LA PIAGA DELLE CAVALLETTE NEL GIARDINO DELLA CULTURA

Cultura (s. f.): “Dal latino cultura, «coltivare». L’insieme delle conoscenze ritenute fondamentali per una società, che vengono trasmesse di generazione in generazione”. La definizione del termine basta di per sé a rendere l’importanza di un settore che non si riduce alla somma dei singoli spettacoli, eventi artistici o siti archeologici, ma riguarda l’insieme delle esperienze di comprensione e dei modelli di condotta rappresentativi di una civiltà. Come un terreno, il nostro eccezionale patrimonio culturale andrebbe coltivato e reso fertile per garantire un incessante sviluppo delle cognizioni e delle competenze che ci consentono di condurre un’esistenza compiuta e di concorrere nel mercato internazionale. Per il Governo, la cultura è invece un’erbaccia da estirpare: per questo sta facendo terra bruciata dei finanziamenti al settore, desertificando consapevolmente risorse preziose che potrebbero essere le ruote motrici della nostra crescita socio-economica. Al contrario, la falce dei tagli comincia a mietere le prime vittime.

Il sovrintendente della storica Accademia di Santa Cecilia, Bruno Cagli, ha annunciato le proprie dimissioni per non rendersi complice dei tagli ai dipendenti e alle attività a cui lo costringerebbe la sottrazione di fondi decisa dal Governo. Ma in generale tutti gli enti lirici, la Fenice di Venezia in testa, sono ridotti ad uno stato di criticità senza precedenti a causa delle scorrerie barbare del Governo. Per la stessa ragione è ormai sull’orlo del fallimento il gruppo Cinecittà-Luce, il secondo centro del mondo sul piano cinematografico che ha prodotto pellicole storiche e dà lavoro a migliaia di persone.

La biennale di Venezia, il teatro Regio di Torino, il Festivaletturatura di Mantova, il Petruzzelli di Bari e centinaia di altre realtà del mondo culturale sono state flagellate da una vera e propria ondata di cavallette che, come ogni calamità naturale che si rispetti, ha spazzato via i risultati ottenuti e le prosettive future del nostro più bel giardino. Per questo i sindacati di categoria hanno proclamato lo sciopero generale dell’intero settore, che si somma alle tantissime inziative di protesta già organizzate.

Il Governo ha prosciugato a tal punto le risorse che, al coro di proteste dei diretti interessati, si sono uniti il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro, e lo stesso senatore Sandro Bondi, ormai ex Ministro. In verità quest’ultimo, davvero un “caso umano”, si è completamente disinteressato al settore, provvedendo anzi ad applicare la logica del clientelismo sul più becero in stile berlusconiano, mentre le nostre eccellenze appassiscono.

Con esse, viene calpestato l’articolo 9 alla Costituzione che sancisce il dovere di “coltivare” il fiore all’occhiello del nostro Paese, quella cultura che tutto il mondo ci invidia: ancora per poco, se non ci mobilitiamo tutti per strappare il Governo dalle mani incapaci di chi vuole un popolo di ignoranti, per poter continuare indisturbato a comandare gozzovigliando.

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