IL SENSO DELLA RAGIONE

Entro il prossimo anno, si ritornerà al voto politico. Tra le tanteincertezze, questa è una realtà. I “Tecnici” lasceranno spazio aipartiti. Quelli di “ieri” e quelli, apparentemente, di “oggi”. Certo èche se la prossima Legislatura dovesse ripercorrere le strade diquelle che l’hanno preceduta sarebbe uno schianto. Per carità, ènostra convinzione che i partiti siano un male necessario per lagestione democratica di questo nostro Paese. Ci mancherebbe altro.Sempre che a guidarli ed a coordinarli ci siano uomini mossi dallavolontà di fondare uno Stato “nuovo”. Nuovo in tutto; senzacompiacenti esclusioni. Insomma, la Coalizione che avrà l’opportunitàdi guidare il Paese dovrà dimostrare, momento per momento, d’essere ingrado di farlo. Del resto il “bipolarismo” all’italiana non hacambiato proprio nulla ed è stato concausa di quanto c’è capitato intempi dolorosamente recenti. Le “grandi” Alleanze sono tramontate colsecolo scorso. Visto che, poi, gli estremi finiscono per toccarsi,manca, a nostro avviso, una linea “mediana” capace d’essere based’equilibrio tra gli schieramenti. Se tale base si vuole identificarein un polo di “centro”, non ce ne scandalizzeremmo. Di fatto, però, un“centro” come lo intendiamo noi non esiste più. Le sue originariecomponenti si sono già schierate a “destra” o a “sinistra” dellafutura gestione del potere. Come a scrivere che il “bipolarismo”,almeno per come lo conosciamo, non potrà dare al Paese gli stimoli peruna ripresa. Già da ora, non siamo per demonizzare una cordata, semprepiù probabile, di partiti assortiti. Lo siamo, invece, per le prese diposizione disarticolate. Perché, se è necessario cambiare le regoledel gioco, è anche vitale una gestione meno opportunistica del periodopre elettorale. In pratica di questo periodo. Se gli italiani nel BelPaese si lamentano per l’andazzo, i Connazionali all’estero non se lapassano meglio. Qualora passasse la nuova legge elettorale e siritornasse a poter esprimere il voto degli italiani oltre confineanche per le Circoscrizioni nazionali, potremmo rivedere, ma semprecon cautela, le nostre posizioni scettiche. Di fatto, uomini e partitihanno scelto di non “sparire”. Mancano, però, elementi con ideechiare, capaci di far sentire in Parlamento la voce di un Popolo chenon intende più essere il capro espiatorio di una situazione cheproprio i politici hanno favorito spudoratamente. Ci basterebbe, ma ilcondizionale è sempre d’obbligo, una lista di “servizio” con pochemete da raggiungere, ma concretamente raggiungibili. Siamo certi checon la buona volontà si potrebbe anche operare per tempi migliori. Nonci sfugge che la strada che ipotizziamo sia in salita ed irtad’ostacoli. Questo lo scriviamo più che convinti. Ma non c’è altrastrada che consente all’Italia d’uscire dalla palude. Il nuovo Stato,se si riuscirà a vararlo, dovrà tenere conto anche del passato;proprio perché la “nuova” via non porti a situazioni già vissute eche, caparbiamente, rifiutiamo. Giorgio Brignola

Lascia un commento