FATTI E MISFATTI

Peccato che la politica non sia una cosa seria! Purtroppo, però, lo sono le sue conseguenze concrete sulla vita degli italiani ai quali non resta che adeguarsi ai tempi che non sono “duri” per tutti. Chi ostenta ricchezza c’è ancora e ci sarà sempre. Convivere, invece, con la povertà è tutta un’altra storia. I giorni del mese sono sgranati con l’oculatezza di un passato apparentemente lontanissimo, ma mai così attuale. Piano, piano, è la dignità a lasciare il posto alla necessità. Non del superfluo, ma del necessario. Troppo spesso, dell’indispensabile. Gli aggiornamenti sulla crisi italiana hanno, da tempo, varcato i confini nazionali. Eppure c’è ancora chi ritiene che la fine del tunnel sia più vicina. Due anni al massimo. Ammesso che sia vero, come saranno i ventiquattro mesi che ci separano dalla “luce”? L’interrogativo meriterebbe una risposta. Ma da chi? E’ difficile essere realisti ed ottimisti nel medesimo tempo. Tant’è chi gli uomini “pubblici” se la passano assai meglio di quelli “comuni” che, però, sono la maggioranza del Paese. Se si chiedesse ad un bimbo: “Cosa vorresti fare da grande?” la risposta sarebbe scontata: il politico. La situazione, in ogni modo, è tanto deteriorata che neppure le più sagaci freddure sortiscono un benefico effetto. Pur se solo apparente. Peccato, chi sperava in tempi migliori dovrà ricredersi e chi aveva poco dovrà adattarsi ad avere ancora meno. Se la gioventù è piagata dalla disoccupazione, la vecchiaia è tormentata da un’assistenza che sempre meno ha delle tecnologie di questo Nuovo Millennio. Intanto, chi ci governa non consente possibili scelte. Solo i sacrifici non sono risparmiati. Per tutto il resto, è tornata l’arte dell’arrangiarsi. Il Popolo italiano ha riscoperto la frugalità. Non a caso, si prospetta anche una ripresa delle attività agricole manuali. Intanto, lo sanno tutti, la terra dà sempre buoni frutti. Proprio quelli che al negozio fanno bella mostra a prezzi sempre meno abbordabili. Il mese prossimo sarà Natale ed anche fine d’anno. Due scadenze care a tutti: almeno così era. Non osiamo neppure immaginare come saranno le prossime festività per i milioni di cassintegrati, disoccupati, licenziati e lavoratori a cottimo e mal retribuiti. Indubbiamente, non mancheranno le luminarie, i cenoni ed i doni. Basta il pensiero. Si scriveva e si diceva. Oggi è meglio proprio non pensarci. Le tredicesime mensilità, per chi ancora le prende, sono già destinate a gabelle ed imposte. Vivere in un alloggio acquistato con i sacrifici di una vita è diventato un lusso. Speriamo che l’IMU non lo renda esclusivo. Non sfugge neppure chi ha acquistato, in altri tempi, un monolocale oltre frontiera. Soltanto chi effettivamente non ha non paga. Gli altri in proporzione. I fatti e misfatti di questo Bel Paese sono sotto gli occhi di tutti. Da noi, però, anche i sacrifici hanno una loro dignità, un pudore. Per il resto, non ci sono novità di gran rilievo. Sul fronte delle sceneggiate politiche si sfaldano i destini della Penisola.

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