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Rubare per fame non è furto. àˆ il diritto naturale primario»

Il vicario diocesano per l’Evangelizzazione, monsignor Valter Perini, difende le parole del parroco di Dese che si era detto pronto ad andare a rubare per evitare i suicidi della gente in crisi

Don Torta spiega: “I ricchi obbligati ad aiutare”
La provocazione: “Basta suicidi, rubare ai ricchi”

VENEZIA. Scatenano il dibattito tra i fedeli e i sacerdoti le parole del parroco di Dese don Enrico Torta che, palrando del caso dei tre suicidi di Civitanova Marche legati alla crisi economica ha provocatoriamente commentato «che non capiti mai che un mio parrocchiano sia tentato di uccidersi: insieme, e io per primo, lo aiuterò a rubare perché sopravviva».

E non si sottraggono al commento e al confronto i più qualificati esponenti della Chiesa veneziana. «È il grido di dolore di un pastore che, come ha detto Papa Francesco, ha l’odore delle pecore», spiega monsignor Valter Perini, vicario episcopale per l’evangelizzazione della Diocesi di Venezia, «il suo grido è forte ma quello di un prete non può essere che così. Il sacerdote sta in mezzo alla gente». Monsignor Perini va oltre. Cita la teologia morale della Chiesa. «Quando una persona è ridotta agli stenti può appropriarsi di un bene altrui e procurarsi il cibo necessario per vivere. Ciò che ruba non è furto, è l’applicazione del diritto naturale primario», chiarisce, «Dio ha destinato i beni della terra universalmente a tutti gli uomini. Questo è il principio primo»

Commento facebook di Arnaldo De Porti

Esprimo, da Belluno, tutta la mia solidale comprensione a don Enrico Torta, Parroco di Dese, così come mi permetto di stigmatizzare certi titoli “ad effetto” di qualche giornalista, ad evitare che, chi legge, venga tratto in inganno.

Don Enrico ha voluto dire, durante la sua omelia, che esiste l’urgente necessità di una più equa perequazione della ricchezza in quanto, e questo lo aggiungo io, è stomachevole che in Italia ci siano persone che prendono 30-40.000 euro al mese di pensione e ci siano altre che si tolgono la vita per mancanza di un pezzo di pane, come è successo l’altro ieri

Ho avuto modo di apprezzare don Enrico sin da quando, a Zelarino, suonavo l’organo nella sua ex Parrocchia appunto di Zelarino e, di prediche accorate, da parte sua, in direzione del bene comune, ne ho sentite diverse. Ricordiamoci, egli diceva, che se uno è diventato ricco lo si deve al fatto che dall’altra parte c’è l’altro….concetto su sui riflettere e capire…

Si legga, a questo proposito, le Encicliche di Papa Giovanni – Dottrina sociale della Chiesa – Rerum novarum ecc.ecc.

Vorrei inoltre aggiungere che don Enrico (che ricordo anche per un altro fatto secondo il quale “non basta un bel sorriso per diventare Papa”, affermazione che a suo tempo fece discutere molto anche in Curia), oggi come oggi, mi sembra un precursore autentico del “modo di porsi” persino dell’attuale Papa Francesco, modo diretto e semplice di porsi nei confronti della gente, volto a ripristinare un po’ di sobrietà nello stesso ricco apparato della Chiesa allo scopo di riportarla al Vangelo di Cristo.

ARNALDO DE PORTI, giornalista

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