Egitto, il governo si è dimesso. Assalto ai ministeri, la polizia spara

Egitto, il governo si è dimesso. Assalto ai ministeri, la polizia spara

Il coprifuoco – decretato dalle 16 alle 8 di mattina nelle principali città dell'Egitto – è iniziato da pochi minuti: ma decine di migliaia di persone, secondo l'emittente panaraba Al Jazeera almeno 50.000, stanno ancora manifestando nella centrale piazza Tahrir al Cairo e chiedono al presidente Mubarak di dimettersi. La Tv di Stato, secondo quanto riporta Al Jazeera, ha annunciato un'appello dell'esercito che mette in guardia la popolazione sul fatto che chi non rispetta il coprifuoco “sarà in pericolo”. Tuttavia, ieri il coprifuoco non è stato assolutamente rispettato: secondo le testimonianze raccolte dalle Tv internazionali, nella Piazza Tahrir e nel resto del Cairo e delle grandi città non vi è alcun segnale che i manifestanti intendano ritirarsi spontaneamente. Uno dei timori dei manifestanti, secondo Al Jazeera, è che l'illuminazione pubblica sia spenta completamente in modo da dissuadere la folla dal restare in strada.La Borsa del Cairo resterà chiusa – Circa un migliaio di manifestanti hanno circondato la sede del ministero degli Interni nel centro del Cairo e tentano di fare irruzione al suo interno. Lo riportano i corrispondenti della televisione satellitare Al Jazeera aggiungendo che i manifestanti, che chiedono la fine del regime di Hosni Mubarak, hanno dato fuoco a diverse auto della polizia nei pressi del ministero. domani a seguito delle manifestazioni di protesta in corso in Egitto per le dimissioni del presidente Hosni Mubarak. Lo ha riferito la televisione di Stato egiziana. Il movimento dei Fratelli Musulmani, principale forza di opposizione in Egitto, ha confermato il suo sostegno alla “rivolta pacifica e benedetta” ed ha chiesto la creazione di “un governo di transizione senza il Partito nazionale democratico (al potere, ndr), che organizzi delle elezioni oneste e un passaggio dei poteri pacifico”. “Attentati alla sicurezza e alla stabilità” – Il presidente palestinese Abu Mazen ha telefonato oggi al presidente egiziano Hosni Mubarak per esprimergli la sua “solidarietà” di fronte alle violente manifestazioni antigovernative in corso da cinque giorni in Egitto. “Il presidente Abu Mazen ha chiamato il presidente egiziano Hosni Mubarak e ha espresso la sua solidarietà all'Egitto e il suo impegno per la sicurezza e la stabilità”, ha riferito un comunicato dell'ufficio del presidente palestinese. L'Egitto, che confina con la Striscia di Gaza, ha giocato un ruolo di primo piano nei colloqui di pace tra israeliani e palestinesi, e ha cercato anche di favorire la riconciliazione tra Hamas e al Fatah, il partito di Abu Mazen. Oggi anche il re saudita Abdallah ha chiamato Mubarak per esprimergli la sua “solidarietà” e condannare “gli attentati alla sicurezza e alla stabilità” dell'Egitto. I militari egiziani fraternizzano con i civili – In queste ore convulse, i militari egiziani fraternizzano con i manifestanti, mentre alcuni soldati si uniscono addirittura alla protesta. “Questa è la rivoluzione di tutto il popolo”, si legge su un graffito disegnato sul fianco di un carro armato. E in effetti finora non ci sono state notizie di scontri, al Cairo, tra i militari e i manifestanti che chiedono le dimissioni del presidente Hosni Mubarak. Inviati in piazza dal capo dello Stato per fermare la rivolta, i soldati preferiscono avere un atteggiamento attendista, in taluni casi di comprensione e simpatia per chi protesta. Non sono rari i casi in cui militari e civili hanno unito le loro forze per chiedere a Hosni Mubarak di lasciare il potere. E' successo anche al Cairo, riferisce oggi il New York Times. A Ramses Square, un civile è salito su un carro armato, ne ha preso la guida, si è messo in testa a un corteo di manifestanti. E i militari hanno lasciato fare. In un'area poco distante, un soldato ha abbandonato il suo mezzo e si è unito ai civili.§

L'Egitto verso il cambiamento – Per i manifestanti, l'esercito non è un nemico da combattere, anche perché in Egitto gode di grande prestigio fra la popolazione e storicamente ha sempre cercato di non apparire troppo repressivo: le ultime proteste di massa represse dall'esercito risalgono al 1985. Tutti gli uomini inoltre fanno il servizio militare, mentre lo stesso non vale per la polizia. “Non mi importa cosa accadrà. Voi state facendo il vero cambiamento”, ha detto un militare che ha deciso di unirsi ai manifestanti, rivolgendosi proprio ai cittadini che protestano. “L'esercito e il popolo purificheranno il paese”, ha risposto la folla. Intanto 'unione Africana ha fatto sapere di essere “preoccupata” per le violente manifestazioni di protesta e per la situazione politica in Egitto: lo ha dichiarato oggi il presidente della Commissione dell'organizzazione continentale Jean-Ping, nel corso di una conferenza stampa ad Addis Abeba.

Decine di persone hanno manifestato a Londra – Nei dintorni dell'ambasciata d'Egitto gli egiziani chiedono le dimissioni del presidente egiziano Hosni Moubarak. I manifestanti si sono radunati in due gruppi distinti, tenuti a distanza dalle forze dell'ordine. Uno dei due gruppi si è formato su appello dell'organizzazione islamista “Hizb-ut-Tahrir”. “Vattene! Mubarak vattene!” hanno urlato i manifestanti. “Vogliamo mostrare la nostra solidarietà con il popolo d'Egitto”, ha spiegato uno degli organizzatori, Rafik Bedair. “Chiediamo a Mubarak di andarsene, in modo da liberare la popolazione”, ha aggiunto.Mubarak: non mi dimetto – Il presidente egiziano ha chiesto al governo di dimettersi e in giornata darà l'incarico per un nuovo esecutivo. Lo ha annunciato lui stesso in un discorso di undici minuti alla tv di Stato garantendo che darà indicazioni chiare e precise perché a tutti gli egiziani sia garantita la sicurezza e la stabilità del paese. Mubarak ha però denunciato “un complotto per destabilizzare il paese e impadronirsi della legittimità”. “C'è chi si è infiltrato tra i giovani per commettere atti di sabotaggio e di distruzione – ha aggiunto – io sono per realizzare una maggiore democrazia, per il miglioramento delle condizioni di vita e per una lotta ferma contro la corruzione. Capisco tutto ciò molto bene”, ma ha ribadito “i problemi che abbiamo davanti non saranno risolti con la violenza ed il caos, semmai con il dialogo nazionale e azioni serie e oneste”. 29 gennaio 2011Redazione Tiscalihttp://notizie.tiscali.it/articoli/esteri/11/01/29/egitto_giorno_dopo_rivolta.html

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