Caso Ruby, la Giunta della Camera dice sì al conflitto di attribuzione

La Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio ha dato parere positivo alla richiesta della maggioranza di sollevare un conflitto di attribuzioni nei confronti dell'autorità giudiziaria di Milano che ha rinviato a giudizio Silvio Berlusconi per il caso Ruby. Il parere della maggioranza è stato approvato con 11 voti favorevoli, 10 invece i contrari. Giovedì arriverà invece il parere della Giunta per il regolamento presieduta da Gianfranco Fini, quindi la decisione dell'ufficio di presidenza che dovrà stabilire se sulla materia sarà necessario un voto dell'aula della Camera, come richiesto dal Pdl.
I giudici di Milano che hanno rinviato a giudizio Silvio Berlusconi per il caso Ruby hanno leso le prerogative della Camera. E' quanto si legge nel parere di maggioranza approvato questa mattina in Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio, con il quale si dà il primo ok a sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale. La Giunta, rileva il parere, condivide “la preoccupazione, espressa nella lettera dei richiedenti, che una rinuncia da parte della Camera ad una ferma reazione di fronte a questa lesione delle sue prerogative possa introdurre, se trascurata e ripetuta, 'una modifica implicita della Costituzione quanto ai rapporti tra poteri dello Stato'”. “Ribadita la necessità di una presa di posizione da parte dell'Assemblea della Camera, in quanto sede ultima delle decisioni della Camera, in particolare quando tali decisioni involgono rapporti con altri poteri dello Stato attraverso una iniziativa coerente e conseguente rispetto alle precedenti deliberazioni da essa stessa assunte nella seduta del 3 febbraio 2011 sorrette da valutazioni poi del tutto ignorate dai giudici esprime il convincimento che la Camera, a tutela delle sue prerogative costituzionali – conclude il parere approvato – debba elevare un conflitto di attribuzioni nei confronti dell'Autorità giudiziaria di Milano, essendo stata da quest'ultima lesa nella sfera delle sue attribuzioni riconosciute dall'articolo 96 della Costituzione”.
Un Pm: “Conflitto di attribuzione? Processo non si ferma” – Nel caso venisse sollevato il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato da parte della Camera dei deputati, il processo per il caso Ruby in cui è imputato il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non si fermerebbe. Lo sottolineano fonti della Procura di Milano in relazione a eventuali sviluppi politici della vicenda sulla quale è arrivato il primo via libera della Giunta della Camera. La decisione su una eventuale sospensione del processo per concussione e prostituzione minorile a carico del premier, che inizierà il 6 aprile, spetterà al collegio di giudici della IV sezione penale. La legge non prevede l'obbligo di sospendere in caso di conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Corte costituzionale ma si prospetterebbe un problema esclusivamente di opportunità. Va ricordato che il processo per il sequestro di Abu Omar era stato sospeso a causa del conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato ma appunto solo per problemi di opportunità.
L'indignazione del Pd: “Questo Ok è una brutta pagina per la politica italiana” – L'ok della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio al parere che suggerisce alla Camera di sollevare conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato contro i pm milanesi per il caso Ruby è “una brutta pagina per la politica”. Lo ha detto ai cronisti la deputata del Pd Donatella Ferranti, secondo la quale in questo modo “si scardinano i principi fondamentali della nostra Costituzione, soprattutto quello che riguarda la separazione dei poteri. Si vuole attribuire al Parlamento una prerogativa che la Costituzione non riconosce, quella di stabilire la qualificazione giuridica di un comportamento del presidente del Consiglio o di un ministro”. Secondo Ferranti “la cosa è ancor più pericolosa perché attraverso delibere a maggioranza semplice dell'aula di Montecitorio si instaurano prassi contrarie al dettato costituzionale”.
Intanto si è saputo che a valutare la richiesta di rinvio a giudizio di Emilio Fede, Lele Mora, Nicole Minetti per favoreggiamento e induzione alle prostituzione anche minorile sarà il giudice dell'udienza preliminare Maria Grazia Domanico. L'indagine è stata chiusa dalla procura il 15 marzo scorso e la richiesta di rinvio a giudizio arriverà al settimo piano del palazzo di giustizia nella prima settimana di aprile quando inizierà anche il processo stralcio a carico di Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile. Dopodichè Domanico fisserà l'udienza preliminare che dovrebbe essere celebrata prima delle ferie estive. Maria Grazia Domanico è all'ufficio gip a Milano da circa due anni. In precedenza era stata giudice al Tribunale dei minorenni. Come gup nel dicembre scorso aveva condannato a 10 anni di reclusione il sacerdote don Domenico Pezzini per violenza sessuale nei confronti di un minorenne. In precedenza in qualità di gip aveva archiviato su richiesta conforme della procura l'accusa di abuso d'ufficio a carico di Letizia Moratti in relazione agli “incarichi d'oro” di Palazzo Marino.
23 marzo 2011
Redazione Tiscali

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