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Abolizione dell’IMU sulla casa italiana di ogni emigrato

Di Melo Cicala Presidente di “INSIEME per gli italiani”

Domande ai nostri avversari politici:

1. Perché non volete che gli italiani all’estero votino in Italia per corrispondenza senza venirci?

2. Perché non condividete l’idea di un congresso intercontinentale di tutti i movimenti italiani all’estero sotto un’unica bandiera ed un’unica lista elettorale per il 2013?

3. Perché non condividete l’idea che due mandati parlamentari consecutivi siano sufficienti per gli eletti all’estero? Perché non volete rifiutarvi di votarli per la terza volta per fare posto ad energie nuove?

4. Perché non volete che i nostri connazionali prendano coscienza della loro forza e continuate a raccontare loro fandonie?

5. Perché non volete che i nostri connazionali si organizzino offrendo soluzioni in progetti costruttivi piuttosto che spronarli a chiedere solo aiuti e denaro ai governi di Roma?

6. Perché non volete l’introduzione della “responsabilità oggettiva” dei partiti per fatti o reati commessi dai suoi rappresentanti eletti nell’esercizio delle funzioni pubbliche loro assegnate?

7. Non credete che con il trasformismo dei partiti in Italia di cui voi siete i dipendenti state ingannando, sapendo di farlo, la buona fede dei nostri connazionali all’estero?

L’Imposta Municipale Unica, in altri termini detta IMU, è una nuova imposta comunale introdotta dapprima con gli artt.8, 9 e 14 del D.Lgs.n°23 del 2011, che contiene la disciplina che ha dato origine alla tassa, la cui applicazione è stata successivamente anticipata al 1 gennaio 2012 con l’art.13 del D.L.n°201 6 dicembre 2011, convertito in legge con modificazioni dalla Legge 22 dicembre 2011 n°214. Una bella pensata, tra le altre insomma. La principale novità introdotta con il D.L.n°201 è che viene è applicata a tutti gli immobili, comprese le abitazioni principali e le loro pertinenze. I soggetti passivi tenuti al pagamento dell’IMU sono il proprietario di immobili o i titolari di diritti reali di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie. Sostituisce la vecchia ICI che il governo Berlusconi aveva abolito e la componente immobiliare dell’IRPEF e delle relative addizionali dovute per gli immobili non locati. Così brevemente esposto e premesso, diciamo subito che anche gli italiani residenti all’estero che posseggono una casa al paese natio, sono soggetti al pagamento dell’IMU. Nella maggior parte dei casi si tratta di una casa chiusa da tempo, da restaurare e che ospiterà il definitivo ritorno in patria di quanti hanno lavorato all’estero dopo una vita intera. Case avute in eredità dai genitori e che rappresentano la speranza del ritorno definitivo per trascorrevi gli ultimi anni di vita. Non parliamo certo di ville con parchi e piscine ma case di campagna con la scaletta in muratura a sentinella che guarda a mezzogiorno e camere una nell’altra dotate ancora di forno e cucina a legna. Queste oramai non sono più case nel senso passionale del termine ma lievito madre di una pasta nazionale che connota l’essere ancora italiani nonostante quarant’anni di Argentina. Case sfitte dunque, case prime ed uniche possedute che sono in attesa del ritorno in patria dei loro padroni, non abitazioni di lusso che producono lucro e ricchezza.
Non si tiene conto della differente realtà di chi ha, effettivamente, una “seconda” casa nella Penisola da chi, vivendo stabilmente all’estero (come da certificazione AIRE) ha un unico alloggio in Patria anche se non locato ed ad uso esclusivo, temporaneo, suo e della sua famiglia. In Italia, si definisce “prima” casa “solo” quella che è effettivamente abitata dal proprietario che deve dimostrare il requisito fondamentale di essere anche residente. Il fatto, invece, di vivere all’estero per lavoro risulta irrilevante. E’ una colpa. Lo Stato italiano, nel lontano 1993, aveva introdotto gà delle agevolazioni riconoscendo che l’immobile posseduto in Italia dagli italiani residenti all’estero ai fini dell’imposta comunale sugli immobili, fosse considerato abitazione principale. L’IMU che ha abrogato l’ICI, prevede che i comuni, nell’ambito della propria potestà regolamentare, possano estendere alle unità immobiliari possedute in Italia dagli italiani residenti all’estero lo stesso trattamento previsto per l’abitazione principale, vale a dire l’aliquota ridotta e la detrazione di base. Attualmente sta ai comuni fare fronte alla questione considerando che, secondo le loro finanze, questo rappresenterebbe un depauperamento delle finanze locali. Si deve dunque sperare che i Comuni vogliano cogliere l’opportunità della previsione di legge, sulla base delle effettive situazioni locali. Insomma, comunque la si mette, gli italiani residenti all’estero che posseggono una casa sfitta in Italia devono pagare l’IMU. L’aliquota principale da utilizzare per il calcolo è pari allo 0,76%, modificabile dai comuni in aumento o diminuzione sino 0,3 punti percentuali, o fino allo 0,4% per immobili non produttivi di reddito fondiario, posseduti da soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società o per gli immobili locati. Alle abitazioni principali e alle loro pertinenze si applica l’aliquota ridotta pari allo 0,4%, modificabile dai comuni in aumento o diminuzione sino 0,2 punti percentuali. Per tutti i proprietari d’immobili in Italia, residenti oltre frontiera, si applica l’aliquota nazionale del 7,6 per mille. Da liquidare in due rate dove il versamento di giugno rappresenta solo l’acconto d’imposta e non la prima rata. La seconda rata di dicembre potrebbe, come sarà, aggiornata in base alle delibere comunali in materia. Denunciamo anche il massimo dell’attenzione perché il calcolo dell’IMU sarà effettuato in base alle rivalutazioni della rendita catastale che saranno del 60% che va ad aggiungersi al 5% del valore in essere per gli anni precedenti. Per il momento poi solo la quota IMU statale è stata stabilita, quella di pertinenza dell’Ente Locale non ancora e potrebbe risultare anche più esosa. Ne deriva che il saldo IMU di fine anno sarà differente e maggiore della somma versata in primavera. Noi di “INSIEME per gli italiani” diciamo invece che quelle case di proprietà degli italiani all’estero, sono non solo da considerarsi prima casa ma devono essere anche detassate del 100%. Questo in base ad una fattispecie specifica e di carattere straordinario quale quella della condizione di emigrato prospetta. La scelta di aver trasferito la propria esistenza fuori dai confini della madre patria è stata, nel 99% dei casi, coatta da un paese miserabile, dalle ristrettezze, dalla povertà e dalla voglia di rimanere e mantenersi onesti e rispettosi delle leggi. Non troviamo giusto che oltre il danno, i nostri connazionali subiscano anche la beffa di tassazioni inique. Proporremo che l’esonero da questa tassa possa essere compensato dai Comuni dall’uso in comodato di quegli immobili per fini sociali ed a tempo sino al ritorno dei legittimi proprietari. In questo modo l’ente locale vigilerebbe anche su usucapioni probabili che di fatto fanno perdere la proprietà ai connazionali all’estero lontani per lungo tempo. Insomma troviamo ingiusta l’IMU sulla casa degli italiani fuori confine ed incomprensibile la rassegnazione dei nostri parlamentari eletti all’estero che si sono rimessi alla “clemenza” ed alle delibere favorevoli dei Comuni.

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