La giustizia secondo Berlusconi (per tramite di Alfano)

E’ approdata oggi al Consiglio dei Ministri la riforma della giustizia del ministro Alfano, una riforma, dicono in molti, composta da sedici articoli che rivoluzionano l’assetto dello Stato e buttano all’aria quel perfetto bilanciamento tra i tre poteri studiato parola dopo parola nei 137 articoli della Costituzione. Scrive Claudia Fusani su l’Unità che il succo dei sedici articoli, che intervengono sul titolo IV della Carta e, dal 101 al 113, è che i pubblici ministeri, quella parte della magistratura che fa le indagini ed è la pubblica accusa nei processi, viene declassata a “ufficio” con scarsi poteri di indagine e se sbaglia, deve anche pagare di tasca propria. In definitiva la realizzazione della “punizione” invocata dal premier all’indomani del rinvio a giudizio per il caso Ruby. Ieri per Alfano era stato il giorno degli incontri. A partire dal premier Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli che ha incontrato il Guardasigilli per fare il punto sul provvedimento. Quindi Alfano, nel tardo pomeriggio, è stato ricevuto al Quirinale per illustrare al capo dello Stato Giorgio Napolitano il testo preparato dal governo. “Ho illustrato al presidente della Repubblica il testo della riforma della giustizia che porterò domani (oggi, ndr) al Consiglio dei ministri. Napolitano ha ascoltato, ha preso atto e ha svolto considerazioni di carattere generale”, ha detto il ministro della Giustizia alla fine dell’incontro, visibilmente soddisfatto. Alfano si è quindi recato alla Camera per spiegare i punti cardine della riforma al gruppo dei 'responsabili'. Il Guardasigilli, riferiscono alcuni presenti, avrebbe preannunciato durante l'incontro a Montecitorio una serie di manifestazioni per illustrare i contenuti del provvedimento. Relativamente alla salita al Colle, Alfano dice che Giorgio Napolitano ha svolto “considerazioni di carattere generale” e che lui le ha “recepite con la dovuta attenzione”. “Il governo ha il dovere di farsi carico delle indicazioni del presidente della Repubblica, o anche solo dei suoi umori”, assicurava ieri l'avvocato del premier Niccolò Ghedini, che in questa partita veste i panni della “colomba” e sta già preparando il “dopo riforma”: un tour del Pdl e del governo nei Tribunali e nelle Corti d'appello per “presentare sul campo il testo e farlo condividere da avvocati e magistrati. Dev'essere chiaro – dice Ghedini – che è una riforma aperta e che cerchiamo il massimo della condivisione”. In lontananza c'è infatti lo scoglio del referendum, inevitabile se il testo non sarà approvato dalla maggioranza qualificata del parlamento. Ma il primo scoglio è l'Anm: pressato dalla base che chiede una mobilitazione “epocale”, il sindacato delle toghe ha convocato il Comitato direttivo centrale per il 19 marzo e lì deciderà le eventuali contromosse, compreso lo sciopero. In fibrillazione anche il Csm: non a caso, dopo Alfano, Napolitano ha ricevuto il vice di Palazzo dei Marescialli per discutere della riforma. Come nota su Il Sole 24 Ore Donatella Stasio, I capitoli su Csm e pm sono i più delicati, perché configurano una forma indiretta di dipendenza del pm dall'esecutivo. Persino Ghedini ha faticato a fare da argine, convinto com'è che “la Costituzione sia cosa diversa dalle leggi ordinarie”. Ma il risultato è che i pm diventano un “ufficio” organizzato secondo “le norme dell'ordinamento, che ne assicurano l'indipendenza”; nelle indagini devono dare la priorità ai reati indicati dal Parlamento e sul loro operato – come sull'uso dei mezzi di indagine – il guardasigilli riferirà annualmente alle Camere; non disporranno più “direttamente” della polizia giudiziaria, e quindi potranno muoversi solo su suo input (ovvero dell'esecutivo). Inoltre, il Csm sarà formato per 2/3 da laici e per 1/3 da togati, anche se a presiederlo sarà il capo dello Stato: una modifica dell'ultima ora, inserita per compiacere Napolitano, ma anche nella prospettiva di un Berlusconi al Quirinale. Naturalmente Napolitano è ancora ampiamente in gioco, poiché tornerà ad esercitare la sua prerogativa al momento della