Antipolitica — Le ragioni del non-voto e le ragioni del voto di protesta

Ritengo che sia giusto poter esprimere il proprio parere sui modiattuativi della politica. Attualmente abbiamo potuto riscontrare cheil sistema cosiddetto democratico basato sull’elezione dirappresentanti eletti a suffragio universale non sta dando i risultatidesiderati. Dal punto di vista della compartecipazione alla vita pubblica ed alledecisioni collettive questa “democrazia” non funziona, limitandosil’elettore a nominare in sua vece un “rappresentante” che poi decideper lui. Inoltre abbiamo notato come negli ultimi anni la supremaziadei partiti nella vita sociale e politica della nazione ha portato acancellare quasi completamente la compartecipazione della basepopolare nelle scelte amministrative e di indirizzo economico. I partiti detengono un potere quasi assoluto nel nominare i delegatiche andranno a sedere al parlamento e quei delegati debbono in realtàsolo schiacciare il bottone in base a quanto rientra negli interessidei partiti.I quali partiti a loro volta sono completamente manipolati da forzeeconomiche e finanziarie che ignorano completamente gli interessi delpopolo ma perseguono solo propri fini di accaparramento di ogniricchezza comune. Tutto ciò farebbe pensare che è inutile continuare ad esprimere ilproprio voto a nulla serve per un reale cambiamento ma infine ha ilsolo scopo di consolidare il sistema garantendo una parvenza dipartecipazione popolare alle scelte che poi verranno fatte sulla testadegli elettori. Eppure, per come questa società è congegnata, astenersi dal voto -e lodimostrano sempre più i risultati recenti- non aiuta minimamente uncambiamento. Anche con l’astensione di oltre il 50% degli elettori (loabbiamo visto in Sicilia) si formano giunte e governi cherappresentano solo una minoranza della popolazione. Possiamo vederloanche da come vanno le cose nella “democrazia” più anziana del mondo,quella americana, ove un presidente viene eletto con il 12 o 13% deivoti popolari. Se così è in America altrettanto sarà in Italia edanche se il calo delle percentuali di votanti dovrebbe superare limitiper ora inconcepibili, ovvero scendere al 40 o 30% degli aventidiritto. Il sistema continuerà a proteggere se stesso confermandosi alpotere. Finché non sarà possibile trovare nuove forme di “democrazia” trovoche astenersi dal voto sia controproducente, anzi tale astensioneaiuta il mantenimento della struttura. Poiché ci sarà sempre unapercentuale di votanti che si recherà alle urne per supportare lapropria fazione alla quale magari è legata per ragioni disopravvivenza materiale e di clientela (per ragioni di bottega,intendo). Pertanto, allo stato attuale delle cose, consiglio di recarsi alseggio, ogni volta che l’elettore vien chiamato a compiere il suodovere, dando la preferenza, cioè il voto, a chi in quel momentodimostra maggiore idiosincrasia con il sistema, indipendentementedall’ubicazione ideologica (destra o sinistra). Quasi certamentequeste frange protestatarie verranno in corso d’opera risucchiate dasistema, è vero, ma almeno si mantiene il calderone caldo sino almomento in cui la pentola sotto pressione dovrà necessariamenteesplodere. Paolo D’Arpini – circolo.vegetariano@libero.it ………………………..

