RESPINGIMENTI IN LIBIA

RESPINGIMENTI IN LIBIA

Grande soddisfazione della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI)

per la sentenza della Corte europea di Strasburgo

Franca Di Lecce, direttore del Servizio rifugiati e migranti della FCEI:

“Una bussola non solo per l'Italia, ma anche per l'Europa”

febbraio 2012 (NEV-CS07) – “Grande soddisfazione” per la storica sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sui respingimenti verso la Libia è stata espressa dal direttore del Servizio rifugiati e migranti (SRM) della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI), Franca di Lecce. Con la sentenza, resa nota ieri, i 17 giudici della Grande Camera della Corte di Strasburgo all'unanimità hanno condannato l'Italia per aver respinto degli immigrati in mare nel maggio del 2009, in seguito all'accordo di cooperazione tra Italia e Libia.

“La FCEI, insieme a numerose associazioni, aveva espresso in varie sedi e occasioni seria preoccupazione per quell'accordo”, ricorda Di Lecce, precisando che il caso si riferisce a “13 cittadini eritrei e 11 cittadini somali, che facevano parte di un gruppo di circa 200 persone intercettate in mare e respinte in Libia senza aver avuto alcuna possibilità di chiedere protezione internazionale in Italia”.

Per Di Lecce la sentenza è “un passo fondamentale per il riconoscimento dei diritti umani e un importante indicazione per il futuro; auspichiamo che possa essere la bussola per il Governo Italiano per orientare i nuovi negoziati e gli accordi con la Libia e con gli altri paesi in materia di immigrazione. Una bussola non solo per l'Italia, ma anche per l'Europa”.

Nella fattispecie l'Italia è stata condannata per aver violato la Convenzione europea dei diritti dell'uomo, in particolare l'art. 3 (divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti), l'art. 13 (diritto ad un ricorso effettivo) e l'art. 4 del Protocollo aggiuntivo n. 4 alla Convenzione stessa (divieto di espulsioni collettive).

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