Arriva l’ 11 settembre e minaccia e vive nel vuoto e non è colpa mia se nessuno ricorda…

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Dopo essere stata a Genova nel 2001, capitava di andarci a luglio non solo per vedere l’Acquario…, mi capitò di andare in vacanza con una barca a vela presa a noleggio: un’ ammucchiata di sorelle mariti e figli. Lavoravamo ancora tutti noi grandi, e il Canale di Corinto era l’ultima postazione di terra dell’ amatissima Grecia, per poi tornare in Italia dopo un mese di libertà in navigazione. Non andò così. C’era stata una frana nel Canale e rimanemmo fermi con tutte le altre barche che battevano tutte le bandiere di questo mondo, per quasi tre giorni, lunghissimi…Ero sulla riva di una piccola baia nei paraggi di quella sosta forzata, quando mi arrivò un messaggio della Tim a caratteri cubitali: era l’ 11 settembre 2001, la guerra, la fine del mondo. (2001Attacco terroristico dell’11 settembre 2001: negli Stati Uniti, il dirottamento di tre aerei provoca il crollo del World Trade Center a New York e danni al Pentagono, e un quarto si schianta in Pennsylvania; muoiono quasi 3000 persone.)

Mia madre cominciò a inviare messaggi Tornate! Si, tornare come? Avevamo quel guscio da riportare e non potevamo fare il periplo della Grecia. Per primi, dal Canale dove stavano riparando il piccolo crollo di una parete, partirono certi che avevano la bandiera americana: andavano ad Atene ad aspettare. Cercammo nell’unico emporio vicino i giornali greci. Non capimmo niente ma avevamo una sensazione precisa e amarissima che qualcosa di “bruciato” aleggiava in quella storia di draghi e vittime. Non era una favola a lieto fine. Ci dissero poi che la guerra sarebbe stata infinita.
A tutt’oggi dura.

Ho coprodotto in seguito, con una piccola cifra ma significativa per me, il film Zero inchiesta sull’ 11 settembre, certo non per diventare ricca e neanche perchè lo ero ma avvenne che nel frattempo ero andata in esodo dalla banca e presi la liquidazione, e cambiai la residenza da Roma a Capranica: potevo farlo.

1/11 Zero – Inchiesta sull’11 Settembre 2001

Ho navigato dopo quella data pochissimo in barca e molto più in rete e mi spiace molto , perchè il contatto col mare e la natura, ridimensiona tutto.Basti pensare che la distanza e il tempo servono a volte a ridare dignità a certi episodi della storia dis/umana che accadono. L’ 11 settembre del 1599, venne giustiziata a Roma Beatrice Cenci con la matrigna e il fratello, in piazza Castel Sant’ Angelo, per parricidio.

Nel 1800, 11 settembre, è la volta di Luisa Sanfelice, giustiziata a Palermo dal re Ferdinando I delle Due Sicilie.

11 settembre 1973, in Cile è il golpe militare di Augusto Pinochet che rovescia il governo e Salvador Allende , presidente, muore durante le ultime fasi di assalto al palazzo presidenziale e pronuncia un ultimo appello alla radio.

Los ultimos minutos de Salvador Allende

Era l’11 settembre del 1973:confesso che ho vissuto. Anche questo scrissi riportando le parole di Pablo Neruda: “Il mio popolo è stato il più tradito di quest’epoca. Dai deserti del salnitro, dalle miniere sottomarine di carbone, dalle alture terribili dove si trova il rame estratto con lavoro inumano dalle mani del mio popolo, è emerso un movimento liberatore di grandiosa ampiezza. Quel movimento ha portato alla presidenza del Cile un uomo chiamato Salvador Allende, affinchè riscattasse le nostre ricchezze dalle grinfie straniere… Dovunque sia stato, nei paesi più lontani, i popoli hanno ammirato il presidente Allende e hanno elogiato lo straordinario pluralismo del nostro governo. Mai nella sede delle Nazioni Unite a New York, si è udita un’ovazione come quella tributata al presidente del Cile dai delegati di tutto il mondo. Qui, in Cile, si stava costruendo, fra immense difficoltà, una società veramente giusta, elevata sulla base della nostra sovranità, dal nostro orgoglio nazionale, dall’eroismo dei migliori abitanti del paese. Dalla nostra parte, dal lato della rivoluzione cilena, stavano la costituzione e la legge, la democrazia e la speranza. Dall’altra parte non mancava nulla. C’erano arlecchini e pulcinella, pagliacci, terroristi con pistole e catene, frati falsi e militari degradati. Gli uni e gli altri giravano nel carosello della disperazione. Andavano tenendosi per mano il fascista Jarpa e i suoi cugini di “Patria e Libertà”, disposti a rompere la testa e a spaccare l’anima a chiunque, pur di recuperare la grande azienda: per loro il Cile era solo questo. Pur di rendere più ameno l’avanspettacolo ballavano assieme a un grande banchiere un po’ macchiato di sangue; il campione di rumba Gonzales Videla, che a passo di danza, aveva consegnato tempo fa il suo partito ai nemici del popolo.”

