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La mafia georgiana e africana in Sardegna, intervista a Salvatore Sechi

La Commissione parlamentare anti-mafia, presieduta dall’ex senatore Giuseppe Pisanu, ha sede in un vecchio edificio di Roma, nei pressi del Pantheon e della Biblioteca del Senato. Da qualche settimana è quasi deserta. Della vecchia struttura è rimasto in piedi un nucleo di magistrati e studiosi che fa parte dell’Ufficio Stralcio al quale è delegato il compito di stabilire quali dei documenti acquisiti nello svolgimento dei lavori sono da rendere pubblici o da secretare.

Usura, estorsione, traffico di stupefacenti, con-trollo della prostituzione. Di questi aspetti della attività mafiosa quale prevale in Sardegna?
“Direi che c’è stata un’evoluzione, in quanto le famiglie e i clan hanno imparato a fare, ormai a livello nazionale, affari più importanti, anche in settori nuovi.

A che cosa si riferisce?
“Un motore importante dell’accumulazione e degli investimenti di capitale da parte della mafia è il riciclaggio del denaro che proviene ancora molto spesso dai settori da lei prima citati”.

Sono capitali illeciti o sporchi reinvestiti
“Certamente,ma con una differenza rispetto al passato. Il reimpiego e la messa a frutto avvengono in strutture industriali che sono legate al turismo, alla grande distribuzione e al divertimento, in genere al consumo del tempo libero”.

Si può parlare di una contaminazione tra lecito e illecito dei denari di origine mafiosa?
“Lei usa una bella sintesi dell’ex governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Va bene anche per descrivere la situazione della Sardegna, che per fortuna sta meglio di altre regioni. Il fenomeno per il quale si addice il termine da lei usato è in rapido sviluppo e riguarda la gestione delle energie rinnovabili, il trasporto e lo smaltimento di rifiuti, ma anche alcuni massicci investimenti immobiliari”.

Si riferisce all’area di Olbia?
“Precisamente, ma con snodo su tutta la Gallura. Qui transitano sensibili risorse finanziarie per realizzare strutture aalberghiere e in generale residenziali. Esiste il sospetto che tali investimenti sano resi possibili dai frutti del crimine organizzato”.

Si può parlare di un inciucio, uno scambio di favori con Comune, Provincia e Regione galluresi?
“L’argomento è un dossier aperto. Mi pare corretto, come fa lei, a sollevare un interrogativo. Posso solo dirle che il buon lavoro della Direzione Distrettuale anti-mafia di Cagliari, delle cui analisi e analisi mi sono servito, ha manifestato apertamente il “sospetto … che le risorse provengano dal crimine organizzato e che l’investimento sia stato facilitato dal rapporto di connivenza con gli enti territoriali competenti al rilascio delle relative autorizzazioni”. Penso che la redazione di Olbia e in generale della Gallura de La Nuova Sardegna ne sappia molto di più”.

In Sardegna verso quali destinazioni si è orientato il denaro sporco?
“Direi (anche) negli interstizi dell’industria turistica, dell’edilizia e nel riciclo dei rifiuti”.

Nel territorio sardo è tradizionale la penetrazione della mafia russa, la organizatsya o mafiya. Continuiamo a non conoscere le sue fonti di reddito. Fino a poco tempo fa non si era accertato se si trattava di denari sporchi provenienti da traffici di sostanze stupefacenti impiegati in operazioni di riciclaggio o di altro.
“In realtà, si tratta di notevoli stocks di capitali riciclati che finiscono in campo finanziario, immobiliare e imprenditoriale. Provengono da delitti commessi in ogni parte della Federazione russa. Vengono dirottati in Sardegna attraverso complicati meccanismi di trasferimento finanziario e un reticolo di società internazionali di conti corrente aperti in ogni paese. Ma è gente molto defilata, sfuggente, non usa la violenza”.

Pare abbiano un alto tenore di vita e dispongano di grandi capitali. Dove li investono?
“In immobili molto pregiati nel settore dell’edilizia e in attività imprenditoriali. Non solo in Sardegna, ma anche a Roma e in Toscana (la Versilia). Tenga conto, però, che i riferimenti della criminalità russa sono concentrati in altri paesi come Israele, Cipro, Austria, Paesi Bassi, Gran Bretagna, Svizzera e Germania”.

Posso aggiungere la Spagna? Nell’isola vicina a noi, Maiorca, nel 2008 venne arrestato il capo della brigata di San Pietroburgo.
“Ha ragione, era la Tambovskaja, e al suo vertice c’era Gennadij Petrov. Venne accusato proprio di avere fatto quanto i russi fanno in Sardegna, cioè di avere riciclato, con altri connazionali, denaro di origine delittuosa acquistando – per ripulirlo – ville e immobili di lusso”.

In quali ambiti operano i russi?
“Oltrechè nel riciclaggio, nell’immigrazione clandestina e nella tratta di esseri umani (la prostituzione che è diventata un fenomeno in grande crescita). Non dimenticherei il traffico degli stupefacenti”.

Le sostanze oppiacee e le droghe sintetiche provengono dall’Afganistan. Arrivano al mercato europeo doppiando la Bielorussia, l’Ucraina, la Lituania, l’Estonia e , via mare, la Finlandia.
“Alla sua lista aggiungerei il contrabbando di tabacchi esteri lavorati. In secondo luogo metterei in evidenza che anche in Italia si è venuta affermando la pericolosa presenza della mafia georgiana. Rispetto al 2010 ha avuto un incremento di oltre il 20 per cento”.

