A scuola con bombe a mano e mitra

E’ stata presentata un’iniziativa, riservata ai ragazzi delle superiori della Lombardia, con l’approvazione dei ministri La Russa e Gelmini chiamata “Allenati per la vita”. Premesso che, a seconda di dove cade l’accento cambia il senso dell’etimologia della parola allenati, le materie previste verteranno dal diritto costituzionale alla “cultura militare”, “armi e tiro”, “sopravvivenza in ambienti ostili”, “difesa nucleare, batteriologica e chimica”, “superamento ostacoli”, “topografia ed orientamento”, a visite al poligono di tiro, “uscite in ambiente alpino e pernottamento in ambienti ostili”. Il corso – la cui partecipazione è volontaria – finirà con un gara pratica tra “pattuglie di studenti”.
L’edizione dell'anno scolastico 2010-2011 è la quarta, organizzata dall'ufficio scolastico lombardo insieme al comando regionale dell'esercito. Gli istruttori, sono volontari dell’Unione Nazionale Ufficiali in congedo. Ufficialmente l'obiettivo del progetto è quello di “contrastare il bullismo grazie al lavoro di squadra”, ma è già polemica tra i professori, perché si domandano se sia giusto trasformare la scuola pubblica in un collegio militare. A ruota arrivano le proteste dell'Unione degli Studenti che denuncia “l'introduzione di attività militaristiche e bellicose all'interno dei programmi di offerta formativa delle scuole”, mentre i Comunisti Italiani parlano di “progetti apertamente diseducativi”.

Nella circolare il progetto è presentato per sviluppare le attività di “primo soccorso, arrampicata, tiro con arco e pistola ad aria compressa, nuoto e salvamento, orienteering, e percorsi ginnico-militari”. Inoltre “le attività in argomento permettono di avvicinare, in modo innovativo e coinvolgente, il mondo della scuola alle forze armate, alla protezione civile, alla Croce Rossa ed ai gruppi volontari del soccorso”. Le paure che assalgono gli educatori ed insegnanti è che ci sia un chiaro “'intento di invogliare i ragazzi a diventare militari e si domandano quanto possa essere istruttivo insegnare a un quindicenne l'uso della pistola”. Gli organizzatori mettono ipocritamente le mani avanti sostenendo che non c’è nessuna intenzione di questo tipo – come spiega il tenente Paolo Montali – perché “loro lavorano senza risorse e per quel genere di obiettivo vengono spesi milioni di euro dal ministero della Difesa attraverso campagne apposite”. Riguardo l'uso delle armi, dichiara che: “la prima cosa che cerchiamo di far passare è il rispetto primario delle regole. Su questo siamo intransigenti”.

Sarebbe interessante far ricordare che Il Sen. dei Verdi Stefano Semenzato, l'undici luglio 2000, presentò un disegno di legge dal titolo “Istituzione di un fondo per i bambini-soldato e divieto di arruolamento dei minor di 18 anni nelle Forze Armate Italiane”. La proposta nacque dalla situazione denunciata a livello internazionale dalla Coalizione “Stop all'uso dei bambini-soldato” che mirava a sensibilizzare l'opinione pubblica sui 300.000 minori ingaggiati in ostilità, “volontari” per disperazione o costretti con la forza ad arruolarsi nelle milizie irregolari. In molte legislazioni, anche di paesi europei, è previsto il reclutamento di minori di 18 anni. Il DDL all'articolo 1 impedisce che minori di 18 anni possano essere arruolati nelle Forze armate italiane, attraverso l'abrogazione dell'articolo 3 della legge 31 maggio 1975, n. 191. Il Sen. Semenzato disse ” ritengo che il mantenimento in vigore di una tale norma possa avere grosse implicazioni per il futuro, anche in vista della progressiva professionalizzazione delle Forze armate”. Per contro il divieto di arruolamento dei minori di 18 anni acquisterà ulteriore rilevanza ai fini della dichiarazione irrevocabile riguardo all'età minima stabilita dall'ordinamento interno per il reclutamento, che l'Italia dovrà fare, quando andrà, speriamo quanto prima, a ratificare il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione dei diritti del fanciullo”.

Sempre il Sen. Semenzato, in una conferenza stampa alla quale partecipò anche il responsabile dell'UNICEF Italia, Roberto Salvan, e il direttore di “Save the children”, Simonazzi, spiegò che il suo disegno di legge aveva come obiettivo immediato quello di istituire il fondo per i bambini-soldato. “Crediamo di poter raccogliere il sostegno di tutte le forze politiche” … “e poi, quando il fondo sarà operativo, penseremo a farvi affluire maggiori finanziamenti. L'importante è che l'Italia dia prova di solidarietà e che faccia qualcosa per limitare questa piaga”. Probabilmente la memoria dei nostri ministri è corta. La scuola dovrebbe essere formativa e non un’ agenzia di collocamento militare, ma vista la penuria di lavoro attuale, le nostre future generazioni sono gravemente a rischio.

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