Università , crollano le iscrizioni, solo 6 su 10 continuano studi. Avremo meno laureati

di (TMNews) – Meno matricole e meno laureati. Crollano le iscrizioni: in Italia l'università pubblica arretra, la privata no. Negli atenei 'statali' nel 2010 rispetto al 2009 calano infatti le immatricolazioni: -5%, con 3.986 nuovi iscritti in meno. Una trend negativo ormai stabile: negli ultimi quattro anni il calo è stato del 9,2% (26.000 immatricolazioni in meno), nonostante il numero dei diplomati delle scuole superiori nell'ultimo anno sia aumentato dello 0,9% (450.150 i diplomati nel 2010, 445.968 nell'anno 2009). E' quanto rivela uno studio sui nuovi iscritti nelle università italiane al 2010 effettuato dal Centro studi comunicare università del Consiglio universitario nazionale (Cun). Il dossier spiega che nel 2010 hanno scelto di proseguire gli studi all'università solo 6 neodiplomati su 10 (il 62%, a fronte del 66% nel 2009, del 65% nel 2008 e del 68% nel 2007). In quattro anni i diplomati che si sono iscritti all'università sono così calati del 6%.Tutte le facoltà perdono preferenze – Quelle scientifiche tengono meglio (assorbono il 33,5% delle immatricolazioni del 2010, erano il 32,6% nel 2009) delle facoltà umanistiche (sono il 16,8% delle immatricolazioni, nel 2009 erano il 17,1%) e sociali (37,8% nel 2010, 38,4% nel 2009). Stabili le lauree sanitarie. In controtendenza anche i Politecnici, che pur subendo una riduzione delle immatricolazioni del 4,9% (ma rispetto al 2007 aumentano del 5,8%), assorbono nel 2010 il 5,1% delle immatricolazioni totali (nel 2007 era il 4,4%). Se negli atenei pubblici nel 2010 le matricole calano del 5%, le immatricolazioni nelle università 'non statali' (le cosiddette “private” e gli atenei di Enna, Aosta e Bolzano) registrano invece un aumento delle immatricolazioni del 2%, pur perdendo rispetto a quattro anni fa lo 0,8%. Oggi assorbono il il 6,6% degli immatricolati totali (nel 2007 e nel 2009 si era al 6,1%).Fenomeno diffuso in tutto il paese – Complessivamente, dice ancora il rapporto del Consiglio Universitario Nazionale, il sistema si contrae in tutta la penisola, ma il Sud ed il Centro Italia soffrono più del Nord. Perdono infatti studenti soprattutto gli atenei del Centro (-3.453 neoiscrizioni, -5,4% nel 2010 e -16,8% negli ultimi quattro anni), e quelli del Sud Italia (-4.800 immatricolazioni, -7,9% nell`ultimo anno e -19,6 % negli ultimi quattro anni). Al Nord Ovest invece le immatricolazioni del 2010 sono diminuite dello 0,5% (-372 studenti), ma negli ultimi quattro anni si evidenzia un incremento del 2,9%; il Nord Est perde 1.706 studenti (-3,2% delle immatricolazioni nell`ultimo anno e, negli ultimi quattro anni, -1,1% cioè 564 matricole).Sono i piccoli atenei (con meno di 10 mila iscritti) ad arretrare di più – Le immatricolazioni dal 2009 al 2010 scendono dal 3,2% al 2,9% del totale dei neoiscritti. Anche gli atenei medi (fra i 10.000 ed i 20.000 iscritti) passano dal 15,5% del 2009 al 15,3% del 2010. Tengono meglio i 'mega atenei' (più di 40.000 iscritti) con il 42,6% di immatricolazioni nel 2010 contro il 42,4% nel 2009. I grandi atenei (fra i 20.00 ed i 40.000 iscritti) aumentano in proporzione le immatricolazioni, che passano dal 26,8% nel 2009 al 27,2% nel 2010. Avremo meno laureati – Per il presidente del Cun Andrea Lenzi “l'università pubblica italiana si contrae, oggi abbiamo meno studenti e quindi avremo meno laureati. Questo è certamente un grave danno anche di fronte ad un presente e soprattutto ad un futuro basati sulla conoscenza dove la capacità d'innovare è diventata motivo di sopravvivenza per i paesi industrializzati”. Di fronte a questa crisi della vocazione universitaria devono essere messi in campo degli strumenti nuovi e più incisivi che affrontino, oltre al consueto problema del diritto allo studio, anche il tema della scelta consapevole del proprio futuro. In un momento di riduzione degli studenti che si iscrivono nei nostri atenei si deve fare il massimo possibile in modo recuperare la perdita di immatricolazioni a cui stiamo assistendo in questi ultimi anni”, conclude Lenzi.

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