C’è la crisi mondiale? E allora, in Europa e in Italia, ecco la soluzione: una nuova tassa

di Giuseppe Turani

Il panorama è sconfortante, ma chiarissimo. Il mondo è sull’orlo di una lunga stagnazione. O, forse, anche di una recessione. Le Borse sbandano e non sanno più da che parte andare, se non in basso. E bruciano centinaia di miliardi ogni giorno. In Europa ci sono tre o quattro paesi (fra cui l’Italia) seriamente nei guai.

E allora che cosa ti pensano i due capi di stato che vogliono guidare l’Europa? E cioè Angela Merkel e Nicolas Sarkozy? A una nuova tassa: la famosa Tobin Tax. Famosa perché circola da più di mezzo secolo, ma nessuno l’ha mai applicata. E c’è un perché. Si tratta di mettere una tassa sulle transazioni finanziarie (non sui guadagni o sulle perdite, ma sulle transazioni). E’ evidente che, se l’Europa dovesse decidere di mettere questa tassa da sola, andrebbe incontro a un piccolo disastro. Le transazioni finanziarie si sposterebbero semplicemente in quei posti in cui la tassa non c’è: Inghilterra, America, Hong Kong, ecc.

La Tobin Tax, cioè, o è planetaria o non è. E il sospetto che ci sia sempre qualcuno che non la mette per “prendersi” il traffico finanziario c’è sempre.
La difficoltà di questa tassa è qui.

Ma si può discutere anche della sua presunta utilità. Oggi piace a Sarkozy e alla Merkel perché è un modo per tirare su soldi e ridare così un po’ di fiato all’Unione europea. La Tobin Tax piace molto anche alla sinistra, in genere, perché è comunque una tassa sull’odiata finanza internazionale (senza pensare che, se si rendono più costose le transazioni finanziarie, alla fine questi maggiori costi finiranno sui consumatori, in un modo o nell’altro).

Insomma, il mondo è nei guai e tutto quello a cui sanno pensare i due nuovi “padroni” dell’Europa è una nuova, discutibile tassa, che da più di mezzo secolo non si riesce a applicare. Due così in una scuola di ragioneria li avrebbero mandati dietro la lavagna a scrivere cento volte: “Non ho studiato abbastanza”. In un’azienda un po’ seria li avrebbero semplicemente messi alla porta.

In Italia, comunque, non va meglio. Abbiamo dei seri problemi. Ma da almeno una decina di giorni è tutto un fiorire di proposte, da destra e da sinistra. E’ tutto un fiorire di proposte di tasse, vecchie e nuove. E anche qui cascano le braccia. L’Italia ha bisogno di “cambiare Stato”, nel senso di trovarne uno che costi almeno il 20 per cento in meno di quello attuale, ma i nostri politici riescono solo a pensare a nuove imposte. Di riformare qualcosa (e prima di tutto se stessi), nemmeno l’idea.

L’unica strada che vedono davanti a sé è quella di mettere nuove tasse (sui ricchi o sul ceto medio o sui poveri, ma insomma tasse). In questo sono abbastanza simili a Sarkozy e alla Merkel: pensano di cambiare il mondo sequestrando quote crescenti del lavoro dei cittadini. Non ci sono commenti. Si tratta di una generazione di politici inutili e dannosi.

E infatti il 26 agosto a Jackson Hole (in Wyoming) si riuniscono (informalmente) i maggiori banchieri del mondo. E ci si aspetta che dai loro forzieri tirino fuori montagne di soldi per salvare il mondo dalla recessione. Insomma, forse ci salveranno i banchieri centrali. E i politici? Beh, se si evita la recessione, allora c’è spazio per qualche nuova tassa. Quella sul numero di finestre di una casa. O sul numero dei bagni. Oppure, gli Stati potrebbero mettersi a vendere titoli nobiliari, rinnovabili di anno in anno. L’elenco di queste trovate è lunghissimo. Un grande economista italiano, Giorgio Fuà, ne ha parlato anni fa in un delizioso libretto, che forse i nostri politici potrebbero andarsi a rileggere. Era assai più spiritoso e divertente delle loro proposte attuali.
19 agosto 2011

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