Donne vittime della violenza maschile, e statuto

Il Comune di Torino ha deciso di cambiare lo statuto, nel senso che le donne vittime della violenza maschile, saranno tutelate per statuto. Cioè, saranno inserite, coloro che hanno subito un qualsiasi tipo di violenza, nell'elenco delle persone diversamente abili, anziani e bambini; insomma tra le fasce deboli.
Al di là delle intenzioni che sono sicuramente buone e mirano a dare maggiore supporto a chi subisce violenza, resta però inquietante, o per lo meno arcaico, il concetto che il soggetto debole siano le donne. Si sarebbe potuta certamente trovare una formula più adeguata per raggiungere gli stessi obiettivi. Innanzitutto perchè i soggetti “Fragili”, in casi di violenza, sono gli uomini, non le donne, e che come tali dovrebbero essere seguiti dai servizi sociali, strettamente monitorati, e quando si rendano particolarmente recidivi e pericolosi, limitati nei loro “comportamenti antisociali”, dalla legge, nonché da eventuali misure restrittive.
Purtroppo nei tanti casi di stolking, violenze sessuali, e quant' altro, sono in realtà le prede designate (le donne), che per paura di aggressioni, si autolimitano nella loro libertà di movimento. Inoltre a tale proposito, si potrebbe sollevare il problema della tutela degli omosessuali e degli immigrati, allora si allungherebbe l'elenco, con il rischio di creare un immagine distorta di persone fragili, di casi “pietosi” da tutelare.
In realtà affiancato ad un percorso, ad una tutela giuridica del problema della violenza, è assolutamente necessario trasmettere il messaggio (per esempio attraverso attività educative fin dalle scuole primarie, se si investisse in risorse per la scuola, e quindi per la formazione di futuri cittadini) che la violenza contro le donne, gli omosessuali, i bambini, o chiunque altro, è inaccettabile, un reato grave contro la persona, e anche contro la società. In questo discorso, va certamente inserito il problema della creazione di un immaginario collettivo, maschile, ma anche femminile distorto, creato e alimentato dalla pubblicità che svilisce e relega a ruolo subalterno della donna.
Purtroppo anche molte donne sono assuefatte a queste immagini deleterie per la dignità femminile e di genere, spesso c'è una accettazione remissiva della violenza degli uomini, anche solo di quella verbale. Ed è proprio questa accettazione che permette a soggetti ritenuti “più forti”, di prendere il sopravvento in una escalation di prepotenza, che potrebbe non esserci se aumentasse la consapevolezza del problema.
A tal proposito la Presidente delle Pari opportunità del Comune di Torino, Lucia Centillo, ha detto che – è necessario costituirsi parte civile, nel merito però analizzeremo meglio i passaggi. Le donne non vanno e non possono essere considerate fasce deboli: credo che vada rafforzato il concetto di violenza nei confronti delle donne. Chi commette questo tipo di reato lo commette anche nei confronti della comunità.

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