IL CAPPIO. PERCHÀ GLI ORDINI PROFESSIONALI SOFFOCANO L’ECONOMIA ITALIANA

di RICCARDO CAPPELLO
Rubbettino
Lunedì, 14 marzo 2011, ore 18.00
Biblioteca Cornelia, Via Cornelia, 45 – Roma
L'AUTORE NE DISCUTERA' CON IL PUBBLICO
SEGUIRA' DEGUSTAZIONE DI VINI

Gli Ordini professionali sono una delle tante caste che convivono in Italia strozzando l’economia, ostacolando la nascita di un vero mercato, obbedendo alla logica della autoconservazione. Si tratta di strutture che nessun Governo di centro, di sinistra o di destra ha l’interesse o la forza di mettere in discussione. Queste corporazioni sono gabbie, oltre che inutili, dannose per l’economia e per gli stessi professionisti che dovrebbero, per primi, pretenderne la demolizione per evitare che il mercato e le esigenze inevitabili dettate dalle regole europee, distruggano inesorabilmente, prima o poi, quel che resta di un sistema incapace di misurarsi con i processi della globalizzazione. Delle camicie di forza dunque, dannose per i giovani, per la bilancia dei pagamenti, per la competitività delle imprese e per i cittadini, metafora delle strutturali inefficienze del Paese.
“Il progetto di riforma della professione forense, dettato dal CNF e devotamente recepito da entrambi gli schieramenti risponde più alle esigenze elettorali che ai bisogni dei professionisti e del Paese. Il quale, nonostante l’elevato numero di iscritti all’albo, importa consulenza legale con grave danno anche della bilancia dei pagamenti. Il Ministro della Giustizia ed i vertici dell’avvocatura hanno concordato come tutelare il cittadino, che di questa tutela non si accorge, senza rendersi conto che quando le riforme dipendono dallo assenso della categoria, e non dal consenso elettorale, corporativismo e concertazione coincidono. Lo Stato con questa legge continua ad obbligare cittadini e imprese ad affrontare costi per atti in cui l’intervento del professionista è imposto con l’esclusiva finalità di distribuire soldi ad una categoria sottraendoli alla collettività. Della professione legale, si occupa ampiamente questo volume di Riccardo Cappello. In esso si esaminano “dal di dentro” le cause del declino di un’attività che, invece, negli altri Paesi offre gratificazioni economiche e prestigio sociale.

Invece di riesumare le tariffe – sottolinea Cappello – che sono inique, anticoncorrenziali, disincentivanti, dannose per gli utenti e formulate da dare la sensazione che l’avvocato tragga vantaggio dal cattivo funzionamento della giustizia, l’avvocato deve uscire dall’isolamento per contribuire al funzionamento complessivo del sistema ed allo sviluppo del Paese. Per riacquistare la fiducia della collettività, già gravemente compromessa, deve rinunciare al suo ruolo istituzionale di ente pubblico non economico nel quale si è rintanata e rivendicare la sua indipendenza dalla politica. L’avvocatura secondo la visione di Cappello deve cercare un nuovo approccio al cliente e contrapporre alla forza del potere esecutivo le ragioni di una libera associazione svincolata da rapporti con la politica. Evitare, quindi, la strisciante statalizzazione piena accettazione delle regole del mercato prendendo atto che il costo del legale ricade sul prezzo dei prodotti ed incide sulla competitività delle imprese. Sono da eliminare i limiti alla pubblicità, che violano il diritto del cittadino ad essere informato, ed il divieto delle società di capitali. I primi, vanificati dalla tecnologia; il secondo ostacola gli studi che vogliano organizzarsi per far fronte alla concorrenza internazionale.
Questa riforma, invece, pretende di mantenere una specificità che si traduce in isolamento ed un collateralismo politico che fa percepire l’avvocato come complice del mancato funzionamento della giustizia e lo espone al disprezzo di quel cittadino che si sente da lui più depredato che tutelato.

Riccardo Cappello, avvocato, ha ricoperto vari ruoli a livello universitario, tra i quali docente di Istituzioni di Diritto pubblico alla luiss e di Diritto comunitario all’Università della Calabria. Ha tenuto numerosi seminari su concorrenza, mercato e professione legale presso il Centro Estero della Camera di Commercio del Lazio, sioi, isesp, Scuola di Liberalismo. Ha fondato e presiede l’Associazione Giuristi e Consulenti Legali (agiconsul) aderente a Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici. Collabora con numerosi quotidiani nazionali e locali. Una raccolta di suoi scritti tratti da riviste specializzate è stata pubblicata da ScriptaWeb con il titolo La fatica di essere globali.

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