Vogliono la piazza? Il popolo li prenderà  a monetine in testa

Ecco qui di seguito l'intervista che ho rilasciato all'Unità

“Il ministro Alfano vuole andare in piazza? Lo sfido, ci vada pure. Se escono dalla piazza mediatica, che controllano, e vanno in quella vera, il popolo li prende a monetine. Berlusconi è un venditore di tappeti e la gente prima o poi se ne accorge. Come mai non ci va più a L’Aquila? Tra un po’ sarà lo stesso per Lampedusa dove ha promesso il Nobel e i casinò. Ormai siamo alla resa dei conti….”. Lo afferma il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, in un’intervista pubblicata sull’Unità.

Lei non teme forzature sulla riforma costituzionale della giustizia?
«In Parlamento non è ancora arrivato niente. Ci sono solo le leggine per il Cavaliere e i suoi amici, è l’unica cosa che riescono a fare. Usano questa confusione linguistica per truffare i cittadini: parlare di riforme e poi portare in aula solo gli affari loro. Come il “processo breve”: due falsità in una, non è né un processo né breve. È solo un modo per evitare che il processo si svolga. Berlusconi è entrato in politica per motivi processuali, e non è affatto vero che le inchieste siano iniziate dopo il suo ingresso in politica: basta rileggersi un’ordinanza del gip di Brescia che nel 2001 ha stabilito che le indagini non hanno alcuna motivazione “politica” archiviando le denunce di Berlusconi contro noi del Pool di Milano

Nostalgia di quegli anni?
“Se non si parte da questo presupposto non si capisce nulla della sua strategia in tema di giustizia. Ai tempi di Mani Pulite c’era chi confessava e chi fuggiva ad Hammamet. Lui si è inventato la ‘terza via’: andare in Parlamento e fare le leggi per bloccare i processi”.

E se la riforma della giustizia andasse avanti?
“Visto che non hanno una maggioranza qualificata, si arriverà al referendum costituzionale e lì ci divertiamo. Saranno gli elettori a dire chi ha ragione”.

Pd e Udc parlano di elezioni a giugno.
“Sarei felicissimo, ma non vedo le condizioni. Il premier sta a Palazzo Chigi per garantirsi l’immunità, e non si dimetterà mai. Sarebbe più probabile che domani non sorgesse il sole. E questo Parlamento non lo sfiducerà mai perché, alla bisogna, c’è sempre qualcuno disposto a vendersi. L’unica possibilità per le opposizioni è puntare sui referendum. Solo se gli italiani bocceranno il nucleare e soprattutto il legittimo impedimento, il Quirinale potrebbe valutare che questo governo non ha più una maggioranza e mandarci alle urne”.

Se non si raggiungesse il quorum il premier potrebbe sentirsi ancor più legittimato a restare al suo posto…
“Lui sta già al potere, l’unico rischio è che possa restare lì dov’è. Le opposizioni cosa rischiano? Nulla. Dopo il disastro in Giappone c’è una possibilità concreta che il quorum si raggiunga. È grazie a chi, come noi e il comitato per l’acqua, ha raccolto firme nel disinteresse generale. Ora il governo ha paura. E lo dimostra il fatto che, dopo 15 giorni, non hanno ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto per i referendum: lo fanno per impedire l’informazione sulle tv prevista dalla legge”.

Pensa che il monito del Quirinale produrrà qualche cautela nei prossimi appuntamenti parlamentari sulla giustizia?
“Non ho alcuna fiducia in questa maggioranza. Questo è un Parlamento che ha un altissimo tasso di concentrazione di persone con problemi giudiziari, l’11%. Neppure in un campo rom ci sono percentuali del genere”.

Meno inquisiti in un campo rom?
“Lì ci stanno bambini, donne. Non si arriva a certe percentuali. E poi chi sta in Parlamento ha l’aggravante. Basti pensare a chi si appresta a votare un provvedimento che dice che Ruby è la nipote di Mubarak. Arrivano a deliberare il falso, hanno perso qualsiasi dignità. Non ho più alcuna fiducia in questo Parlamento, per questo punto tutto sui referendum. Sono l’ultima spiaggia prima che scoppi la rivolta sociale”.

Addirittura…
“Il 30% dei giovani non ha lavoro, ci sono milioni di nuovi poveri e lui tiene impegnate le istituzioni sui fatti suoi. Il rischio c’è”.

Bossi potrebbe staccare la spina?
“Non esiste. Non lo farà per ragioni politiche personali. Quando è stato male il Cavaliere gli è stato vicino e gli ha assicurato tranquillità”.

Cosa intende?
“Vorrei aprire una finestra su come Berlusconi ha garantito nel tempo il funzionamento della Lega Nord. Ma per adesso mi fermo qui”.

Se si vota, l’opposizione come deve presentarsi?
“Credo nel bipolarismo e l’asse portante del centrosinistra è Pd, Sel e IdV. È inutile rincorrere Casini, che tanto se ne va da solo”.

Esclude una Santa alleanza?
“Se ci fosse bisogno di un ‘fronte istituzionale’ per liberare il Paese dalla dittatura mediatica e ricreare le regole minime di convivenza, come la legge elettorale e il conflitto d’interessi, non saremo noi a metterci di traverso”.

Postato da Antonio Di Pietro

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