Ed ora per una par condicio leggete anche le ragioni del non-voto Io non voto per il bluff della democrazia.Il ricatto morale su cui si fonda e rafforza il Sistema è il voto.Il Sistema è costituito dall’intreccio di interessi e profitti fruttodella connivenza tra “politica”, potere economico e informazione dipotere -; il Sistema ha un unico punto debole strutturale cheparadossalmente coincide con il punto forte che lo alimenta e lorigenera: IL VOTO. Il voto è una delega in bianco che consente al politico di entrare afar parte del Sistema finalizzato alla spartizione dei profitti che la“politica” gli garantisce insieme ai LEGITTIMATI PRIVILEGI.Non è per caso che le “promesse” vengono formulate, da ogni parte, incampagna elettorale, contenute in programmi puntualmentedisattesi nel corso della legislatura. Ciascuno può mettere in atto un efficace tentativo di delegittimarequesto – Sistema di negazione della Democrazia-, con una scelta didisobbedienza civile di rinuncia al “diritto” di voto; contestualmenteagire POLITICAmente operando scelte di consumo che condizioninol’economia, diffondendo idee avanzate e lungimiranti , principi evalori nuovi, manifestando, scrivendo, protestando con forza in formaapartitica e aconfessionale, organizzandosi lontano dagli ingranaggidel potere centrale, creando alternative di vita Democraticaattraverso la RETE. Il voto, in qualunque direzione vada, è la dinamica che perpetua ilSistema, che ne alimenta gli effetti devastanti soprattuttosulle categorie ed esistenze più deboli. Il passo successivo alla propria presa di coscienza è l’organizzazione.Una scelta in coscienza, di disobbedienza civile parteindividualmente, è una personale scelta etica e come tutte le sceltecon fondamento etico è senza presupposti di certezza di riuscita maattuata con l’obiettivo di rifiutare la violenza, rifiutare lamistificazione e l’inganno. L’inganno sta proprio nel “diritto” divoto che nel tempo è diventato avvallo del sistema democratico che nonesiste. Ci siamo assuefatti alla visione miope degli schieramentisenza riuscire a vedere, riconoscere ed aborrire il sistema. Dalla coscienza individuale si passa a quella collettiva perché lascelta di non votare di chi milita quotidianamente per obiettivi digiustizia sociale non si identifica con il qualunquismo ma si traducein azione di POLITICA VERA FUORI DALLE MURA DORATE DELLO STATOPADRONE. Chi crede nel doveroso esercizio del diritto di non voto motivapubblicamente la propria scelta divulgandone le profonde ragionitentando l’organizzazione e la RI-organizzazione a cominciare dallafigura del soggetto politico:CHE AGISCE ESCLUSIVAMENTE IN FORMA DI VOLONTARIATO, PROPONENDO UNRIVOLUZIONAMENTO IN QUESTO SENSO DELLE DINAMICHE OPPORTUNISTICHE DELLA“POLITICA”. Non è questa la democrazia, non lo è affatto, non abbiamo nessunpotere, nessun diritto reale se non la “libertà” – questa si che civiene accordata!- di eleggere chi il potere lo prende per se in ognisua forma. “In -Aldo Capitini – di Giacomo Zanga, a proposito dei COS-centri diorientamento sociale, Ignazio Silone scrive: “..l’antagonismo trasocietà e stato…il solo che possa aprire una nuova prospettivastorica, creando u nuovo dinamismo sociale al posto di quello esauritonella lotta delle classi. Riuscirà alla società di recuperare lefunzioni ora usurpate dallo stato burocratico e centralizzato? Questosignifica principalmente sostituire le attuali relazioni autoritarie,costrittive, passive con relazioni umane autentiche e responsabili” nota dell’autore:“Con questo obiettivo e scopo sorsero i COS che restano nella storiaitaliana come un modello da ammirare e, un giorno forse non lontano,da recuperare. I Cos furono boicottati dai partiti, cominciando daipiù grossi (DC e PCI) che ovviamente scorgevano in quel decentramento,in quell’autentica integrale democrazia un pericolo per i lorovantaggi e la loro stessa sussistenza.” nota della scrivente:Attualmente siamo 57.000.000 di individui e la Rete è lo strumento concui organizzare una Democrazia Diretta consapevoli della forza dellaPROGRESSIONE GEOMETRICA, del contatto e della diffusione in temporeale delle idee senza intermediari. Cosa fare? Usare la RETE per organizzarsi e NON VOTARE Serena Sartini serena20@libero.it

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