Darko Šarić e la pista sudafricana

di Matteo Zola

Il superboss del narcotraffico balcanico, Darko Šarić, si nasconde forse in Sud Africa protetto dalla mafia locale e dalla polizia corrotta, almeno secondo una voce riportata dal giornale sudafricano Daily Voice. Secondo quanto riportato dal giornale, Šarić vivrebbe sotto uno pseudonimo, nella provincia di Gauteng, dove si trovano le città di Pretoria e di Johannesburg.
Šarić si trova ricercato dalle polizie di mezzo mondo da quando, nel 2009, l’Interpol ha sequestrato oltre due tonnellate di cocaina nei pressi della costa uruguayana in un’operazione denominata “Balkan Warrior”. Venne così alla luce un intenso traffico tra il Sud America e i Balcani occidentali che vede la mafia serba protagonista mondiale del commercio di cocaina. Secondo la polizia serba la rete di Šarić riguarderebbe anche il Sud Africa da cui, vista la stretta sulla rotta tra Sud America ed Europa, farebbe scalo la coca diretta nel vecchio continente. Un traffico del valore di un miliardo di euro l’anno che Šarić – sempre secondo la polizia serba – riciclerebbe in Montenegro dove il boss ha ancora numerose proprietà immobiliari che, invece, in Serbia sono state poste sotto sequestro.
Šarić non è l’unico criminale serbo che ha cercato l’anonimato e la protezione in Sud Africa: Dobrosav Gavric, l’assassino del criminale di guerra Zeljko Raznatovic “Arkan”, è stato recentemente arrestato a Città del Capo dove aveva trascorso ben tre anni sotto la protezione di Cyril Beeka, criminale locale di origini slave, ucciso in un regolamento di conti nel marzo scorso.

Darko Šarić, ormai sessantacinquenne, sarebbe anch’egli collegato alla rete di Cyril Beeka e, secondo il Daily Voice, dopo la morte di Beeka si troverebbe senza protezione, minacciato dai suoi nemici e braccato dalla polizia.

Il governo sudafricano sta facendo il possibile per togliere al Paese l’etichetta di paradiso dei criminali anche se, di fatto, sembra esserlo. L’arresto del capo della polizia sudafricana, Jackie Selebi, è un segno di questa volontà di fare piazza pulita ma testimonia anche il livello di corruzione nel Paese. Salebi, già capo dell’Interpol dal 2004 al 2008, è stato condannato nel 2010 per avere avuto rapporti con personaggi della criminalità organizzata internazionale.

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