"La nuova evangelizzazione del mondo"

Cerco, su internet, recensioni del saggio “La nuova evangelizzazione del mondo”, di monsignor Rino Fisichella, e mi capita sotto gli occhi, una sua relazione (Diocesi Cerreto Sannita -14 settembre 2011) sullo stesso tema. Ne trascrivo un passo: «”Cosa dobbiamo fare?” La domanda è presente almeno due volte nel Nuovo Testamento… Di fronte alle parole di Gesù: “Procuratevi non il cibo che perisce, ma quello che dura per la vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà” (Gv 6,27), la folla chiede, appunto, “cosa dobbiamo fare?”. La risposta appare tanto semplice quanto radicale e impegnativa: “Credere in colui che il Padre ha mandato” (Gv 6,29). La seconda volta, la stessa domanda la si ritrova negli Atti degli Apostoli… molti si “sentirono trafiggere il cuore” e chiesero ai Dodici: “Cosa dobbiamo fare?”. La risposta di Pietro era diversa da quella del Maestro solamente nei termini non nel contenuto: “Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo per la remissione dei peccati” (At 2,38). Nell'uno come nell'altro caso, alla domanda sul “fare” viene risposto con un richiamo all' “essere”; al primato dell'agire dell'uomo, viene anticipato il primato della grazia che permette di compiere atti altrimenti impossibili…. Vale, dunque, anche per noi la domanda: “Cosa dobbiamo fare?”».

Perché il monsignore afferma che la domanda è presente nel Nuovo Testamento almeno due volte, anziché almeno quattro volte? Quella domanda, prima d'essere rivolta a Gesù, è posta dalla folla a Giovanni Battista. E la stessa domanda è rivolta a Gesù, dal giovane ricco. Perché il monsignore ignora tranquillamente i due episodi? Semplicemente perché le risposte, nei due casi, sono oltremodo imbarazzanti per la Chiesa. Gesù e il Battista rispondono che la cosa necessaria da fare, innanzitutto, è liberarsi degli averi. Gesù, al giovane ricco, risponde: “Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che hai e dallo ai poveri, così avrai un tesoro in cielo: poi vieni e seguirmi” (Mt 19, 21). E Giovanni Battista risponde alla folla: «Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha; e chi ha del cibo faccia lo stesso» ” (Lc 3, 11). Ecco allora la prima cosa che dovrebbe fare la Chiesa: imitare Cristo, il quale, per parlare al mondo, si mise nella condizione di non avere dove reclinare il capo (Mt 8,20). Dovrebbe liberarsi delle tuniche di troppo e dei troppi preziosi cuscini. Liberarsi del superfluo. Altrimenti non è credibile. Non si può “essere”, sino a che si è invischiati nell’”avere”.

Renato Pierri

P.S. A Giovanni Battista, la domanda viene rivolta tre volte: prima dalla folla, poi dai pubblicani, e infine da alcuni soldati.

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