PDL: CRISI DI NERVI E D’UNITA’, SCISSIONE DIETRO L’ANGOLO?

Il principio fu il Polo delle Libertà. Era il 1994 quando l’imprenditore Silvio Berlusconi decise di scendere in campo, fondando Forza Italia e il centro destra. Il Cavaliere diventò così per la prima volta Presidente del Consiglio, presentandosi a Palazzo Chigi con una coalizione inedita: Forza Italia, un partito politico nuovo, Alleanza Nazionale, nato dalle ceneri del vecchio MSI e la Lega Nord di Umberto Bossi che, dalla vittoria nelle amministrative del 1993, guadagnò in fama, voti fino a conquistarsi le prime scene dentro il Parlamento italiano. Un’alleanza che, dopo aver vinto alle urne, sembrava indissolubile, ma che già si ruppe dopo alcuni mesi. La Lega Nord, un partito di rottura con a capo il ribelle e secessionista Umberto Bossi, con una mozione di sfiducia, rispedì Berlusconi al Quirinale per le dimissioni, rompendo momentaneamente l’alleanza con il Cavaliere e Forza Italia. L’Alleanza torna però con il passare degli anni a essere forte più che mai, vincendo così le elezioni del 2001. Da quel momento i rapporti fra Berlusconi e il Senatur, sembrano essere indistruttibili, ma il prode Umberto troppe volte si manifesta come la mina vagante par excellence del Cavaliere. Il Federalismo tanto acclamato in quel di Pontida, sa da fare e il Carroccio vuole fortemente la riforma, una riforma che diventa un vero e proprio tormentone politico, fino ad arrivare all’attuale legislatura, quella nata dopo le vincenti elezioni del 2008. Il governo Berlusconi però non riesce ad arrivare al 2013. Il 12 novembre 2011, Silvio Berlusconi è costretto a dimettersi. La sua maggioranza non c’è più, l’Italia rischia di sprofondare nel baratro della recessione e in Europa è fortemente messa in discussione la credibilità del nostro Paese. Nasce un esecutivo tecnico, quello capeggiato dall’economista e professor Mario Monti. Una maggioranza di larghe intese e così sarà: Monti riceve l’appoggio di tutti i partiti tranne che della Lega che va all’opposizione. Sarà proprio il sì a Monti la ciliegina sulla torta che segna l’amara rottura fra Berlusconi e il Senatur. Nonostante le continue smentite in casa Pdl, il rapporto Berlusconi-Bossi si è parecchio incrinato. L’appoggio del Pdl a Monti non viene perdonato dal Carroccio che ora minaccia: “staccate la spina al governo o faremo cadere Formigoni in Lombardia”. Minaccia? Ricatto? Ai posteri la scelta; l’ex premier in cuor suo sa bene che questa rottura ha il sapore dell’irreparabile. Nuovi problemi e preoccupazioni in vista per la vecchia coalizione di centro destra: le amministrative di Marzo ci diranno dove andrà esattamente il Popolo delle Libertà. I forti contrasti dentro lo stesso partito del Cavaliere, rischiano di far saltare un progetto politico lungo 18 anni. Troppe divisioni: chi sostiene l’attuale governo, chi preme per andare al voto anticipato e da ultimo l’ennesima minaccia di Bossi che sa tanto di bomba accesa, pronta a esplodere. Silvio e il partito sull’orlo di una crisi di nervi? Difficile misurare lo stato d’animo di un leader e dei suoi uomini, più giusto dire che il Pdl è in crisi di unità. Lo spauracchio dissoluzione dentro il centro destra sta facendo capolino molto minacciosamente; il bipolarismo? Si prepara a ricevere il suo de profundis.
Marco Chinicò

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