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Se la mafia favorisce i cretini, l’antidoto sono gli uomini retti

di Marika Demaria

“A chi fa il suo dovere”. Recita così la dedica dell’ultimo libro di Nando Dalla Chiesa, dal titolo “La convergenza. Mafia e politica nella Seconda Repubblica” pubblicato dalla Melampo editore e in uscita oggi, venerdì 26 novembre. “Se ognuno di noi facesse il proprio dovere al meglio, la mafia sarebbe debellata – spiega l’autore, che raggiungiamo telefonicamente per commentare l’uscita del volume -. Invece troppo spesso accade che chi compie il proprio dovere scrupolosamente venga additato come eretico, intruso: è allontanato dai propri incarichi, delegittimato, isolato, fino ad arrivare all’eliminazione fisica”. Come è avvenuto anche per il generale dei Carabinieri e prefetto di Palermo Carlo Alberto Dalla Chiesa, padre di Nando (e di Rita e Simona), ucciso la sera del 3 settembre 1982 insieme alla moglie e all’agente di scorta. “Sono fermamente convinto che la mafia sia riuscita a infiltrarsi ad ogni livello: sociale, politico, istituzionale; è presente nelle perizie dei colletti bianchi, siano essi architetti, avvocati o medici; sta nella disponibilità di quei sindaci che negavano la presenza delle mafie al Nord e che adesso si trovano con l’acqua alla gola, perché devono giustificare la cavalcata della ‘ndrangheta sui propri territori”

“Convergenza” è il termine in cui si racchiude il focus del libro, utilizzato per la prima volta, nell’ambito dell’analisi giudiziaria del fenomeno mafioso, in occasione del maxiprocesso aperto il 10 febbraio 1986. Il volume presenta l’analisi e il racconto di come la mafia e la politica, negli ultimi venti anni, siano andate nella stessa direzione, in maniera bipartisan. Con una destra che “fa alla mafia il regalo più grande, la dissoluzione del senso dello Stato, mentre la sinistra fa le leggi che servono alla mafia”. Nando Dalla Chiesa scrive che “una società che abbia, nei vari livelli, delle buone riserve di cretini, è funzionale ai disegni delle organizzazioni malavitose”. Cretino quale sinonimo di idiota: uomo inetto a partecipare alla cosa pubblica, secondo l’etimologia greca della parola e riferito a un contesto considerato terreno fertile per l’insediamento mafioso. “A tal proposito – sottolinea l’autore – è bene ricordare l’insegnamento di Falcone, il quale raccontava che Frank Coppola, alla domanda posta da un collega magistrato su cosa fosse la mafia, rispose con un esempio: tre magistrati vorrebbero diventare procuratore della Repubblica. Uno è molto intelligente, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia”.

In maniera attenta e critica, il libro analizza come la malapolitica abbia spianato la strada a mafia, camorra e ‘ndrangheta. Illuminanti gli schemi di approfondimento all’interno dei vari capitoli (come quello che contrappone i requisiti di forza della mafia agli spazi dell’antimafia nel sistema delle influenze), i focus sulle diverse tipologie di convergenze (giudiziarie, mentali, giornalistiche, semantiche, filosofiche, padane, istituzionali, retoriche, divergenti), i suggerimenti bibliografici, gli estratti di sentenze del maxiprocesso o di relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia. “La convergenza. Mafia e politica nella Seconda Repubblica” è un libro che aiuta a ricordare gli eventi dell’ultimo ventennio (ma non solo), a meglio comprenderli: per chi li ha vissuti, per chi era giovane e quindi non aveva gli strumenti, la cognizione di causa per decodificarli, per i ragazzi di oggi affinché siano più consapevoli della società in cui vivono. Con un decalogo finale dell’antimafia che Nando Dalla Chiesa, presidente onorario dell’associazione “Libera” e presidente della scuola di formazione politica dedicata alla figura del magistrato Antonino Caponnetto, declina rivolgendosi ai cittadini, ricordando che bisogna formarsi sulla mafia, informarsi e diffondere l’informazione, coltivare la sensibilità civile, controllare la legalità, usare al meglio il proprio voto, non agendo mai da soli ma appoggiando chi lotta per non lasciarli soli. “E’ il lavoro ben fatto – conclude l’autore – dell’impiegato pubblico come dell’insegnante, dell’imprenditore, del sindacalista, del dirigente di banca, dell’architetto come del giudice, dell’edicolante e dell’ortolano, che dà la trama della società inospitale alla mafia. Il fare bene il proprio dovere è il più efficace anticorpo, la mina silenziosa che si può mettere sotto l’edificio delle convergenze”.

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