Ultimo Discurso de Salvador Allende, el 11 Sept 1973

Non scorderò mai quei corpi (duecento all’incirca) che si lanciavano dalle torri, li vidi al ritorno, due o tre volte…presa alla sprovvista mentre passavano commenti e immagini…
Non ho un buon rapporto con le pareti ripide e i vuoti delle altitudini, soffro di vertigini…

ma navigando, capita di incontrare personaggi in cerca di autore e magnifici artisti come quelli del Teatro Stabile d’Abruzzo e la compagnia Terrateatro denominato “vivo nel vuoto”.

Twin Towers Tightrope Walk – Phillipe Petit

“VIVO NEL VUOTO” è un omaggio a Philippe Petit, il più famoso funambolo della storia.

Man of wire.

“La sua più grande impresa è stata quella compiuta nel 1974, quando attraversò su una fune le Twin Towers, diventando il poeta dell’aria. Werner Herzog dice di Philippe Petit:” …mostra l’arte di colmare ed illuminare il Vuoto, un vuoto tra due torri, due orli di precipizio, due pianeti, o lo spazio tra il cuore e lo spirito. Un filo collega ciò che sarebbe rimasto separato per sempre nella solitudine”.
Il Progetto nasce da un percorso realizzato con gli attori disabili del Teatro delle Formiche che ha portato alla realizzazione di un primo studio dal titolo “Sognando Philippe” e questo spettacolo è la sua naturale prosecuzione. La vicenda, nella sua forza espressiva, è appunto il pretesto per parlare di quella celebre “passeggiata” tra le Torri Gemelle, ma anche per parlare di solitudini che si incontrano.
Tentare una improbabile emulazione di una “passeggiata” nel vuoto è una metafora, un tentativo di costruire una visione al limite della realtà. Importante non è quel momento di straordinaria magia; straordinario, piuttosto, diventa la sua preparazione, la strada che conduce verso l’irraggiungibile. Può bastare per risvegliare le emozioni.”
Come non ricordare che NESSUNO RICORDA certi 11 settembre ma uno come Ken Loach, si, li ricorda e diventa film, storia, arte.
Stamattina , come da anni, si ripetono le Minacce: “Allarme negli Usa per possibili attacchi di Al Qaida per il decennale dell’11 settembre a Washington e New York. Si parla di “minaccia credibile, specifica, ma non confermata”. “Raddoppiare gli sforzi”, ha detto il presidente Barack Obama. Il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha invitato a evitare il panico e a informare le autorità su ciò che e’ sospetto. Attenzione su tre persone, tra cui un cittadino Usa, arrivate dall’Afghanistan per preparare un attentato con un veicolo-bomba.”
Se ci ripenso è una vertigine, una spirale infinita di emozioni che mi viene voglia di urlare …andate sulla strada, on the road…Again. E reclamate la vita. Non è illegale.
Doriana Goracci
L’altro 11 settembre – non è colpa mia
Scritto da Doriana Goracci Sabato 11 Settembre 2010 09:59
Tutto il mondo sa cosa successe l’11 settembre dell’anno 2001. Ognuno si è fatta un’idea con un pensiero altrettanto unico e opposto all’altro, religioni e guerre a confronto e in mezzo i morti. Mi farebbe piacere che si conoscessero anche queste immagini, di un grande regista come Ken Loach. Il cineasta inglese ha realizzato un corto su l’11 Settembre 1973, il giorno del golpe in Cile ai danni del governo democraticamente eletto, e si rivolge direttamente ai parenti delle vittime dell’11 Settembre 2001. Vediamo così in parallelo passato e presente, libertà e oppressione. “Far vivere almeno il ricordo di ciò che e di chi è, sparito per sempre, perchè riappare solo l’oscena faccia del potere ed è una smorfia Globale. Fosse che è colpa mia…” E’ colpa mia se siamo diventati indifferenti più poveri più tristi e meno intelligenti è colpa mia che non mi curo delle tue speranze forse perché delle idee non so più che farne è colpa mia non ci avevo mai pensato è colpa mia non presto mai troppa attenzione è colpa mia perché non prendo posizione è colpa mia mi crolla il mondo addosso se ci penso non me ne frega niente è colpa mia ho aperto gli occhi all’improvviso…” Dal Teatro degli Orrori.
Dal testamento di Salvador Allende l’ ultimo discorso del presidente cileno da Radio Magallanes:

