Il Partito Società  e Famiglia scrive una lettera aperta a tutti gli organi di stampa

Egregio Direttore, indirizzo a Lei queste mie osservazioni, sicuro –conoscendo il Suo rispetto per la verità- di ottenerne la pubblicazione.
Ho letto solo oggi l’editoriale a firma di Zagrebelsky, sulla questione nuovamente in ballo delle unioni civili, e non posso fare a meno di manifestare la mia sorpresa, ancor prima del mio dissenso.

Parlo in tutta schiettezza, perché non ho corso né vedo la possibilità di correre per la Presidenza della Repubblica, non devo perciò partecipare a nessun coro.

Vado al dunque.

Passi che il prof. Zagrebelsky, ex presidente della Corte Costituzionale, liquidi come frutto di “ abuso linguistico, la pretesa” (sic!, non la si definisce neanche opinione, per evitare che qualcuno le attribuisca qualche rispettabilità), che solo il matrimonio eterosessuale sia naturale e così costituzionalmente riconosciuto come fondamento della famiglia, secondo la lettera esplicita dell’art. 29 della Costituzione.

Non mi soffermo sulla logica di questa affermazione che sembra accusare di frode ermeneutica chi si avvale dell’esplicito senso letterale del testo costituzionale, ma poi collide con quanto detto immediatamente dopo nell’articolo: che cioè “nulla consente di fissare per sempre una nozione di famiglia piuttosto che un’altra”, così riconoscendo l’Autore che non è falsa interpretazione quella che lui avversa, ma una interpretazione che egli accusa di non volersi aprire all’evoluzione del riconoscimento familiare di tutte le unioni di fatto, come evidentemente sarebbe possibile secondo il pubblicista senza neanche dover modificare il testo costituzionale!

In questa arrampicata sugli specchi mi sembra che il prof. finisca per darsi torto da solo. Infatti basta leggere il seguito dello scritto.

Volendo avallare una interpretazione estensiva dell’istituto familiare, il prof. cita l’intervento in sede di lavori costituenti di Aldo Moro, certamente non sospettabile di simpatie laiciste . Alla citazione lunga, senza dubbio fedele e non omissiva, è premessa l’affermazione che le parole dell’Onorevole barese erano appunto intese a segnalare come l’assemblea costituente non aveva intenzione di formalizzare nella Carta un’idea perennemente valida di famiglia, perché pur essendo molto caro ai democristiani il concetto di vincolo sacramentale nella famiglia, questo non impedisce di raffigurare anche una famiglia, comunque costituita, come una società che, presentando determinati caratteri di stabilità e di funzionalità umana, possa inserirsi nella vita sociale.

Da queste parole dell’On. Moro, leggendole bene, si trae non la disponibilità dei padri costituenti a lasciar evolvere la famiglia secondo pretese innaturali, come vorrebbe Zagrebelsky, ma nient’altro che la conferma della loro razionale convinzione di un perenne ed universale fondamento della famiglia: non sarò io a dover spiegare a così titolato interlocutore che, oltre la stabilità dell’unione, lo Statista defunto fissava l’altro carattere della società familiare nella funzionalità umana, e questa –come spiegano le teorie funzionaliste della famiglia- è rappresentata dalla sua propria potenzialità e capacità generativa, funzionale cioè alla conservazione della società umana. Dunque sempre unioni eterosessuali!

Ringraziandola per l’ospitalità che vorrà offrirmi, saluto molto cordialmente.

Giuseppe Canonico

Per informazioni:
Ufficio Stampa
Partito Società e Famiglia

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