FRONTE SOCIALE ITALIANO

L’inflazione in Italia ( luglio 2012) ha registrato un incremento del3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I redditi dalavoro e da pensione hanno registrato un incremento dell’1,7%. Quindiassai più basso dell’aumento del costo della vita. In area UE, iltasso d’inflazione che abbiamo rilevato può essere anche consideratofisiologico. Ma con differenti premesse. Intanto, oltre confine, leretribuzioni ed i vitalizi hanno registrato un incremento (medio) del5%. Quindi più alto dell’inflazione che interessa il VecchioContinente. Poi, ci sono altre considerazioni da fare per meglioinquadrate la situazione italiana. Intanto, le cifre di riferimentodevono essere anche considerate sull’ammontare delle paghericonosciute nelle varie realtà dei Paesi UE. Se si esclude la Grecia,l’Italia è solo al terzo posto in negativo per quanto attiene le paghee, conseguentemente, le pensioni. Prima di noi solo Spagna ePortogallo. Questo è quanto ed alla fine di questa torrida estate leprevisioni per il futuro sono tutt’altro che rosee. Se la tendenzaoccupazionale dovesse mantenere questo ritmo, entro i prossimi cinqueanni, potremmo perdere almeno altri 80.000 posti di lavoro.Soprattutto occupazioni di concetto e tecniche. Per lo stesso periodo,l’Italia avrà bisogno d’almeno 50.000 operai generici e qualificati.Ora, il mercato è carente di queste figure professionali. Sono,invece, in aumento il numero dei diplomati e laureati alla ricerca diuna prima occupazione. Insomma, la manodopera che ci occorre lacerchiamo in Paesi extracomunitari a discapito degli aspirantilavoratori nazionali. Penalizzata è, soprattutto, la fascia d’età trai 18 ed i 26 anni. Per garantire nuove prospettive all’occupazione, cipiaccia o no, sembra necessario rivedere il concetto di “lavoro”. Fareun passo indietro non significa rinunciare a quello a cui aspiriamo.E’ solo una questione di metodo dettata dall’emergenza. Senzaaspettare oltre, ci sono da riscoprire i lavori che nessuno vuole piùfare e di cui si prospetta la necessità nei prossimi cinque anni. Lamaggior parte comprende qualifiche tecniche o artigianali.Indipendenti o a tempo indeterminato. Manca, a nostro avviso, unapolitica che consente la riqualificazione della manodopera conparticolare riferimento alle attività di supporto. Del resto, propriosotto questo profilo, lo scorso anno le imprese interessate non sonoriuscite a coprire 25.000 posti che, progressivamente, sono statioccupati da manovalanza dei nuovi Stati UE dell’Est. Favorire leattività manuali non significa, per carità, sminuire la preparazionedi chi le esercita. In un momento di crisi come l’attuale, ogniattività onesta ha una sua ragion d’essere ed una sua sistemazione inuna società che ha estremo bisogno di poter lavorare. Proprio per lamobilità del lavoro, è meglio essere pronti a soddisfare un mercatopropenso alle attività manuali, che, in ogni caso, rendono econsentono di tirare avanti con dignità. Se verranno tempi migliori, ititoli di studio potranno sempre essere fatti valere. Intanto, proprioper tener testa all’evoluzione del fronte sociale italiano, è meglioadeguarsi ai tempi. Così il peggio potrebbe essere più sopportabile.Sempre nell’attesa del meglio.

Giorgio Brignola

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