ITALIA FUTURA

Tra poche settimane, anche questo 2012 sarà storia di ieri. I dodicimesi che ci lasceremo alle spalle sono stati molto complessi per lasituazione socio/economica che si è venuta ad evidenziare. Il“bubbone”è scoppiato in tempi recenti, ma già era presente agli alboridel nuovo secolo. L’Euro non ci ha favorito. Purtroppo, le perplessitàper il futuro resteranno tali anche per il 2013 e, almeno, anche peril 2014. Per capire l’anno del Professore, sono eloquenti i parametridegli anni precedenti. La disoccupazione è aumentata. Trovare unlavoro era già difficile nel primo decennio del Nuovo Millennio. Idisoccupati, compresi i licenziati, sono milioni e la tendenza èsempre ad aumentare. Il fronte politico ha le sue responsabilità. Manon è da solo. Da noi si è fatta strada una speculazione ad altolivello che ha trovato facile terreno per proliferare. I posti dilavoro non si “creano”, bisogna che trovino la loro sistemazione inun’espansione della produttività che da noi è regredita. In area UE,scrivere d’inflazione potrebbe apparire azzardato. Ma, da noi, èproprio così. Quello che si comprava nel 2003 oggi ha un prezzosuperiore d’almeno il 12% ( escluse le derrate alimentari ed icombustibili). Certo è che se il 2012 non è stato benevolo, il 2013non lo sarà di più. C’è sempre da trovare una piattaforma didiscussione sul costo del lavoro. Con i “tecnici”, però, nessunamediazione è possibile. Il Paese non se lo può permettere. Almenoquesta è l’impressione che è stata, da subito, evidenziata. Non esistepiù un dibattito parlamentare e i partiti sono in attività per tentarela rimonta del potere legislativo ed esecutivo. Intanto, ci si muovenell’ottica di una nuova legge elettorale che dovrebbe essere prestopartorita. Dietro questa realtà, c’è un Paese, profondamente provato,che chiede un momento di riflessione costruttiva prima delle elezionipolitiche generali. Riflessione che, bene o male, dovrà essere assuntain tempi brevi; meglio scrivere brevissimi. Il triennio 2013/2015 saràdecisivo per uscire, realmente, dalla recessione. Si mostreranno annidi nuove responsabilità e di una presa di coscienza più consona alPaese ed alle sue necessità. Per frenare la china, i sacrificicontinueranno. Probabilmente, però, potranno essere meglio gestiti.Pagheremo per un’Italia migliore. Ma l’onere sarà meglio distribuitoda normative che, già ora, s’intravedono e sono motivo di “scontri”anche clamorosi. I tempi delle responsabilità continueranno. Quelloche, da subito, sollecitiamo è una verifica dei programmi di chi sicandiderà. Lo chiediamo anche a chi intende varare leconsultazioni”primarie” che sono una delle tipiche trovateall’italiana. Con molta coerenza, stiamo assistendo ad un cambiamentodella struttura sociale nazionale. Forse più per necessità, che perconvinzione. Certo è che, nei prossimi anni, sarà completato. Nessunopotrà sfuggire all’Italia futura. Anche i più scettici se ne dovrannorendere conto e comportarsi di conseguenza. Altre alternative non cisaranno.

Giorgio Brignola

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