promulgazione. In quel momento dovrà valutare in che modo sarà stato modificato l’equilibrio dei poteri fra magistratura, esecutivo e Parlamento ed anche il regime di autonomia e l’indipendenza della magistratura, aspetti che Napolitano ha sempre invitato a valutare con estrema attenzione, poichè sono principi che hanno una tutela Costituzionale. La scorsa estate, quando cominciò a circolare l’ipotesi di una riforma costituzionale della giustizia, Napolitano sottolineò che il suo ruolo è quello di difendere “il principio costituzionale dell’autonomia e indipendenza della magistratura con iniziative e posizioni che pongano l’altissima funzione dell’indagare e del giudicare al riparo da una spirale fatale di recriminazioni e di scontri sul piano politico e perseguano in tutti i sensi un corretto equilibrio istituzionale. Un equilibrio – sottolineò – di cui dovranno farsi carico anche riforme in materia di giustizia che tendessero a rimodularlo”. E sono già partite le dure critiche della opposizione, che ha passato il testo ai raggi X. Secondo Bersani, segretario del Pd, si tratta di una “manovra per dare copertura sul piano politico generale e costituzionale al bricolage domestico dell’aggiustamento delle leggi ad personam, e continuare a non parlare dei problemi seri”. Il responsabile giustizia del Pd Andrea Orlando, in una intervista al Riformista ha detto: “. Gli obbiettivi del Governo, mai nascosti dalla maggioranza, non sembrano dettati dalle tante disfunzioni della giustizia ma dall'urgenza di ridurre i poteri a chi ha disturbato il loro capo, cioè Berlusconi”. E continuato: “Alfano metta tutti intorno ad un tavolo: avvocati, magistrati, giudici onorari, sindacati. Convochi gli stati generali della giustizia, insomma. Così facendo non potrà, a giudizio di Orlando, non prendere atto che dall'organizzazione degli uffici giudiziari all'assistenza informatica, dal malfunzionamento della giustizia civile alla farraginosità del processo penale, alla necessità di fare un censimento serio sulle garanzie per tutti gli imputati ed alla trasparenza dell'azione penale che deve restare obbligatoria, queste sono le priorità da affrontare”. “Come volevasi dimostrare, ancora una volta – ha scritto ieri Di Pietro in una nota ufficiale – il Pdl e il governo parlano di riforma della giustizia ma, in realtà, vogliono deformare la Costituzione. Infatti, riducono l'indipendenza della magistratura ed eliminano, di fatto, l'obbligatorietà dell'azione penale”.”In buona sostanza – ha incalzato il leader dell'Idv – stabiliscono una giustizia domestica: 'zero tolerance' per la povera gente e 'tutto tolerance' per i boiardi di Stato e per le cricche del potere”. E non è tutto perché l'ex magistrato di Mani Pulite ha avuto da ridire anche sui suoi “compagni” di coalizione, che a Napoli (per le prossime amministrative) hanno deciso di voltare le spalle a Luigi De Magistris per sostenere la candidatura del prefetto Mario Morcone: “Napoli richiede uno sforzo di discontinuità rispetto alle politiche del passato – ha spiegato Di Pietro – e uno sforzo di unitarietà per evitare di affidare l'amministrazione della città al gruppo dei Cosentino o al clan dei Casalesi. Per questa ragione, riteniamo che la candidatura di Luigi de Magistris sia la più forte e la più convincente sia in termini di buona amministrazione sia – ha precisato – come segno tangibile di discontinuità”. Giulia Bongiorno ha invece detto che prima vuole vedere i testi, ma intanto ha messo in chiaro di essere “contraria a tutte le modifiche che possano cambiare in peggio l’autonomia della magistratura”. Più politico e tranchant il giudizio di Italo Bocchino, vicepresidente di Fli, per il quale il clima non promette niente di buono perchè “oggettivamente l’autorevolezza di Berlusconi su questo argomento è minata da quattro processi in corso”. Francesco Rutelli dell’Api si dice contrario alla smontatura della costituzione, mentre l’alleato di ferro Bossi è dalla parte del premier e dichiara: “Non c’è nessun problema, aspettiamo il Consiglio dei ministri ma la riforma passerà”.

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