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“L’Ingegnere”, romanzo di Giancarlo Spagnolini, un avvincente thriller nell’Italia del 1979

di Giulio Avocatino

PESCARA – E’ stato presentato per i titoli dell’editore Noubs il romanzo “L’ingegnere”, opera prima dello scrittore Giancarlo Spagnolini. Alla presentazione del libro, avvenuta a Pescara presso la libreria Libernauta, è intervenuto un pubblico qualificato e interessato. Tra i presenti anche l’editore Massimo Pamio. La relazione introduttiva è stata tenuta dalla nota scrittrice Angela Capobianchi, che ha posto in evidenza alcuni caratteri salienti del romanzo che, pur caratterizzandosi come un thriller, tende a superare i limiti del genere letterario, per l’uso stesso della tecnica usata, quella dell’“io epico”, il protagonista che racconta la sua storia in prima persona, una tecnica, questa, non usuale in tale filone narrativo. Tendenza ad andare oltre il genere che si riscontra anche nell’approfondimento dell’indagine psicologica condotta soprattutto sul protagonista. Un riferimento a Gadda (al suo “Pasticciaccio”) è stato fatto nel corso dell’incontro, ingegnere anch’egli, come l’autore, come il protagonista del suo romanzo e come il titolo stesso.

Riallacciare i legami con un compagno dei vecchi tempi della scuola potrebbe essere pericoloso. Meglio evitare, sembra essere il monito che si potrebbe trarre dalla vicenda narrata. E infatti le avventure o disavventure, nelle quali il protagonista, un tranquillo dirigente d’azienda, si trova implicato, nascono proprio dall’incontro con un suo ex compagno di scuola, verso il quale avverte un debito di riconoscenza per la giovinezza felice trascorsa insieme. Un’esistenza fino ad allora grigia si colora all’improvviso di una sequenza concitata di avvenimenti che coinvolgono agenti segreti e non segreti, trafficanti di droga, aderenti a gruppuscoli eversivi o sedicenti tali. Dapprima impacciato e riluttante, l’”ingegnere” finisce per calarsi nel ruolo di detective, evocando quasi la figura di Philip Marlowe. Un intreccio di situazioni che non si sottrae allo schema: commissione del delitto (o di delitti), ricerca, scoperta, cattura e/o uccisione del colpevole (o dei colpevoli). Il continuo incalzare degli eventi risveglia nel protagonista il lato nascosto del suo carattere, il mister Hyde che è in ognuno di noi e che, mai sopito, talvolta condiziona le nostre azioni. “Il protagonista del thriller trova risposta agli interrogativi del presente rovistando nel passato”, scrive l’autore. E proprio dopo questa ricerca “à rebours”, volta a ricomporre i frammenti dei ricordi come in un puzzle, che il caso si avvia alla sua soluzione. Una vicenda tanto vissuta che, dopo uno dei momenti di più alta tensione, il protagonista confessa a se stesso: “pensai per la prima volta che un giorno avrei dovuto scrivere tutta quella storia”. Proposito non velleitario e non disatteso.

Ambientato nella tormentata Italia del 1979, (i riferimenti a fatti di cronaca nera di quel tempo sono frequenti), il romanzo vuole essere anche uno stimolo alla riflessione critica su un momento della nostra storia recente (il postsessantotto). Un romanzo che, sia per la dinamica dell’azione sia per la prevalenza dei dialoghi, serrati ed essenziali, sulle parti descrittive, è quasi una sceneggiatura e che, in quanto tale, potrebbe tradursi in un film, se ancora ci fossero produttori coraggiosi e registi disposti a cimentarsi nel genere thriller. Un romanzo di avvincente lettura, che non può non appassionare.

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