Rimborsi elettorali e illegalità  compiute dai partiti politici beneficiari

Il rovente dibattito sulla questione dei rimborsi elettorali di questi giorni viene spesso posto e interpretato come una semplice questione interna ai partiti, con una illegalità circoscritta a quei rari episodi emersi, dove la distrazione dei fondi è avvenuta ad opera di qualche tesoriere.
In realtà, vi sono invece tutta una serie di aspetti e considerazioni da valutare attentamente, la cui trattazione potrebbe arrivare a svelare quei retroscena alla base della costituzione di uno strapotere illegittimo da parte dei partiti politici italiani di questi ultimi anni.
1) L'aggiramento di un esito referendario è la prima illegalità che si possa compiere in una democrazia (quello del ’93 abolì totalmente il finanziamento pubblico ai partiti). Il primo articolo della nostra costituzione sancisce infatti che la sovranità spetta al popolo, e non ai partiti, i quali sono tenuti a rispettarla rigorosamente. 2) Per essere “rimborsi elettorali”, quelli definiti dall’attuale quadro legislativo dovrebbero essere fondi di ristoro a fronte di documentate spese sostenute dai partiti per ogni campagna elettorale, non altro. Quello invece che è avvenuto è un vero e proprio finanziamento pubblico camuffato, configurabile in pieno col reato di truffa.3) Altra questione riguarda il meccanismo di attribuzione delle risorse, che come è noto viene calcolato sugli aventi diritto al voto in misura di un euro per ogni elettore iscritto, per gli anni di legislatura prevista, per le tipologie elettorali ammesse a rimborso (Camera, Senato, Europee, Regionali). Se la norma è stata studiata nel rispetto della sovranità degli elettori (dal quale numero dipende appunto il finanziamento massimo erogabile), la stessa sovranità non viene poi rispettata nel momento della ripartizione, in quanto, come è noto, i partiti si dividono in misura percentuale anche le quote astensionistiche dell’elettorato (disertori delle urne, schede bianche, nulle o non attribuibili). Quelle astensionistiche sono quote prive di qualsiasi indirizzo di destinazione, e non possono essere fagocitate da nessun partito se non dalle stesse casse dello Stato dalle quali originano.4) La degenerazione del Parlamento parte proprio dai rimborsi elettorali, sia perchè la Corte dei Conti, la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate, le Procure, trattandosi di fondi di ristoro, sono fortemente limitate nel loro ruolo di accertamento e verifica, a meno che non vi siano esposti o denunce sporte all’interno degli stessi partiti, cosa comunque molto rara se non impossibile. 5) Quanto sta emergendo in questi giorni potrebbe essere solo la punta di un iceberg, composto in realtà da un insieme di attività illecite, fondi neri, capitali trafugati, investiti o riciclati in maniera illegale o incontrollata.6) E dietro la costituzione di ammontari di capitali derivanti dai rimborsi elettorali ci potrebbero inoltre essere, come certamente vi sono, vere e proprie attività estorsive e ricattatorie esercitate dai partiti sui loro stessi aspiranti eletti, costretti a pagarsele di tasca propria le campagne elettorali! 7) Inoltre, proprio in virtù di ciò, assumerebbe ulteriore incisività la pressione e il controllo esercitati dai partiti nei rispettivi ambiti dell’esercizio istituzionale dei loro eletti, rendendoli succubi esclusivi dei vertici del partito e non al servizio degli elettori.

Per questi motivi, dopo avere già querelato per truffa i partiti politici beneficiari dei rimborsi elettorali, la CVDP, che è l’unico movimento riconosciuto per la rivendicazione delle prerogative di sovranità anche degli astensionisti, ha già dato mandato di costituirsi “parte lesa” e “parte civile” in ogni procedimento giudiziario riguardante l’indebita distrazione o alienazione di tali fondi.

Roma, 9 febbraio 2012

la CVDP (Commissione di Vigilanza

per la Democrazia Partecipativa),

movimento astensionista politico

per il rilancio della sovranità popolare

Cordialmente,

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