Cade l’ultima speranza dei nuclearisti: l’atomo ci renderà  più poveri

Autore Paolo Brutti

C’era una volta il punto di forza della cordata nuclearista in Italia, la punta di diamante delle argomentazioni per il ritorno all’atomo: il costo del kilowattora, ovvero delle bollette che i cittadini pagano ogni due mesi per l’elettricità. Per un clamoroso errore, però, sul sito dell’Ain, l’associazione italiana nucleare, è apparso per poche ore un rapporto interno che inquadra tra gli 8 e i 12 centesimi il costo, sopra ai 7 attuali. Il dato è stato tolto in tutta fretta, una verità troppo scomoda per l’Enel, il principale gruppo industriale dell’Ain. Dopo aver dichiarato per mesi che i costi delle centrali italiane sarebbero rimasti sufficientemente bassi, Enel e governo si ritrovano sbugiardati dal proprio alleato tecnico.
Il progetto nuclearista di Berlusconi e Sarkozy perde così un altro pezzetto per strada, la compattezza delle proprie motivazioni. Nonostante la realtà fosse ben diversa, avevano infatti sempre usato a sostegno della propria battaglia il tanto sbandierato costo inferiore rispetto all’energia attualmente in uso nel nostro Paese. Non è mai stato così, i costi reali di costruzione delle centrali nucleari subiscono rialzi naturali e continui, come dimostrato dalle uniche due centrali EPR in costruzione (lo stesso modello che usare in Italia): quella di Flamanville in Francia e quella di Olkiluoto in Finaldia, in ritardo di anni e con costi ormai duplicati rispetto alle stime iniziali.
Con Scajola dimessosi, l’agenzia per il nucleare non ancora insediata, i comuni dove costruire ben lontani dall’essere scelti, tutte le regioni e le loro popolazioni contrarie e adesso la caduta dell’argomento “risparmio”, sono tempi bui per il nucleare italiano. A scanso di equivoci e di colpi di coda, però, noi dell’Italia dei Valori abbiamo raccolto le firme per fare un referendum e bloccare definitivamente la follia atomica. Dall’altra parte, e lo diciamo da sempre, c’è la green economy: costi minori, pari efficienza, più posti di lavoro. Adesso non resta che aspettare una convinta adesione del Pd, incomprensibilmente timoroso rispetto alla nostra proposta. Il referendum è l'unico strumento democratico per colpire al cuore questo sporco gioco.

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