Droni americani contro i narcos

Obama e Calderon stringono un patto d’acciaio contro il narcotraffico. I presidenti americano e messicano decidono di rispondere alla violenza dei narcos con la violenza delle armi intelligenti. Così droni made in Usa sorvoleranno lo spazio aereo messicano, aerei senza pilota che potranno monitorare dai cieli le rotte dei trafficanti di droga e individuarne le basi. L’accordo tra Stati Uniti e Messico prevede anche l’addestramento di polizia e forze speciali, oltre che una nuova cabina di regia comune per lavorare insieme e scambiarsi dati di intelligence. Una strategia aggressiva per mettere fine all’escalation di violenza dei trafficanti di droga, che negli ultimi quattro anni ha lasciato sul campo più di 34000 vittime. L’esercito americano ha iniziato ad impiegare i propri droni nei cieli del Paese vicino in seguito all’uccisione dell’agente dell’immigrazione Jaime Zapata, freddato da alcuni uomini armati nel Nord del Messico il 15 febbraio di quest’anno.

L’operazione è però contraria a quanto sancito dalla Costituzione messicana che vieta esplicitamente ogni ingerenza straniera, che si tratti di esercito o polizia, all’interno dei confini nazionali. Si è per questo deciso di mantenere un basso profilo, senza alcuna dichiarazione ufficiale in merito da parte dei due governi, che preferiscono operare in silenzio anche per non dare vantaggi alla criminalità organizzata. E a chi si oppone a Calderon, come il Partito rivoluionario democratico che, uscito sconfitto per un pugno di voti dalle ultime elezioni del 2006, non ha mai smesso di denunciare brogli e corruzione del rivale.

Da alcuni anni gli Stati Uniti stanno moltiplicando gli sforzi per insidiare i cartelli della droga, addestrando migliaia di soldati messicani, costruendo un muro lungo la frontiera (che ha lo scopo principale di arrestare l’immigrazione clandestina), pattugliando con ogni mezzo più di 3000 chilometri di confine, e monitorando gli spostamenti e le comunicazioni dei trafficanti. «Un tempo non sarebbe stato possibile svolgere liberamente queste attività in Messico – spiega Mike Vigil, l’ex capo della “Dea”, l’agenzia federale antidroga – potevamo agire solo in gran segreto».

La sinergia tra i due Paesi è stata essenziale per arrestare 20 esponenti di primo piano della malavita, di cui 12 nel solo 2010. I droni sono indispensabili per segnalare i movimenti e la forza numerica dei narcos, informazioni che vengono subito comunicate agli agenti sul territorio. Volano a 18000 metri d’altezza, praticamente invisibili da terra, e in un solo giorno possono controllare minuziosamente un’area di circa 100.000 chilometri quadrati. Sebbene nelle alte sfere del Pentagono serpeggi il timore che questa pratica possa essere vista come un’usurpazione della giurisdizione messicana, Selee non ha dubbi su come reagirà la popolazione: «Per Calderon i problemi arriveranno dalla politica, non dalla gente. Soprattutto chi vive nelle zone a rischio sarà ben contento di vedere l’esercito americano che dà la caccia a dei criminali che hanno insanguinato la loro terra».

(m.zol)

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