Inizio col reclamare un dato di particolare drammaticità  della attuale situazione sociale

Il 2013 è l'anno di un ventesimo anniversario che forse pochi ricordano: la fine della Democrazia Cristiana, trasformata poi in Partito Popolare Italiano esattamente il 29 gennaio 1994, e la nascita di Forza Italia. Siamo d’accapo. Ironia della Storia.

Sembra ieri, forse anche per l'inconsistenza di questo ventennio che non lascia niente d'importante alle spalle se non che la nascita dell'EURO, ma purtroppo non dell'Europa. Piuttosto abbiamo assistito alla vittoria dei tecno finanzieri di tutto il mondo e la sconfitta dei popoli del Vecchio Continente che non hanno visto realizzarsi quella casa comune degli europei fondata sulle radici cristiane, come era desiderio del Beato Giovanni Paolo II, il grande Papa di fine millennio.

Un ventennio che ha deluso le epocali aspettative nate dopo la fine del Comunismo nell'Est Europa con la sua eredità di violenze, libertà negate, deserto spirituale e miserie materiali.

(Forse su questo siamo stati un po’ troppo deboli nei confronti degli eredi del PCI che non hanno mai rinnegato il loro passato.)

Anche in Italia l'avvento di Tangentopoli a seguito di Mani Pulite doveva segnare la nascita della troppo presto battezzata Seconda Repubblica. In realtà è stata una lenta agonia della prima perché non è nato proprio niente, né sul piano costituzionale (si parla ancora stancamente di progetti di riforma) né sul piano morale e sociale (non abbiamo inventato più nulla dopo la grande intuizione del Modello Italiano del Miracolo Economico), semmai ci siamo adattati ai modelli socio-finanziari di stampo anglosassone (peraltro tutti falliti).

Vent'anni di lunga e faticosa diaspora dei cattolici italiani in politica con vari tentativi di riunificazione sempre poco riusciti, ed una sempre più marcata prospettiva di dispersione permanente con la relativa condanna all'insignificanza politica e parlamentare. In tanti, da destra e da sinistra, hanno lavorato per evitare che rinascesse un centro di ispirazione democratico cristiano ma, a dirla tutta e bene, i primi a remare contro questa prospettiva siamo stati proprio noi cattolici, a cominciare da quelli organizzati in categorie sociali, associazioni e movimenti (vedi i tentativi abortiti di Todi 1 e Todi 2). Neanche le autorità ecclesiastiche sono state decise nel tentare questa nobile strada, più indotte invece, potremmo dire rassegnate, alla gestione politica dei rapporti fra Stato e Chiesa secondo il consolidato modello di inizio novecento: garanzie, sempre più ridotte invero, per le istanze cattoliche (scuola non statale e 8xmille) in cambio di simpatie elettorali per l’uno e l’altro schieramento.

I cespugli post democristiani hanno dato vita a tante sigle che si sono, comunque mosse fra il 10% e il 20% calcolandole tutte insieme, mentre nella vita politica reale si sono regolarmente divise fra destra e sinistra per poi scomparire a sinistra nell'Ulivo/PD (i vecchi popolari) o scegliere la strada del Centro autonomo (l’UDC del 2008) e successivamente tentare l’avventura di Scelta Civica di Monti, per poi ridefinire un percorso autonomo come UDC, cioè quello che stiamo facendo. Comunque queste sono state le tappe fondamentali; vale la pena ricordarle:

· nel 1993/94 DC e poi PPI di Martinazzoli/Buttiglione e CCD di Pierferdinando Casini;

· nel 1995 PPI di Gerardo Bianco e CDU di Buttiglione;

· nel 1997 il tentativo dell'UDR di Cossiga;

· nel 1999 la ripresa del CDU e CCD nel centrodestra e dei Popolari nel centrosinistra;

· nel 2002 nasce l'UDC (nel 2001 era anche apparsa Democrazia Europea di D'Antoni e Andreotti);

· nel 2006 Margherita e UDC;

· nel 2008 la Margherita confluisce nel PD e l'UDC solo salva col 5,6% la presenza cattolica in politica, anche se scompare il gruppo UDC al Senato;

· nel 2013 il tentativo di riunire tutti in Scelta Civica con Mario Monti candidato a Capo del Governo.

Infine siamo alla cronaca di questi giorni: Monti fonda il suo partitello e l'UDC riprende il suo percorso autonomo col Congresso Nazionale del settembre prossimo.

Non c'è riuscita neanche questa volta. Lo dico con amarezza perché ci ho creduto veramente e non solo per i risultati che prevedevamo nell’ottobre 2012, quindi non per potere, ma perché è necessario un centro equilibrato del sistema politico, dato il radicalismo della destra e della sinistra italiana.

Infine qualche proposta per il partito:

– Rendiamolo democratico e partecipato tutto l’anno e a tutti i livelli territoriali; votiamo senza paura per la scelta dei vertici e rendiamoli leader per le amministrazioni di livello corrispondente.

– Facciamone un partito delle competenze e non solo delle tessere e del potere, perché l’equivalenza: competenze = voti oggi funziona di più che non quella legata ai favori, alle clientele e alle marchette elettorali.

Attestiamoci per far questo alle indicazioni del più grande e più lucido intellettuale cattolico vivente: padre Joseph Ratzinger, Papa emerito Benedetto XVI, il cui appello per una nuova generazione di fedeli cattolici impegnati nella vita sociale, raccogliemmo nel novembre 2008 quando a Loreto celebrammo una tre giorni con più di 50 associazioni cattoliche dal titolo: “Non c’è laicità senza fede!”

Queste le indicazioni per scegliere, rinnovandola, la classe dirigente di un paese, ma anche di un partito:

– Coerenza con la fede professata

– Rigore morale

– Capacità di giudizio culturale

– Competenza professionale

– Passione di servizio per il bene comune.

Firmo queste considerazioni concludendo che:

1 non mi rassegno alla diaspora post Democristiana;

2 non mi rassegno all'idea che i cattolici non debbano avere un pensiero politico condiviso come ai tempi di Sturzo, De Gasperi, Moro;

3 non mi rassegno all'impossibilità di un partito cristiano fortemente identitario;

4 non mi rassegno alla mancata realizzazione della dottrina sociale cattolica attraverso l'unità politica dei cristiani;

5 invoco tutti i Santi sociali del nostro Paese perché la settimana sociale dei cattolici di Torino (settembre 2013), esattamente dopo 20 anni, diventi una tappa fondamentale di un nuovo cammino insieme.

Mi hanno insegnato che è la fede a fare la differenza fra una storia qualsiasi, segnata dal materialismo e dall’egoismo, e una storia caratterizzata dalla santità e dal riscatto degli uomini oppressi attraverso la libertà e la verità.

In fondo è a questo che non voglio rassegnarmi; non mi interessano analisi delle colpe e studi di prospettiva affidati ad un leader carismatico salva tutti.

Credo che Nostro Signore può fare ogni cosa attraverso noi e che ogni cristiano di questo paese è libero di non rassegnarsi al fato degli eventi altrui e all'idea di una società di cuori corrotti e venduti al Potere come li definisce papa Francesco, ma si può e si deve creder alla propria capacità e alla buona volontà sorrette da una grande fede nel cambiamento verso il bene Comune.

A questo voglio credere per non rassegnarmi mai alla banalità e al male.

Con voi amici, e con tanti altri che possono raggiungerci su queste premesse, sono pronto a riprendere un cammino condiviso ed unitario, ben distinti dai liberali di SC e Pdl e dai socialisti di PD e Sel, nella massima chiarezza e pulizia morale.

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