«A 23 anni non si può morire, per giunta in casa propria, impallinato come in guerra da un angolo di strada»

«A 23 anni non si può morire, per giunta in casa propria, impallinato come in guerra da un angolo di strada». Lo dice Dalila Nesci, deputata Cinque Stelle, a proposito del grave episodio capitato al giovane Salvatore Lazzaro a Savini di Sorianello, in provincia di Vibo Valentia.

Nesci aggiunge: «Un ragazzo quasi della mia stessa età, che, a quanto pare, era entrato in quei giri di rischio in cui inevitabilmente finiscono tanti giovani calabresi, a cui lo Stato non concede, purtroppo, l’alternativa».

La deputata prosegue: «Questa vicenda fa riflettere, perché nella nostra Calabria la vita sembra tante volte non avere un senso, uno scopo. È necessario restituire la speranza, attivare circuiti educativi a partire dalle scuole, sostenere anche laicamente interventi formativi negli ambienti religiosi, come le attività in territori difficili condotte dalle comunità cattoliche presenti in Calabria».

«Soprattutto – sottolinea Nesci – servono strumenti concreti; per esempio il reddito minimo di inserimento, il quale si può chiamare anche di cittadinanza, che il Movimento Cinque Stelle propone di istituire, e spero che i partiti non facciano ostruzione, specialmente per le aree problematiche del Mezzogiorno, dove spesso si finisce ladri e, nella migliore delle ipotesi, guardie senza difese».

«Il mio – conclude la deputata tropeana Cinque Stelle – vuole essere un tentativo di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema, il futuro della Calabria e dei calabresi, che non sembra suscitare troppa preoccupazione in diverse sedi istituzionali e in parte dell’informazione nazionale. La Calabria, che si sta spopolando drammaticamente, è dipinta dai media nazionali come zona di confine. Tuttavia, nessuno ci dice, poi, come cambiare. Compito di noi parlamentari è trovare gli strumenti per liberare la Calabria dalla calamita mafiosa, e il reddito minimo di cittadinanza assolve a questa funzione».

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