Quando la ‘ndrangheta voleva rapire Berlusconi

Gli anni Settanta e gli interessi delle mafie al Nord. E’ su questo intreccio (già noto alla storia) che si piazza lo ‘scoop’ del settimanale il Corriere della Calabria, in edicola domani, che racconta una vicenda fin qui inedita.

Facciamo un passo indietro. Negli anni Settanta le mafie sono molto ‘attive’ nel campo dei sequestri di persona, con una particolare predilizione verso gli imprenditori (e relative famiglie) del Nord. Secondo le accuse rivolte a Marcello Dell’Utri (confermate dalle sentenze che l’hanno visto fin qui condannato per concorso esterno in associazione mafiosa), l’arrivo di Vittorio Mangano ad Arcore nel 1974, sarebbe da ascrivere (tra le altre cose) alla protezione garantita da Cosa Nostra all’allora giovane imprenditore Silvio Berlusconi.

Un pentito, considerato attendibile dai magistrati (Francesco Di Carlo, boss di Altofonte), riferisce anche di un incontro avvenuto sempre nel 1974 fra Berlusconi, Dell’Utri e Stefano Bontate, all’epoca numero uno di Cosa Nostra.

Ora, dai verbali che saranno pubblicati domani dal Corriere della Calabria, spunta fuori un’altra storia che si incrocia con quella fin qui raccontata. Negli anni Settanta la ‘ndrangheta voleva rapire il futuro Presidente del Consiglio, ma venne ‘stoppata’ dal decisivo intervento di Bontate. Intervento appoggiato da Paolo De Stefano, a capo dell’omonima famiglia di ‘ndrangheta. Si parla forse del clan più potente della criminalità organizzata calabrese fra gli anni Settanta e Ottanta, quelli del ‘boom’ dei sequestri di persona, i cui ‘proventi’ saranno investiti nel traffico internazionale di cocaina. Anni in cui la ‘ndrangheta si trasforma e inizia a uscire dai confini calabresi, stringendo i primi legami con la politica e la massoneria, per costruire l’impero che tutti oggi conoscono.

“Nell’articolo, firmato dal direttore del settimanale Paolo Pollichieni – è scritto in una nota diffusa dal settimanale – si evidenzia che quel patto siglato tra calabresi e siciliani fu mal digerito da alcune cosche e provocò una frattura al vertice della ‘ndrangheta, che ebbe pesanti ripercussioni negli anni successivi. Per impedire il sequestro del Cavaliere, si mise in moto anche la massoneria deviata e a Milano si svolse un importante incontro che servì a saldare l’accordo con i siciliani”.

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