Pordenone 21 luglio ore 21.15 piazza XX Settembre. Durkovic e i Fantasisti del Metrò oltre i pregiudizi

“Folkest per la salute mentale”, 7^ edizione del progetto che vede insieme Itaca e Comune di Pordenone

Pordenone

Strade aperte da percorrere nella direzione del superamento dei pregiudizi attraverso klezmer, rumba, flamenco, tango e canzone d'autore italiana, i temi più vivaci ma anche più melanconici della musica tzigana. Già vincitori di “Suoni di Confine”, Premio menzione speciale Amnesty, Roberto Durkovic e i Fantasisti del Metrò saranno a Pordenone giovedì 21 luglio alle 21.15 in piazza XX Settembre (ingresso libero) all’interno del Folkest festival. Organizzata da Cooperativa sociale Itaca, assessorato alla cultura del Comune di Pordenone e Folkest, la serata rende omaggio alla ricchezza e alla bellezza della musica rom dimostrando come le culture, in assenza di pregiudizi, possono coesistere e nutrirsi a vicenda.

“Itaca a Folkest per la salute mentale” si ferma per il 7° anno consecutivo a Pordenone grazie alla sinergia tra Comune – assessorato alla cultura, Cooperativa sociale Itaca e Folkest. Il più importante Folk Festival d’Europa dedica una serata di riflessione ai temi del sociale e alla sensibilizzazione sulla salute mentale. E’ il progetto che Itaca e Folkest portano avanti assieme da 11 anni e che da ben sette estati vede il Comune di Pordenone partecipare attivamente. Perché salvaguardia delle persone con sofferenza mentale e delle loro famiglie significa anche accoglienza e rispetto di tutte le individualità.

C’era una volta un musicista italiano ma di sangue praghese, che un bel giorno decise di partire, chitarra in spalla, alla ricerca della sua Musica Originaria. C’erano poi dei musicisti tzigani di straordinaria bravura, strappati dalla povertà al loro Paese, ai magici strumenti, alle orchestre illustri e all’allegria dei banchetti nuziali dove spesso si esibivano per divertimento.

Le loro strade si incrociano, oltre una decina di anni fa, per caso in una piovosa Milano invernale diversi anni fa, nei vagoni tristi e distratti della metropolitana in un grigio pomeriggio. Si dipana così, fra musica, racconti e balli mozzafiato, la vera storia di “Roberto Durkovic & i Fantasisti del Metrò”, che dopo anni di concerti, diversi album pubblicati e tanto cammino percorso insieme, propongono uno spettacolo travolgente arricchito da un repertorio di brani nuovi e rielaborazioni celebri, provenienti dal cantautorato italiano e dalla musica tzigana.

Il leit motiv si esprime in quella che da sempre è la loro lingua comune, straordinario intreccio di suoni provenienti da terre diversissime eppure così solidali, se non nella società di tutti i giorni almeno in quella che vorrebbero contribuire a costruire e condividere. Spazio alle musiche allora con l’incantevole apporto del cymbalon costruito a mano secondo la tradizione rom, la magia del clarinetto, il divertimento malinconico di una fisarmonica zingara, il fascino senza tempo delle chitarre classiche, la voce calda e sottile del violino, i passi di contrabbasso e percussioni.

E’ nelle stazioni distratte e maleodoranti della metropolitana che si è formato, attraverso la musica – l’unico linguaggio davvero universale, quello dell’arte – questo straordinario gruppo di musicisti italiani e rom, invisibili ai più ma di superba bravura: un incontro fortuito che in pochi anni li ha portati dalle piccole piazze di provincia fino a San Pietro, ad esibirsi in mondovisione davanti a Papa Giovanni Paolo II per la Giornata mondiale della gioventù.

Roberto Durkovic – La scheda

Roberto Durkovic è nato a Pavia, ma con sangue praghese: “sono rimasto affascinato dalla musica balcanica fin da quando, da ragazzo, accompagnavo mio padre nei locali praghesi e di Bratislava. Ora – afferma – ho realizzato il sogno di suonare le sue canzoni accompagnato da musicisti tzigani che con talento istintivo e virtuosismi, creano un’atmosfera gioiosa e danzante”.

Roberto Durkovic studia musica classica al Civico Istituto Vittadini di Pavia. Ben presto è affascinato dalla musica leggera, e inizia una dura gavetta nei locali della Lombardia, in particolare di quel circuito milanese che fa capo ai Navigli.

Le sue radici mitteleuropee, lo inducono a interessarsi alle sonorità dell’Est, ed a quel repertorio tzigano che diventerà in seguito la sua principale peculiarità.

Dopo i primi incerti approcci alla discografia, arriva finalmente nel 1989 l’occasione giusta per il primo disco “Come un treno locale”, pubblicato dalla Saar, che contiene già i germi di una lirica introspettiva sostenuta da melodie di grande intensità e in particolare il brano “Piccola Irene”, prontamente segnalato al premio della Critica di “Sanremo Nuovi Talenti”.

Da una parte il cantautorato italiano, dall’altra la musica tzigana. Uno con la poesia, gli ideali, e la classe dei suoi grandi maestri. L’altra, romantica, virtuosa, sfrenata, sempre solcata da una piccola vena di malinconia. Questo è Roberto Durkovic, e la sua storia musicale – legata da anni ad un nome quanto mai evocativo, I “Fantasisti del Metrò” – testimonia la ricchezza del progetto.

Fabio Della Pietra

Ufficio Stampa

Cooperativa sociale Itaca

Pordenone

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