CRISI ENERGETICA

Quando c’è aria di “crisi”, i primi prodotti a gonfiarsi nel prezzo, sono la benzina ed il gasolio. Insomma, nel tempo in cui tutto è “tranquillo” si rileva dal prezzo ”stabile” dei combustibili per autotrazione. Nella primavera del 2011, laddove Berlusconi ci assicurava un futuro più roseo e non in salita, la benzina prezzava 1,5 Euro il litro. In giro di dodici mesi il suo prezzo è aumentato ad un Euro 1,85 e la tendenza è a salire. Non è neppure una questione d’aumento del prezzo del greggio legato, per la quasi totalità, ad un listino internazionale che anche i più scaltri speculatori si guardano bene di “gonfiare”. Eppure, in UE è da noi che il prezioso derivato dal petrolio costa in maniera sempre più esosa. In Italia, circa il 80% del greggio lavorato è acquistato da multinazionali petrolifere ed il restante 20% del grezzo è estratto da pozzi di proprietà ENI. Pure se, anche al barile, il prezzo dell’oro nero è stabile da mesi, il costo alla pompa dei suoi principali derivati (benzina e gasolio) ha raggiunto valori proibitivi. Oltre ad una borsa internazionale del greggio, sulla quale non è possibile azzardare previsioni anche a medio termine, da noi ci pensa lo Stato a gonfiare i prezzi al consumo. Tra accise ed imposte, la benzina è caricata del 58% ed il gasolio del 51%. Come a scrivere che la metà, e più, del prezzo dei combustibili è costituita da un carico fiscale che dovrebbe, in teoria, far meglio funzionare la macchina dell’Azienda Italia. Di fatto, poi, non è per nulla così. Ma non basta. Sul prezzo dei combustibili alla pompa c’è da tener conto degli utili dei distributori. L’importo è di circa 14 centesimi al litro. All’origine, ci sono le spese di trasporto. Senza, ancora, considerare che in Italia esiste una rete di distribuzione tra le più imponenti d’Europa. Le concessioni sono oltre 25.000. Solo di recente il cordone è stato saggiamente ristretto. Ora non è facile, per chi non è nel settore, azzardare delle ipotesi. Però, con buon senso, ci sembra possibile rendere pubbliche alcune riflessioni che, magari, altri hanno in mente. Dato che siamo in Unione Europea e che tutti i Paesi UE sono nella necessità d’importare greggio, si potrebbe varare una borsa sul prezzo dei combustibili per autotrazione per calmierare, in definitiva, il prezzo alla pompa. Siccome nessuno, per la carità, è intenzionato a rimetterci, come mai il prezzo della benzina è tanto diverso tra Paese e Paese? Per farla breve, sarebbe necessario rivedere il prezzo finale dei combustibili. Tassando maggiormente il greggio, al momento del suo ingresso in raffineria e ridurre quello di vendita dei derivati alla pompa. In definitiva, le accise non andrebbero a diminuire, ma sarebbero diversamente distribuite; con buona pace degli automobilisti e del mercato delle autovetture che ha registrato, in quest’ultimo anno, una contrazione del 20% a livello internazionale. Andrebbe, forse, anche meglio se si favorisse una maggiore libera concorrenza a prodotto finito. Lo Stato non andrebbe a rivedere le accise, ma le compagnie potrebbero giocare sulle quantità di combustibile venduto per ridurne il prezzo alla pompa. Sull’oro nero, da quando mondo è mondo, sono troppi quelli che vogliono specularci a discapito dei consumatori che sono la ruota debole della filiera. A rimetterci, come il solito, restano gli automobilisti che, data la crisi, si sono indirizzati, da tempo, verso altre fonti energetiche a basso prezzo ( GPL e Metano). Per ora, su questi combustibili alternativi le accise non ci sono; però i distributori scarseggiano e c’è da installare un impianto d’utilizzo che ha un certo costo. Benzina e gasolio restano, di conseguenza, i combustibili ancora più in uso e anche i più cari.

Giorgio Brignola

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