Marchionne, almeno paghi come i suoi dipendenti!

di Maurizio Zipponi

Sergio Marchionne è l’amministratore delegato Fiat che ha già chiuso Termini Imerese, Irisbus , CNH di Imola e si avvia a chiudere Maserati di Modena e ha oltre la metà dei dipendenti in cassa integrazione pagata dallo Stato. Sotto la sua gestione, ai lavoratori sono stati sottratti gli elementari diritti democratici garantiti dalla Costituzione: gli operai non possono più votare per chi vogliono, dal momento che chi non firma i contratti non ha più diritto di rappresentanza, e gli sono stati fortemente limitati il diritto di sciopero e quello di andare in malattia.

Marchionne non è il primo manager che guida la Fiat col pugno di ferro. Ma mentre gli altri, come Valletta e Romiti, almeno lo facevano per produrre e vendere automobili italiane, il suo obiettivo è portare via dall’Italia il grosso della produzione e garantire agli azionisti ricchi dividendi con le manovre finanziarie invece che costruendo automobili che funzionano. Il presidente del consiglio Monti trova che questa sia un’importante innovazione. Forse per qualcuno lo sarà davvero, ma certo non per l’Italia.

Anche se vende ogni mese meno macchine dei concorrenti perdendo così continuamente quote di mercato, la Fiat ha appena premiato il suo amministratore delegato con un pacchetto di azioni del valore di oltre 50 milioni di euro. Giustamente. Marchionne sta facendo bene il suo lavoro, che non è produrre automobili ma arricchire gli azionisti con i giochi di prestigio finanziari, mettere in ginocchio i lavoratori e poi mollare l’Italia.

Per anni il governo Berlusconi è stato a guardare questa manovra senza muovere un dito per difendere uno dei principali asset strategici italiani, al contrario di quanto facevano gli altri governi europei. Col nuovo governo non è cambiato proprio niente. Anche se per un secolo la Fiat ha usufruito di ogni tipo di aiuto possibile da parte dello Stato italiano, Monti e Passera si comportano come se la faccenda non li riguardasse.

Su questo pacchetto di azioni Sergio Marchionne pagherà al massimo il 30% di tasse, cioè molto meno dei dirigenti Fiat e poco più dei suoi operai con 1200 euro di salario al mese. Ha preso la residenza in un cantone svizzero e così agli occhi del fisco compare come “cittadino residente all’estero”. Formalmente è tutto in regola, nella sostanza è un modo sfacciato di fregare il fisco italiano.

Forse i nostri ministri dovrebbero dire e fare qualcosa di fronte a comportamenti scandalosi come questo, invece di uscirsene fuori con battute di pessimo gusto sulle difficoltà dei giovani che non trovano lavoro.
Il presidente Obama dice che i manager dovrebbero pagare più tasse delle loro segretarie. A noi basterebbe che Marchionne pagasse almeno quello che pagano i suoi dipendenti.

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