Non deve restare un’oasi di giustizia nel deserto

di Antonio Di Pietro

La sentenza emessa oggi al processo di Torino contro i vertici della Eternit è un atto di civiltà di importanza storica per il nostro Paese e per il mondo intero. Non restituirà le vittime ai loro familiari ma crea una speranza per il futuro.

Per la prima volta sono stati condannati per il reato di disastro ambientale doloso e omissione dolosa di cautele i massimi vertici di un’azienda responsabile di migliaia di morti, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Louis de Cartier.

Per anni questi padroni fatto lavorare i loro operai senza nemmeno avvertirli del rischio mortale che correvano stando a contatto con l’absesto, il materiale venefico contenuto nell’amianto. Per mantenere alti i loro profitti hanno steso una cortina di silenzio che ha moltiplicato il numero delle persone esposte al veleno.

Mi auguro che abbiano la decenza di non dire una parola tutti quegli esponenti del centrodestra che oggi stanno cercando di rifarsi una verginità appoggiando il governo Monti ma ieri, per salvare il loro capo, erano pronti a votare quel processo breve (leggi prescrizione breve) che avrebbe messo fortemente a rischio anche il processo che si è concluso oggi.

Anche così, del resto, le vittime degli stabilimenti di Bagnoli e di Rubiera non hanno potuto ottenere giustizia perché nel loro caso il reato è stato prescritto e l’ingiustizia che subiscono offende le nostre coscienze.

Mi auguro anche che questa sentenza storica non resti un’oasi di giustizia nel deserto dell’ingiustizia sociale. Ci sono molti altri casi simili in Italia, a partire da quello dell’Ilva di Taranto, e molte migliaia di lavoratori corrono ogni giorno gravissimi rischi. Bisogna intervenire con la massima urgenza e severità, facendo rispettare le leggi che ci sono e varandone di nuove, come quelle che abbiamo presentato in materia noi dell’IdV. Solo così riporteremo in Italia un po’ di rispetto per la vita e la salute dei lavoratori.

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