La sindrome puerile delle “quote rosa”

Scegliere in base al sesso è divenuta una vera e propria sindrome. In un qualsiasi consesso, è d’obbligo oramai stabilire per postulato, una quota di presenza femminile sempre ed a prescindere. L’attenzione alle donne è stato un atto di civiltà senza dubbio perché per troppo tempo estromesse dalla vita pubblica. Ma la parossistica ed ossessiva attenzione alle percentuali di presenza rosa, è la prova del maschilismo imperante e del quale i maschilisti non ancora si sentono liberati. Attualmente dovremmo trovare decisamente normale un Parlamento di sole donne, per esempio, senza che per questo nessuno si strappasse le vesti. Invece è un po’ come i frati trappisti ”fratello ricordati che devi morire” così i secolari evoluti si ripetono “ricordati della percentuale rosa”. Il Presidente Napolitano è stato tacciato di non aver tenuto in considerazione l’ossessivo “monito” e di aver nominato una decina di saggi tutti e dieci con la barba senza nessun esponente saggio al femminile. Secondo i benpensanti, egli avrebbe dovuto per forza nominare, su dieci, cinque esponenti del gentil sesso. Sagge o no, competenti oppure no, oppure più o meno sagge o più o meno competenti anche se non gli fossero piaciute per caratteristiche e competenze. E’come se negli States si imponesse al senato una presenza al cinquanta percento tra neri e bianchi. Appare evidente che manca la consapevolezza di aver superato il problema e che l’attenzione alle quote rosa è solo una mutazione della sindrome nel non ritenere più niente normale se non con le donne in carico. E’ ovvio che non è così. E’ altrettanto ovvio, per quanto ci riguarda ed in considerazione degli afflati innovatori, a chiacchiere, dei quali il mondo dice di essere investito, che anche qualora le rappresentanze femminili non fossero presenti potremmo trovarci al cospetto di una scelta normale. Predicare la necessità ad ogni costo delle presenze femminili in percentuale e non attraverso un criterio meritocratico, significa reiterare non solo i danni atavici, ma procurarne altri consequenziali in proporzioni forse più gravi in termini di efficienza. Non possiamo, né dobbiamo dare ulteriore credito a quanti monotonamente stanno a sindacare qualsiasi scelta con le percentuali di quote rosa alla mano. Essi non hanno superato il problema che ha afflitto il mondo femminile per tanti anni mostrando di avere ancora seri problemi in tema. A costoro andrebbe consigliata la frequentazione di centri di disintossicazione appostamente congegnati per esempio “maschilisti anonimi” presso i quali discutere della loro sindrome.

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