Enormi bestioni paralizzano le autostrade italiane, siete sicuri che l’Italia esista ancora? Io ne dubito

di Giampiero Mughini

Scrivo dopo avere appena visto il telegiornale delle 13.30 di lunedì 23 gennaio 2012. E dunque notizie e immagini che voi tutti conoscete. Le immagini degli autocarri dei trasportatori che stanno bloccando l'Italia in tutte le direzioni, enormi bestioni che paralizzano le autostrade italiane. Gente che sta andando al lavoro o tornando dal lavoro come imprigionata. Il governo minaccia provvedimenti, mi chiedo quali provvedimenti siano possibili in un Paese dove da decenni qualsiasi branco di esasperati si butta sui binari ferroviari a bloccare i treni o sulle strade che conducono agli aeroporti.

Non sono affatto così imbecille da pensare che gli autotrasportatori non abbiano le loro ragioni, e perché sta aumentando il costo dei pedaggi autostradali e perché le loro fatture vengono pagate alle calendre greche, come non avviene in nessun altro Paese dell'Europa civile. Hanno le loro ragioni, ma che colpa ne hanno i privati cittadini che in questo momento sono imprigionati lungo la rete autostradale italiana, quella che una volta aveva avvicinato i due lembi d'Italia. Ma l'Italia esiste ancora come tale, uno Stato con la sua identità condivisa, le sue leggi che valgono per tutti? A me non pare. Qualche giorno fa a Palermo c'è stato un grande corteo in buona parte di giovani che hanno lacerato la bandiera italiana e reclamato l'indipendenza siciliana. Stesse a me (che sono siciliano) gliela darei subito, facciano d'ora in poi da soli senza quel fiume di soldi che da Roma arriva alla Sicilia, a pagare ad esempio gli indecenti stipendi di quelli che lavorano all'Assemblea regionale siciliana. Per non parlare ovviamente degli altrettanto indecenti proclami di una “Padania indipendete” che provengono dal popolo in camicia verde rappresentato politicamente dai leghisti, che peraltro sono sul punto di scannarsi fra loro.

Ognuno di noi ha mille e una ragione per non essere felice di quello che sta accadendo. Posti di lavoro che cadono come mosche. Pensioni che sembravano a portata di mano e che invece le avrai fra un bel po' di anni. Aziende che hanno lavorato per lo Stato e che passano anni prima di essere pagate. Un mio amico che scrive sui giornali e che ieri sera mi ha detto che il suo giornale lo paga adesso un quarto di una volta. Famiglie che sino a ieri l'altro avevano un regime di vita decente, e che adesso si trovano sull'orlo della povertà. Un ristorante che aveva aperto vicino casa mia a Roma, e che era un ottimo ristorante di pesce, solo che la gente non ha più i soldi di che andare a mangiare il pesce in un ristorante: pochi mesi, e il ristorante ha chiuso e mi immagino le famiglie di quelli che ci lavoravano, i conti che non sono stati pagati, i debiti che resteranno tali.

E' l'Italia, o forse non dovremmo più chiamarla così. Forse siamo come la Grecia, stiamo cadendo a pezzi. O forse siamo come l'Argentina di alcuni anni fa, che andò per l'appunto in fallimento e non pagò più i suoi debite e lo sanno i risparmiatori italiani che avevano comprato delle obbligazioni argentine e che ancora stanno aspettando di rientrare dei soldi che avevano tirato fuori. Un Paese che va a pezzi, non solo Pompei. Un Paese dove se qualcuno sbarca all'aeroporto in questi giorni, e sta andando a un lavoro e ha fretta, un taxi non lo trova neppure a piangere in terra. Perché i tassisti sono in guerra contro l'Italia, e il loro è un esercito potente. Nel senso che può esercitare un ricatto potente. Anche i tassisti hanno le loro ragioni, ci mancherebbe altro. E del resto in una giungla dove le bestie feroci mangiano quelle più deboli, forse che le bestie feroci non hanno il diritto di mangiare almeno una volta al giorno? Nella giungla. Prima la chiamavamo Italia.
23 gennaio 2012

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