Che gioco fa l’Esecutivo sulla Giustizia? Sembra l’ennesimo trucco ‘politico’ del governo ‘tecnico’

Imbroglio e vendetta. Puzza l’emendamento votato ieri alla Camera secondo cui “chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento” di un magistrato “in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue funzioni o per diniego di giustizia”, possa rivalersi facendo causa allo Stato e al magistrato per ottenere un risarcimento dei danni. A pagare sara’, dunque, la toga.

Puzza, innanzitutto, perchél’emendamento proposto dalla Lega è passato con il voto segreto: è quanto di più gattopardesco possa esserci. Chi voleva far passare questo provvedimento, doveva farlo mettendoci la faccia e non nascondendosi dietro la segretezza. In Italia c’è la paura di giocare a carte scoperte e di assumersene le responsabilità. Puzza di imbroglio perché in realtà la legge c’è e va applicata, non bisogna creare nuove norme ‘taglia teste’. I magistrati, infatti, sono soggetti alle norme civili, amministrative e penali, al pari di chirurghi e avvocati.

E allora perché questo emendamento sulla responsabilità civile dei magistrati? Mi viene da pensare che a stuzzicare la decisione siano state le indagini pendenti che riguardano tutti i partiti, in maniera trasversale, e di cui si sente molto parlare in questi giorni. Partiti che hanno scelto, evidentemente, la strada di intimidire i magistrati e far passare il messaggio che gliela faranno pagare.

Mi domando, infatti, quante Procure, di fronte alla paura di sbagliare sceglieranno piuttosto di mettere le indagini nel cassetto. E qui provo un altro sussulto. Già, perché di fronte a quella che l’Associazione nazionale dei Magistrati ha definito “azione intimidatoria”, minacciando lo sciopero, il governo Monti ha nicchiato. Allora ho la sensazione che questo governo, con il volto della sobrietà e della gentilezza, nasconda delle trappole clamorose. Non mi convince, infatti, questo balletto di interventi: un piglio decisionista, a volte apparentemente arrogante, quando gli conviene, e toni flebili, quasi sussurrati, quando si toccano argomenti come la giustizia.

Le dichiarazioni del ministro Severino (“il provvedimento va corretto in Senato”) hanno fatto il solletico a chi si nasconde dietro questo attacco segreto e, in quanto tale, vigliacco ai magistrati. Che al governo convenga l’assalto ai giudici? Che anche questo faccia parte dell’accordo per far dimettere Berlusconi e portare Monti a Palazzo Chigi? Non mi spiego diversamente la cena, dopo il voto, tra Monti e i leader della maggioranza politica dell’ABC (Alfano, Bersani e Casini) che lo sostiene. Alla faccia del governo tecnico.

Se il governo e la Severino hanno a cuore davvero il funzionamento della giustizia, si adoperino in Parlamento per cambiare questo provvedimento obbrobrioso e incostituzionale e non in incontri serali, dove in genere, si discutono accordi politici. E se i partiti che si proclamano ‘onesti e trasparenti’ lo sono davvero, lascino che, se c’è del marcio al loro interno, emerga. Non possiamo impedire ai magistrati di fare il loro dovere. La minaccia volgare della politica alla magistratura tenta di fare insabbiare tutte le indagini sull’intreccio tra politici, imprenditori e poteri forti. Una manovra che viene da lontano per inquinare la nostra democrazia.

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