RIFORMA DEL LAVORO: MONTI, “SERVE PIU’ MOBILITA’ E UN LAVORO CHE TORNI AD INCLUDERE”

Riforma del lavoro, il tema sull’Italia che scotta. Dopo la manovra “Salva-Italia” e le liberalizzazioni, scatta l’ora delle discussioni sulla riforma del lavoro, un altro punto debole italiano. Un mercato che deve essere assolutamente riformato e sul quale ci sono stati già in precedenza degli scontri con i sindacati che temono una modifica se non addirittura un’abrogazione dell’articolo 18. Giù le mani dall’articolo 18, ha ribadito più volte Susanna Camusso, il segretario generale del Cgil. La prossima settimana il Ministro del Lavoro, Elsa Fornero, s’incontrerà con le parti sociali e con gli alti vertici di Confindustria per mettere sul tavolo idee e proposte per un lavoro che torni effettivamente a funzionare. Ieri il Presidente del Consiglio, Mario Monti, intervenuto al Tg1 nell’edizione serale delle 20, ha detto espressamente che è necessario avere maggiore mobilità ovvero un mercato del lavoro che non ragioni prendendo come punto di riferimento il singolo posto di lavoro, ma il singolo lavoratore. E’ arrivato il momento, ha dichiarato sempre Monti, di capire se effettivamente il nostro mercato del lavoro funziona, perché non funziona, come mai tanti giovani under 25 non trovano lavoro. Una volta trovata la risposta a questi quesiti, è necessario lavorare sodo per scardinare una situazione di enorme disagio, caratterizzato da aziende che invece di includere i giovani li escludono. A questo bisogna aggiungere le abnormi difficoltà, spesso senza via di uscita, di 50enne che, una volta perso il posto di lavoro, non lo ritrovano più. Tanti aspetti e problemi di un lavoro, qual è quello italiano, senza dubbio penalizzato dalla crisi economica, da una riforma sbagliata dell’Irap che oggi penalizza fortemente il lavoratore in quanto il costo del lavoro è eccessivamente oneroso per i datori stessi e da una crisi strutturale caratterizzata da una cultura, se così possiamo chiamarla, dell’esclusione del lavoratore. Forza lavoro uguale crescita: al governo il duro compito di diffondere un concetto finito da tempo nel crepaccio.
Marco Chinicò

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