L’ARTICOLO 18

Dopo qualche riflessione, confortata anche dai segnali di Connazionali all’estero che seguono i nostri interventi, manifestiamo un punto di vista sui contenuti dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori. Quello che il Governo Monti vorrebbe modificare entro il prossimo mese. Se, veramente, il succitato articolo perdesse la sua originaria efficacia, il concetto di lavoro a tempo indeterminato andrebbe a sfumare con tutti i suoi granitici contenuti. Anche perché andrebbero ad essere rivisti i motivi di “giusta causa”. L’ idea di “posto fisso” è sempre stata la meta d’ogni aspirante ad un’occupazione. Almeno nel Bel Paese. Oggi ancor più che per il passato. Modificare, sotto questo profilo, lo Statuto s’andrebbe a mutare una conquista a lungo dibattuta. Oltre confine, non è mai esistita una siffatta tutela. Insomma, essere europei significa, tra l’altro, accettare qualche sacrificio che altri Popoli hanno affrontato prima di noi. Lo Statuto dei Lavoratori, nato nel 1971, ha poco più di quaranta anni, nella sua versione originale, ma potrebbe essere non più adeguato ai tempi; almeno secondo l’Esecutivo “tecnico” che ci governa. Comprendiamo che, con la modifica del nostro sistema previdenziale, gli italiani comincerebbero anche a perdere la certezza del posto di lavoro. Come a scrivere che lo status di lavoratore dipendente, forse, andrebbe a adeguarsi con quello già in essere nei Paesi UE. La via della mobilità è stata aperta. La strada sembra segnata; anche se le Forze Sociali non si mostrano in accordo con ciò che il Professore ha ipotizzato. Superato l’autunno, sarà la primavera ad essere “calda”. A nostro avviso, il mosaico sul fronte occupazionale, nonostante tutto, andrà a completarsi entro l’anno. L’Italia sta procedendo, a ritmo veloce, in un processo di trasformazione amara ma, evidentemente, necessaria. Per i lavoratori d’Italia ci saranno, però, nuove prospettive. Le attività autonome saranno incentivate. La libera iniziativa incrementata. L’importante è che si proceda subito con l’adeguamento degli ammortizzatori sociali che, in caso di modifica dell’art.18, dovrebbero essere presi in seria considerazione con le necessarie integrazioni. Le prese di posizione politica, che sino ad ora sono ufficialmente mancate, non potrebbero risolvere i problemi d’assestamento nel complesso settore dell’occupazione e della previdenza di casa nostra. E se i figli non potessero più avere la certezza del “posto” sicuro dei loro padri, si dovrebbe anche considerare l’evidenza di una maggiore integrazione della Penisola con gli altri Stati dell’Unione Europea, che tale certezza non l’avevano neppure per il passato. Alternative non ne vediamo. Il mercato del lavoro ha da essere riattivato ed indietro non è possibile tornare. Così anche l’Italia avrà da rivedere la sua realtà sociale interna con quell’internazionale. Una simile previsione, pur con tutte le cautele, sarebbe stata impossibile anche nell’Era Berlusconiana che ci aveva fatto sognare un Paese ben diverso da quello in cui viviamo.

Giorgio Brignola

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