“Pagherò con la mia vita la difesa dei principi che sono cari a questa patria. Cadrà la vergogna su coloro che hanno disatteso i propri impegni, venendo meno alla propria parola, rotto la disciplina delle Forze Armate. Il popolo deve stare all’erta, vigilare, non deve lasciarsi provocare, né massacrare, ma deve anche difendere le sue conquiste. Deve difendere il diritto a costruire con il proprio lavoro una vita degna e migliore. Una parola per quelli che, autoproclamandosi democratici, hanno istigato questa rivolta, per quelli che, definendosi rappresentanti del popolo, hanno tramato in modo stolto e losco per rendere possibile questo passo che spinge il Cile nel baratro. In nome dei più sacri interessi del popolo, in nome della patria vi chiamo per dirvi di avere fede. La storia non si ferma né con la repressione né con il crimine; questa è una tappa che sarà superata, è un momento duro e difficile. E’ possibile che ci schiaccino, ma il domani sarà del popolo, sarà dei lavoratori. L’umanità avanza per la conquista di una vita migliore. Compatrioti: è possibile che facciano tacere la radio, e mi accomiato da voi. In questo momento stanno passando gli aerei. E’ possibile che sparino su di noi. Ma sappiate che siamo qui, per lo meno con questo esempio, per mostrare che in questo paese ci sono uomini che compiono la loro funzione fino in fondo. Io lo farò per mandato del popolo e con la volontà cosciente di un presidente consapevole della dignità dell’incarico. Forse questa sarà l’ultima opportunità che avrò per rivolgermi a voi. Le Forze Aeree hanno bombardato le antenne di radio Portales e di radio Corporacion. Le mie parole non sono amare ma deluse; esse saranno il castigo morale per quelli che hanno tradito il giuramento che fecero. Soldati del Cile, comandanti in capo e associati – all’ammiraglio Merino – il generale Mendoza, generale meschino che solo ieri aveva dichiarato la sua solidarietà e lealtà al governo, si è nominato comandante generale dei Carabineros. Di fronte a questi eventi posso solo dire ai lavoratori: io non rinuncerò. Collocato in un passaggio storico pagherò con la mia vita la lealtà del popolo. E vi dico che ho la certezza che il seme che consegnammo alla coscienza degna di migliaia e migliaia di cileni non potrà essere distrutto definitivamente. Hanno la forza, potranno asservirci, ma non si arrestano i processi sociali, né con il crimine, né con la forza. La storia è nostra e la fanno i popoli. Lavoratori della mia patria, voglio ringraziarvi per la lealtà che sempre avete avuto, la fiducia che avete riposto in un uomo che é stato soltanto interprete di grande desiderio di giustizia, che giurò che avrebbe rispettato la costituzione e la legge, così come in realtà ha fatto. In questo momento finale, l’ultimo nel quale io possa rivolgermi a voi, spero che sia chiara la lezione. Il capitale straniero, l’imperialismo, insieme alla reazione ha creato il clima perché le Forze Armate rompessero la loro tradizione: quella che mostrò Schneider e che avrebbe riaffermato il comandante Araya, vittima di quel settore che oggi starà nelle proprie case sperando di poter conquistare il potere con mano straniera a difendere le proprietà e i privilegi. Mi rivolgo, soprattutto, alla semplice donna della nostra terra: alla contadina che ha creduto in noi; all’operaia che ha lavorato di più, alla madre che ha sempre curato i propri figli. Mi rivolgo ai professionisti della patria, ai professionisti patrioti, a coloro che da giorni stanno lavorando contro la rivolta auspicata dagli ordini professionali, ordini di classe che solo vogliono difendere i vantaggi di una società capitalista. Mi rivolgo alla gioventù, a quelli che hanno cantato la loro allegria e il loro spirito di lotta. Mi rivolgo all’uomo del Cile, all’operaio, al contadino, all’intellettuale, a quelli che saranno perseguitati, perché nel nostro paese il fascismo è già presente da tempo negli attentati terroristici, facendo saltare ponti, interrompendo le vie ferroviarie, distruggendo oleodotti e gasdotti. Di fronte al silenzio di quelli che avevano l’obbligo di intervenire, la storia li giudicherà.Sicuramente radio Magallanes sarà fatta tacere e il suono tranquillo della mia voce non vi giungerà. Non importa, continuerete ad ascoltarmi. Sarò sempre vicino a voi, per lo meno il ricordo che avrete di me sarà quello di un uomo degno che fu leale con la patria. Il popolo deve difendersi ma non sacrificarsi. Il popolo non deve lasciarsi sterminare e non deve farsi umiliare. Lavoratori della mia patria: ho fiducia nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno il momento grigio ed amaro in cui il tradimento vuole imporsi. Andate avanti sapendo che, molto presto, si apriranno grandi viali attraverso cui passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore. Viva il Cile, viva il popolo, viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole, ho la certezza che il sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una punizione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento.
Santiago del Cile, 11 Settembre 1973”

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