VOLERE PER NECESSITA’

E’ dal 1962 che, con alterne fortune, tentiamo di proporre un parere sulle vicende italiane. Le nostre sono sempre state riflessioni senza campanilismi. Di ciò siamo particolarmente fieri. Così, anche ora, non verremo meno a questi principi d’informazione. Dopo tanti segnali in negativo ed una primavera che non consentiva eccessive speranze sul fronte dell’economia, l’estate ha portato molti nodi al pettine. Non riteniamo che l’Azienda Italia abbia toccato il fondo; ma la tendenza è questa. La circostanza, già complessa per sua natura, è stata complicata dalle vicende politiche che non hanno risparmiato né la Maggioranza, né l’Opposizione. Da noi le cose funzionano così. Una sorta di catena di Sant'Antonio che coinvolge anche i più insospettabili. Così i mesi dei dubbi sono rimasti ed i fardelli da trascinare restano parecchi. Da subito, ci siamo resi conto che la Manovra Fiscale sarebbe stata rilevante, ma non risolutiva. A nostro avviso, sono mancate quelle premesse di rigore che avrebbero dovuto maggiormente interessare la macchina dello Stato; più che le tasche dei contribuenti. I processi di liberalizzazione e privatizzazione sono stati, almeno per ora, accantonati. Il deficit pubblico resta, così, a rischio. I segnali in positivo, se ci saranno, li apprezzeremo non prima del 2013. Ora è il fronte politico che dovrebbe fare la sua parte. Senza compromessi con nessuno. Alleati compresi. Meglio rivedere le carte per verificare se gli “intoppi” dovessero essere più rilevanti dei “vantaggi”. Adesso è il Parlamento che dovrebbe assumersi le responsabilità per un buon governo. Gli Onorevoli, invece, continuano a tirare avanti con quelle vecchie logiche di potere che hanno esaurito, già da tempo, ogni parvenza di schietto affidamento. Se il momento della “transizione” non è ancora maturo, certe finalità non possono più essere sottostimate. Altrimenti non ci sono alternative a questo sistema che ci ha portato ai margini della dinamica UE. Non ci aspettiamo miracoli, né, tanto meno, li auspichiamo. Sollecitiamo, invece, coerenza per la realizzazione di pochi obiettivi entro l’anno. E’ inutile pretendere programmi grandiosi ed è inefficace sperare in un Patto di Governo “forte”. La forza non è più contemplabile con le attuali alleanze. Senza una riforma della legge elettorale, il rinnovamento degli impegni politici rimane sulla carta. Per evitare altri danni alla Nazionale resta fondamentale mantenere la rotta concordata prima della crisi. La squadra di Berlusconi dovrebbe rimanere al suo posto almeno sino al varo della nuova legge per il rinnovo del Parlamento. Rinviando, per il momento, i sogni di federalismo ad oltranza tanto cari a Bossi e “verdi” in generale. Ci sono, piaccia o no, dei tempi da rispettare e non è possibile, né auspicabile, accelerarli col rischio di una recessione meno controllabile dell’attuale. La crisi economica durerà ancora molto ed a pagarla saremo tutti. Meno gli “eletti”. Quelli che, in definitiva, non l’hanno pagata mai. Solo dopo aver cambiato le regole del gioco, si potrà rientrare in una franca tenzone. Adesso una delegittimazione farebbe lo spasso, nefasto, della speculazione e dei compromessi. Come a scrivere che assumere impegni per necessità, e non per convinzione, resta una malvagia scienza. Gli esempi, purtroppo, non solo sono parecchi, ma seguitano ad aumentare.

Giorgio Brignola

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