LA SENSAZIONE

Il bisticcio politico si è azzittito. L’Esecutivo tecnico procede verso gli obiettivi prefissati. In Parlamento, il confronto è ai “minimi”storici ed i partiti restano in ombra. Questa è la realtà nazionale alla metà di quest’aprile tanto atipico se confrontato con lo stesso mese degli anni scorsi. Camera e Senato non fanno più notizia. Qualche politico, invece, è finito nella cronaca giudiziaria. Ma la realtà resta la stessa: l’economia nazionale è sempre bloccata e la spesa pubblica è uno dei problemi ancora irrisolti dell’Esecutivo Monti. I contrasti si sono attutiti ed essere impopolari non è più tanto inopportuno. Prima dell’anno prossimo, ci saranno ancora sostanziali ritocchi alla nostra economia quotidiana e l’estate non sarà “calda” solo sotto il profilo meteorologico. I sacrifici sono all’ordine del giorno e chi non riesce a tenere il passo con i rincari deve fare parecchie marce indietro. L’inflazione è stabile, ma non la nostra economia. Dato che il potere d’acquisto dell’Euro non può essere variato, si continuano ad aumentare i prezzi. Le imposizioni, dirette ed indirette, fanno la loro porte. Il primo trimestre 2012 è finito con un Prodotto Interno Lordo in negativo. Stessa tendenza è prevista, con ragionevole approssimazione, entro la fine di giugno. Che ci si debba sacrificare, sembrano tutti d’accordo. Anche per chi si è sempre schierato, a parole, dalla parte dei più deboli. L’anno terminerà con poche novità sul piano politico e con un PIL sotto l’1%. Valore che rimane un segnale assai indicativo sul profilo dell’economia nazionale. Ancora una volta, è meglio essere chiari per evitare interpretazioni di comodo. Da noi, la qualità di vita è calata sotto ogni profilo. Soprattutto per i redditi medio/bassi e da pensione. Dato che i prezzi sono ben lontani da ogni manovra calmieratrice, si spende di meno facendo riferimento alla qualità. Dai generi alimentari, al vestiario, come a tante altre necessità quotidiane. Molti esercizi commerciali hanno chiuso i battenti e le grandi catene di distribuzione giocano alla concorrenza. L’unico mezzo per contenere la spesa è acquistare meno o utilizzare prodotti di minore qualità. La spesa alimentare, per una famiglia media ( 4 persone) è calata del 9% su base semestrale. Per lo stesso periodo, i prezzi sono rincarati del 5%. Quindi, limitando la spesa, si riesce a “tamponare” gli aumenti. Almeno per il settore alimentare. Per il resto, lasciando stare gli abiti e le scarpe “griffate”, il calo delle vendite, sempre per quest’ultimo semestre, è stato del 20%. Nonostante le “svendite” di fine stagione ed un più generalizzato utilizzo dei mercati rionali dove i prezzi sono ancora quelli dell’autunno scorso. Ci si trova a rivedere i bilanci familiari ed a rinunciare anche alle piccole cose che prima erano poco meno che quotidiane. Sono diminuite le vendite dei giornali, delle riviste e della carissima benzina. Si sono riscoperte le camminate in città e l’uso dei mezzi pubblici, quando non se ne può fare a meno. Si è tornati a “riutilizzare” e ad evitare quel “superfluo” che, sino a poco tempo prima, era giornaliero. Per arrivare alla fine del mese, tenuto conto della periodicità di certe spese inderogabili ( energia, affitto, spese d’amministrazione ed imprevisti), siamo tornati ai bilanci settimanali per distribuire quello che abbiamo con un certo margine per il mese successivo. Non si tratta di risparmio, ma di rinuncia. La sensazione è palese: vivere nella Penisola è sempre meno facile. Se ne sono accorti tutti. Anche i meno attenti Solo i redditi privilegiati, che ancora ci sono, sembrano esenti da questa sensazione di percettibile malessere che potrebbe trasformarsi in disagio.

Giorgio Brignola

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