Moldavi e ucraini sono, però, più numerosi…
“E’ vero, ma i georgiani sono oggi circa 7.000 unità, e solo a Bari qualcosa come 2.000. Dispongono di armi e appoggi logistici. Sono esperti nei furti in appartamento, estorsioni e rapine, nel riciclaggio dei preziosi trafugati, Nessuno meglio di loro è capace di disattivare qualunque anti-furto, falsificare documenti, forzare le serrature di porte blindate. Intercomunicano con schede cellulari che cambiano con grande frequenza ecc.”.

Dove è insediata la comunità georgiana più numerosa?
“E’ insediata a Bari. E’ pericolosissima perchè ha un’organizzazione verticistica, altamente centralizzata e punta a conquistare il dominio della criminalità rispetto sia alla mafia del cd gruppo slavo (russi, bielorussi e ucraini) sia rispetto alla furibonda faida interna che oppone due fazioni, la Kutaiskaya (organizza i georgiani provenienti da Kutaisi) e alla Rustavski-Tibiliskaya (recluta i nativi di Rustavi e Tiblisi)”.

Le strutture criminali sarde a chi sono collegate?
“Sono collegate alla criminalità organizzata di tipo mafioso, in particolare alla ndragheta calabrese. Mi pare il caso di ricordare che le fonti di approvvigionamento della droga sono i canali interni della Campania a della Calabria con collegamenti con le famiglie ndranghetiste operanti in Lombardia”.

E il canale che proviene dal Belgio e dall’Olanda?
“E’ molto importante, anche perchè sono presenti degli emigrati sardi coinvolti nelle forniture di eroina e cocaina”.

Può dirci qual’è il principale business criminale, cioè illegale, in Sardegna?
“Il reato che ha un maggiore peso statistico (con 321 indagati iscritti) è, come dicevamo, il traffico degli stupefacenti. Ed è parallelo al traffico di armi. Essendo un’isola, la nostra importa sostanze stupefacenti e fa da ponte per le importazioni da Marocco e Spagna che proseguono verso il mercato continentale”.

Sbaglio, o lei sta negando che esista insieme ad un passaggio anche una domanda, e quindi un consumo, degli stupefacenti?
“Mi spiace, non mi sono espresso bene. Intendo dire che soprattutto nelle periferie urbane dell’isola (ma coincide con l’intero territorio isolano) si è rilevata una domanda crescente, e un sensibile consumo, di hashish e marijuana (minore e comunque stazionaria sono cocaina ed eroina). Apprezzabile è la produzione di canapa indiana, che ha diffuse piantagioni”.

Marocco e Senegal in quale misura sono presenti?
“Sono i vettori dell’approvvigionamento, del trasporto e della distribuzione di cocaina e hashish. Sono in collegamento con la Spagna, con i loro connazionali in Campania e in Lombardia e con soggetti colombiani che sono inseriti nei sodalizi criminali iberici e in quelli costituiti in Sardegna”.

Si è parlato dell’operatività nel Nord della Sardegna di un’associazione criminale legata per il traffico di hashish a persone di etnia marocchina.
“Secondo la Direzione nazionale antimafia, essa è risultata allineata ad un’associazione di senegalesi che per il rifornimento dell’eroina avevano stretti contatti con grande fornitori, italiani e stranieri, di stanza in Campania, Lombardia o collegati ai cartelli latino-americani”.

Come avviene l’introduzione dei narcotici in Sardegna?
“Per via aerea, a bordo di autovetture imbarcate sui traghetti di linea, per mezzo di corrieri ovulari”.

In quali luoghi sono state condotte le principali operazioni di polizia per stroncare questi traffici?
“Direi principalmente a Porto Torres e negli aeroporti di Olbia, Alghero e Cagliari.Queste costituiscono le vie d’accesso preferenziali per scaricare i narcotici in Sardegna. Sono operazioni molto remunerative. E anche l’impunità risulta molto elevata”.

Ma lo spaccio come avviene, ancora al minuto, cioè con pusher che distribuiscono la merce in maniera clandestina, nelle abitazioni private o in luoghi chiusi?
“Il limite grave di questo metodo era la necessità di dovere ricorrere ai contatti telefonici, e quindi di potere essere intercettati dal monitoraggio delle forze dell’ordine. Pertanto, si preferisce lavorare in cd enclaves urbane poste sotto il controllo degli stessi gruppi mafiosi”.

Può fare qualche esempio?
“Penso,per fare appunto un esempio, ai quartieri cagliaritani di Is Mirrionis e di S. Elia. Si tratta di strutture abitative popolari, con omogeneità sociale in cui il controllo del territorio per la criminalità era assai agevole. Ma le forze di polizia sono riuscire a “bonificare” queste enclaves”.

Esiste, dunque, un fiorente e ben organizzato commercio di droga tra la penisola e la Sardegna. Chi ne sono gli esponenti?
“Sono state individuate due associazioni locali che lo praticano e fanno capo alla criminalità barbaricina, specificamente ad Orgosolo. Queste associazioni hanno compito anche rapine seriali presso porta valori, uffici postali e istituti di credito sardi”.

Oltre al business delle sostanze stupefacenti, quali alti traffici sono cresciuti negli ultimissmi anni?
“Si tratta di rifiuti, ambiente e più specificamente nel campo delle bonifiche e dell’eolico. E ovviamente dell’edilizia lungo le coste. Nell’area di Golfo Aranci sono in corso accertamenti su possibili infiltrazioni di soggetti mafiosi in appalti pubblici”.

E la prostituzione?
“E’ continuato il favoreggiamento della immigrazione clandestina e dello sfruttamento della prostituzione, insieme alla tratta di esseri umani. In prevalenza di donne rumene e nigeriane, oltrechè albanesi”.

Salvatore Sechi è Consulente della Commissione parlamentare antimafia. L’intervista è stata curata da Piergiorgio Pinna, giornalista del quotidiano di Sassari “La Nuova Sardegna”, pubblicata in originale sul sito di Notizie Radicali

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