Lo sconcertante caso delle liste d’attesa gonfiate al Maggiore di Bologna, la Cinti commenta

La responsabile dell' Italia Dei Diritti per l' Emilia Romagna: ” Si sa ancora poco di questo caso, e fino a quando non si sveleranno e chiariranno al di fuori di ogni dubbio i primi elementi, la collettività, e all' interno di essa gli operatori interessati al buon funzionamento dei servizi sanitari a favore del prioritario benessere delle persone, resterà in balìa del dubbio, dunque della paura che alcune figure professionali all' interno della struttura ospedaliera in questione, possano aver agito in maniera illecita, allontanandosi dal proprio ruolo esclusivo, a discapito dei pazienti e per un puro tornaconto personale, peggio ancora se nell' ambito di un sistema collaudato di truffa”

Bologna, 12 settembre 2013 – E' notizia recente, ed un caso in via di definizione, quello che riguarda la denuncia di alcuni tecnici di radiologia alla Procura in merito alle presunte liste d'attesa gonfiate presso l' Ospedale Maggiore di Bologna. La richiesta pervenuta alla Magistratura, a fronte di un atteggiamento di vero sconcerto e indignazione, è di fare al più presto chiarezza sulla questione, poichè secondo quanto riportato attraverso un dossier anonimo, alcune liste sarebbero state manomesse, e nello specifico gonfiate, per allungare i tempi di attesa degli esami eseguiti in radiologia e poter svolgere più ore di straordinario. Per il momento non vi sono indagati e neppure è stata formulata una ipotesi di reato. E' pur vero che in questi giorni i Magistrati sono all' opera, impegnati nella lettura delle oltre 100 pagine che porterebbero alla luce la realtà delle suddette liste, allo scopo di poter incassare quanto stabilito per lo straordinario serale. Oltre a ciò, esami come tac e risonanze magnetiche sarebbero stati registrati come effettuati pur non essendosi mai presentato alcun paziente per effettuarli. Il Procuratore aggiunto Valter Giovannini, a conferma dell' attivazione da parte della Procura ha dichiarato: “Immediatamente dopo la ricezione dell' esposto, sono stati disposti gli accertamenti dei Nas”. Nel contempo l' invito resta quello rivolto ai medici di parlare se sanno, poichè secondo quanto pronunciato dallo stesso Giovannini, la Procura si augura “di non dover scomodare un numero rilevante di pazienti per verificare quanto denunciato nell' esposto”.

Luana Cinti, esponente dell' Italia Dei Diritti e responsabile per l' Emilia Romagna, in merito all' argomento commenta: “Davvero un caso imbarazzante, che non può non provocare reazioni di indigazione e il desiderio di accedere alla verità dei fatti, in particolare tra quanti credono nei valori della trasparenza e dell' onestà in ogni campo. Si sa ancora poco di questo caso, e fino a quando non si sveleranno e chiariranno al di fuori di ogni dubbio i primi elementi, la collettività, e all' interno di essa gli operatori interessati al buon funzionamento dei servizi sanitari a favore del prioritario benessere delle persone, resterà in balìa del dubbio, dunque della paura che alcune figure professionali all' interno della struttura ospedaliera in questione, possano aver agito in maniera illecita, allontanandosi dal proprio ruolo esclusivo, a discapito dei pazienti e per un puro tornaconto personale, peggio ancora se nell' ambito di un sistema collaudato di truffa. La verità è quanto si deve ora ai cittadini, ed è oltremodo giusto che chi è a conoscenza di qualche aspetto della vicenda faccia sentire la propria voce, collabori attivamente, allo scopo di ricostruire in modo efficace quanto effettivamente avvenuto. La lettura puntuale delle carte e dei documenti pervenuti in Procura, insieme a tutti gli accertamenti che progressivamente saranno disposti, rappresentano il punto di partenza per una risoluzione ottimale della vicenda. La cittadinanza ha il diritto di sapere”.

Ufficio Stampa Italia Dei Diritti Emilia Romagna

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