Il “dossier che sconvolge il Papa” e i peccati sessuali

Concita De Gregorio, su La Repubblica del 21 febbraio, in un articolo intitolato “«Non fornicare, non rubare» i due comandamenti violati nel dossier che sconvolge il Papa”, scrive: “Non commettere atti impuri. Non rubare. La credibilità della Chiesa uscirebbe distrutta dall’evidenza che i suoi stessi membri violano il dettato originario. Questi due punti in specie. Vediamo il sesto comandamento, atti impuri”. Il comandamento «Non commettere atti impuri», così formulato non esiste nella Bibbia. Nei Dieci Comandamenti, il sesto recita: «Non commetterai adulterio», così nell’Esodo (20,14), così nel Deuteronomio (5,18). E così anche nel Catechismo della Chiesa Cattolica (Art. 6). Il comandamento «Non commettere atti impuri» si trova nel vecchio Catechismo di san Pio X, ed è in qualche modo un’invenzione della Chiesa per far sì che esso potesse comprendere anche atti sessuali che peccati non sono per niente, quali la masturbazione, gli atti di omosessualità, i rapporti al di fuori del matrimonio (qualora questi ovviamente non costituiscano adulterio). Gesù, che non riservò particolare attenzione ai peccati sessuali, menziona il peccato della fornicazione: “Dal cuore infatti provengono pensieri malvagi, omicidi, adulteri, fornicazioni, furti, false testimonianze, bestemmie” (Mt 15,19), ma il peccato sessuale su cui si sofferma è l’adulterio, andando oltre: “Avete inteso che fu detto: Non farai adulterio, io invece vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, già ha commesso adulterio (Mt 5,27 –28). Questo significa che l’atto sessuale in sé non è peccato, ma lo diventa qualora sia tradimento, e tutte le volte che reca danno a qualcuno. In fondo, si può affermare che qualsiasi azione in sé non è peccato, se non reca danno a nessuno. Lo è in tutti i casi in cui provoca o può provocare danno (sofferenza fisica e morale) al prossimo. Il Catechismo definisce la fornicazione: “Unione carnale tra un uomo e una donna liberi, al di fuori del matrimonio”, considerando l’atto peccato grave. Ma si contraddice, quando scrive: “E’ peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso” (n. 1857). E quali sono le materie gravi? “La materia grave è precisata dai Dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre» (Catechismo n. 1858). Quindi i rapporti di persone libere al di fuori del matrimonio non sono un peccato grave. Ora, io non so di quali peccati sessuali si siano macchiati i personaggi indicati “nel dossier che sconvolge il Papa”, e che li avrebbe resi ricattabili, però sono certo che alcuni di loro non ne avrebbero commessi, se avessero avuto la possibilità di avere una compagna o un compagno, senza doversi nascondere. La Chiesa farebbe bene a non imporre il celibato ai preti. Sicuramente gli scandali di natura sessuale si ridurrebbero. Con questo non voglio assolutamente scusare quei preti che non riescono a contenersi, giacché sarebbe loro preciso dovere abbandonare il sacerdozio. San Paolo scriveva: “Ai celibi e alle vedove dico che è cosa buona per loro rimanere come sono io; ma se non sanno contenersi, si sposino; è meglio sposarsi che ardere! (Co 7, 8 – 9). Se poi c’è qualche prete che non sapendo contenersi, giunge a delinquere, “è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare” (Mt 18,6).

Renato Pierri

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