Questo l’aspetto serio di una manifestazione sapientemente orchestrata dalla regia di Daniela Coppola e dalla vice regia di Alberto Aschelter. Daniela ha avuto a che fare, tranne alcune eccellenza rinomate, con un “manipolo” di dilettanti armati e dotati di un enorme entusiasmo e straordinaria partecipazione. I nomi degli attori sono elencati nella locandina a corredo di questa nota e, senza esclusione alcuna, si può dichiarare il successo della manifestazione avallato dal tutto esaurito e dalla partecipazione di un pubblico entusiasta. Successo che ha consentito di devolvere circa 14.000€, l’intero incasso della serata della sala Petrassi all’auditorium di Roma, in beneficenza in favore della onlus “Viva la Vita”. Ciò ha nobilitato e ripagato dell’impegno e della dedizione di ciascun protagonista nessuno escluso.
Tutti gli attori hanno scoperto di essere legati tra loro da un legame strettissimo, sentimentale e purissimo probabilmente dovuto al dilettantismo che ne ha caratterizzato i connotati. Gli avvocati sono anche questo. Oggi e tra non molto potremmo essere costretti ad affermare “solo questo” dato gli equilibri instabili e distorti confezionatisi per caso o artatamente con l’altra parte, la magistratura, con la quale la collaborazione, seppure nella contrapposizione delle funzioni, dovrebbe essere alla base del processo. Le difficoltà sono e restano troppe senza che si scorga all’orizzonte ancora un sistema, un mezzo, una idea programmatica propositiva che sistemi sul tavolo un progetto riorganizzativo valido.
Personalmente non possiamo che ringraziare quanti hanno posto in essere l’iniziativa “Facciamo Ordine” divertente e canzonatoria con una madrina d’eccezione la signora Manfredi e di averci concesso un attimo di visibilità e successo.

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