USA: L’origine principale dei guai economici sarebbe da ricercarsi nella politica

Dopo la retrocessione c'è chi punta il dito nella direzione dei Repubblicani.

HOUSTON, Texas – John Chambers, presidente della Standard & Poors che ha declassato l’America ha dichiarato senza mezzi termini che la causa della retrocessione di ieri e’ da ricercarsi nei politici e nella loro pratica della “brinksmanship”, la tattica cioè di spingere eventi pericolosi al limite del disastro per ottenere risultati più vantaggiosi possibili. Secondo alcuni analisti avrebbero praticato questa strategia temeraria, anzi irresponsabilmente azzardata che ha poi danneggiato il paese, specialmente i rappresentanti di un settore particolare del ventaglio politico americano e, cioè, quello d’estrema destra e che viene a coincidere col “Tea Party”. Il blocco delle trattative causato da questo, la sua astensione dal dialogo ed, alla fine, il suo “flirtare col disastro”, che poi s’è verificato, sono alla base della sfiducia dell’agenzia del rating nei confronti della capacita’ risolutiva di tutta la politica americana e nella conseguente analisi negativa che ha portato il grado d’affidabilità economica americana da tre stelle a solo due più.

“Il blocco politico a Washington, ha detto Chambers, ci porta a concludere che i politici non hanno la capacita’ di trattare fattivamente per mettere le finanze americane su una base sostenibile”. Più tardi lo stesso presidente della S&P ha aggiunto che se si fosse corretto il modus operandi della politica la credibilità degli Stati Uniti sarebbe migliorata. E’ saltato dunque subito evidente come lo scivolone americano più che da ricercarsi in qualcosa collegata all’economia fosse invece da mettere in relazione con la politica e con gli errori della sua analisi.

In queste ore si fa notare da più parti che, ad un certo punto, nei settori conservatori più estremisti ed intransigenti divenne addirittura di moda minacciare che il default dovesse verificarsi. Raggiunto il tetto del debito il leader di minoranza, il Senatore repubblicano del Kentucky Mitch McConnell citato il 2 Agosto tanto dalla CNBC che dal Washington Post definì il default causato dal debito come “l’ostaggio per il quale vale la pena pagare il riscatto”. L’autorevole portavoce repubblicano, sull’esperienza delle trattative convulse ed in continuo stato di stallo arrivo’ persino a postulare, “Cio’ che abbiamo fatto…ha stabilito un nuovo modello. Nel futuro, qualsiasi presidente, questo o un altro, quando ci richiederà d’innalzare il tetto del debito non andrà più liscia…Chiunque sarà il nuovo presidente, ci chiederà probabilmente d’innalzare di nuovo il tetto del debito. A quel punto passeremo di nuovo per lo stesso processo e vedremo quello che possiamo continuare ad ottenere in connessione a queste richieste per il tettodel debito.”

Il capo dei senatori repubblicani ha ammesso in questo modo sconcertante che, anche con il pericolo del default dietro l’angolo, lui e la sua squadra avrebbero continuato a bloccare il raggiungimento degli accordi se non si fosse giunti prima ad accogliere tutte le loro richieste. Questa posizione intransigente sull’innalzamento del tetto del debito pubblico e sulla tassazione più adeguata agli strati più facoltosi della società americana, spostata poi al congresso a maggioranza repubblicana, ha visto realizzarsi quel blocco della politica che ha tenuto appunto in ostaggio l’economia. Poi, quando il danno era stato già fatto, nessuno in linea con le proprie dichiarazioni bellicose precedenti, ha avuto l’onesta’ o il coraggio di prendersi la responsabilità per la retrocessione che intanto era già avvenuta.

Liberali e Democratici hanno detto e ripetuto più volte ai Repubblicani che la loro strategia ricattatoria era pericolosa ma, col prevalere all’interno dei conservatori dell’area più estremista ed intransigente, si e’ giunti senza nulla di fatto troppo vicini alla scadenza mentre, intanto, gli osservatori dell’agenzia valutatrice si rendevano conto proprio di quella mancanza di capacita’ dei politici di “trattare fattivamente.”

Secondo il comunicato stampa di Standard & Poors, quindi, la tattica del brinksmanship adottata dai politici nei mesi recenti ha messo in evidenza che il governo e la creazione delle politiche sono diventati meno stabili ed efficaci e che la determinazione del tetto del debito e la minaccia del default sono diventate gettoni di contrattazione nel dibattito sulla politica fiscale.”

Adesso, nel dopo-default, in un panorama globale più che oscuro, risulta evidente che l’America per rimettere in moto il circolo virtuoso dell’economia ha bisogno più che mai della creazione di un numero molto consistente di posti di lavoro. Bisogna cercare di riportare indietro un numero maggiore possibile di quelle imprese che sono state esportate a vantaggio di chi le ha ricevute e s’è arricchito mentre gli Americani sono rimasti disoccupati. La perplessità dei mercati e’ legata proprio all’incertezza che si ha fuori dagli USA rispetto alla capacita’ americana di porre rimedio a questa situazione ed alla possibilità di rivedere il paese ritornare ai suoi standard occupazionali e produttivi precedenti. Anche la politica, pero’, a partire dall’attuale amministrazione, dovrà dimostrare di possedere le capacita’ di far invertire al più presto questa rotta in picchiata che necessita d’essere fermata, stabilizzata e riportata verso le quote più alte, necessarie per far rivedere all’agenzia del rating la propria posizione. Si dovrà tenere presente che l’opposizione repubblicana più radicale e fondamentalista farà di tutto, senza curarsi d’ogni possibile incidente di percorso, per far fallire tale operazione di salvataggio per dimostrare in questo modo che Barack Obama non e’ degno d’essere rieletto.

Alla luce di quanto si sta verificando alle borse piu’ importanti del pianeta e per un’area politica che dovrebbe rappresentare specialmente gli interessi del mondo dell’industria, della finanza e degli investimenti la declassazione procurata al paese non sembra essere esattamente in linea con quanto tutti questi settori importanti dell’economia americana si fossero auspicati di più per la propria crescita ed a proprio vantaggio.

RO PUCCI

08 / 09 / 2011

I-AM, HOUSTON, TEXAS

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