LE CARTE IN TAVOLA

Questo, in ogni modo s’evolva la situazione economica nazionale, è l’anno della “svolta”. Le elezioni politiche della tarda primavera 2013, che auspichiamo non siano anticipate, dovrebbero modificare il nostro fronte partitico nazionale. Compreso quello, più scomodo, dei Connazionali oltre frontiera. Che ne seguirà le sorti. Però, non necessariamente in meglio. E’ preferibile scriverlo subito; proprio alle porte di quest’attesa primavera. Prima di tutto, resta da analizzare se la “cura” Monti è efficace; almeno per evitare successivi declassamenti anche a livello UE. Poi, resta da comprendere come intenderanno allearsi i partiti per garantire all’economia di non fare più passi indietro, con conseguenti vantaggi per la speculazione interna ed internazionale. La XVI Legislatura aveva evidenziato tante incongruenze che avrebbero potuto, senza l’avvento di un Governo Tecnico, ipotecare il futuro d’Italia e degli italiani. La primavera 2012 dovrebbe iniziare con la discussione, in via prioritaria, sulla riforma del nostro sistema elettorale ibrido. Anche se il quadro istituzionale non presenta segni di migliore compattamento. Sul fronte politico, c’è ancora tanta “nebbia” che non ci consente di vedere oltre i ristretti limiti del presente. Quello che c’è venuto a mancare, a nostro avviso, è stato un polo d’effettivo riferimento sul quale, con buon’approssimazione, potevano confluire anche gli incerti che nella Penisola non sono pochi. Con la chimera dei “polarismi”, ci siamo perduti nei meandri di una politica che nulla avrebbe potuto offrire al nostro futuro. Monti ci ha fatto capire che le strategie economiche non possono seguire le vie politiche. Ma dopo di lui, politica ed economia dovranno trovare parametri di convivenza. In caso contrario, non ci sarebbe prova d’appello per il Bel Paese. Noi sceglieremmo il “nuovo”. Ma non solo quello d’apparenza. Sarebbe inutile proporre alternative per puntellare un sistema che è, obiettivamente, allo sfascio. Riteniamo, invece, di muoverci con piccoli, ma sicuri, passi verso una differente concezione della tutela, che è prioritaria, delle necessità di questa nostra Penisola. Le idee, almeno quelle indispensabili per farsi intendere, dovrebbero essere evidenziate prima dell’autunno. Con una precisa linea operativa a livello interno ed internazionale. Nello spirito UE. I mesi che restano dovrebbero servire per approntare un dibattito parlamentare con chiari richiami alle ipotesi per rilanciare il nostro Paese. Per il bene d’Italia, le alleanze non sono indispensabili. Dopo Monti, anche le cobelligeranze potrebbero far comodo per schiodare gli indecisi e chi si è arroccato tra gli “indipendenti”. Il primo atto da compiere, con questo Potere Legislativo, forzatamente “feriale”, è la discussione ed il varo, prima di fine d’anno, della nuova legge elettorale che andrebbe a rivisitare l’assetto parlamentare, e non solo, della Repubblica. I preliminari per cambiare in meglio sembrano non mancare. Ma si preferisce tergiversare nei labirinti delle Commissioni parlamentari. Meglio, invece, sarebbe mettere subito le carte in tavola per poterci rendere conto se la “partita” potrà essere giocata.

Giorgio Brignola.uello

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