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IL DIBATTITO

Già da qualche tempo, abbiamo avuto segnali dell’inadeguatezza dei Com.It. Es. Soprattutto in Europa dove vive, giova rammentarlo, la più numerosa Comunità nazionale oltre confine. Qualche polemica, molta funzionalità di facciata ma poca sostanza; ecco cosa abbiamo recepito.

Nel rispetto di ben specifiche competenze, non avevamo mai replicato. Anche se ogni eventuale parere avrebbe avuto una sua importanza limitata e temporale. Ora, però, dato il perdurare di uno stato di “disagio”, abbiamo ritenuto opportuno, pure nel rispetto di chi ci segue, scrivere alcune riflessioni che, forse, potrebbero essere di stimolo per un più articolato confronto sulla rappresentatività dei nostri Connazionali oltre frontiera. Limiteremo, in ogni modo, il nostro dire agli aspetti “tecnici” del problema. Non ritenendo costruttivo affrontare i suoi aspetti politici. Con una premessa, il comportamento di tutti i partiti, vecchi e nuovi, ci ha profondamente schifato. Noi c’eravamo quando di Com.It.Es. neppure si parlava. In Europa siamo attivi dal 1967. Questa è, almeno, una garanzia d’imparzialità nei confronti di tutti e senza l’esclusione di nessuno. Ciò premesso, pur senza generalizzare, i Com.It.Es. hanno progressivamente perduto la loro finalità operativa. Non poche volte, si sono trasformati in volani squisitamente di partito e, scriviamolo apertamente, come mezzi d’affermazione personale o di cordata. Aspetto, questo, che è stato, più volte, ribadito anche da chi ne ha fatto parte. Pur se organismi di base, i Com.It.Es. oggi non rappresentano più la maggioranza dei Connazionali oltre frontiera. I Candidati sono sempre gli stessi. Anche all’estero, sembra essere venuto meno lo scambio generazionale. Con molta umiltà, ma con scarsa fortuna, qualche proposta operativa, per tentare di superare gli inghippi, già l’avevamo fatta nel 2001, affermando che Comites e CGIE erano strutture che necessitavano di un’ampia ed articolata riforma. Necessaria per ridisegnare ruoli utili alla nostra Collettività all’estero. Coerenti, come crediamo d’essere stati sempre, non modificheremo, ora, quanto abbiamo esposto una diecina d’anni or sono. Ben convinti che le nostre idee fossero degne di replica da parte di chi, almeno ufficialmente, rappresenta, o ha rappresentato, i vertici locali dei vari Com.It.Es. Riscontri non ce ne sono stati mai. Forse snobbati, forse sottovalutati, siamo stati, certamente, ignorati. Però continueremo ad essere per il dialogo costruttivo che, democraticamente, torniamo a sollecitare. Anche perché per dare corpo al “nuovo”, riteniamo indispensabile recuperare ciò che è ancora usufruibile dal “vecchio”. I cambiamenti radicali sono lontani dal nostro modo d’essere e nel dibattito, pur se a distanza, riteniamo sia possibile trovare punti d’incontro e progetti percorribili. Riconoscendo che il passato dovrebbe averci aperto gli occhi sul futuro, il seme per un franco dibattito è stato deposto. Confidiamo nell’impegno di chi si è battuto, pur se in altre realtà storiche, per l’affermazione d’alcuni fondamentali diritti degli italiani nel mondo. Uno spazio di riflessione in più ora c’è. Non resta che utilizzarlo.

Giorgio Brignola

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